C’è una guerra che si combatte a migliaia di chilometri di distanza e un’altra che, più silenziosamente, si combatte nelle tasche degli italiani. Non ha carri armati né missili, ma avanza con aumenti alla pompa, bollette più pesanti e carrelli della spesa sempre più costosi. È il fronte economico della crisi in Medio Oriente, che rischia di presentare alle famiglie un conto fino a oltre 800 euro in più all’anno.
Al distributore
Il primo segnale arriva dalle pompe di benzina e ha fatto scattare l’allarme su possibili speculazioni e spinto i benzinai a chiedere l’intervento del Garante per i prezzi e della Guardia di finanza. Secondo i gestori, gli aumenti sarebbero stati applicati sulla base di previsioni degli analisti nonostante scorte sufficienti per circa un mese. Un elemento che alimenta il sospetto che parte dei rincari possa essere stata anticipata rispetto alla reale dinamica dei costi. Nel frattempo, il gasolio ha raggiunto il massimo da oltre tre anni e mezzo, arrivando fino a 2,2 euro al litro nella modalità servito in autostrada, un livello che non si registrava dal 10 luglio 2022, nel pieno della crisi energetica legata alla guerra in Ucraina.
Gli italiani possono però consolarsi nel confronto con il resto d’Europa. Rispetto alla settimana precedente lo scoppio del conflitto, il costo di un pieno di benzina è aumentato di circa 4,5 euro in Italia contro oltre 13 euro in Germania. Ancora più ampia la forbice sul gasolio: +8,4 euro in Italia contro +21,5 euro sul mercato tedesco. Un divario che suggerisce come il monito del governo contro possibili speculazioni sui carburanti sembra aver avuto un effetto calmierante.

Il vero nodo resta lo Stretto di Hormuz, da cui transita circa un quinto del petrolio globale. «In caso di chiusura totale e prolungata dello Stretto verrebbe meno tra il 15 e il 20% dell’offerta di petrolio mondiale e si scatenerebbe una corsa agli approvvigionamenti», spiegano dal settore. In uno scenario di crisi prolungata, i prezzi alla pompa potrebbero crescere molto di più. «Il rischio che la benzina salga fino a 2,5 o persino 3 euro al litro esiste, ma solo nel caso di un blocco dello stretto per almeno due mesi», ha sottolineato in un’intervista al Giornale Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia. Il mercato, osserva l’economista, per ora non sconta uno scenario così estremo: «Se gli investitori temessero una crisi lunga, il petrolio sarebbe già molto più in alto». Secondo le associazioni dei consumatori il rischio è quello di un vero effetto tsunami sui prezzi al dettaglio. La benzina verde self service è aumentata di circa il 7%, con un aggravio di 5,8 euro per pieno, cioè quasi 140 euro in più su base annua.
Utenze
Nel frattempo l’effetto domino si estende al secondo capitolo della spesa domestica: le bollette energetiche. I future sul gas sono saliti del 20% oltre i 50 euro al megawattora, mentre il prezzo all’ingrosso dell’elettricità in Italia (Pun) è balzato da 107 a 165 euro al MWh, con un aumento vicino al 55% in pochi giorni. Poiché il gas continua a determinare il prezzo dell’energia elettrica per gran parte delle ore della giornata, ogni movimento del metano si riflette direttamente sulle fatture di luce e gas. Per le famiglie il risultato è un aumento quasi inevitabile delle fatture energetiche. Secondo il Codacons una famiglia con due figli potrebbe pagare tra 210 e 380 euro in più all’anno tra luce e gas. Stime più prudenti arrivano da Facile.it, che indica un aumento medio di 166 euro annui.
Tabarelli prevede invece che già dal prossimo trimestre si possa registrare un +15% per il gas e tra l’8 e il 10% per l’elettricità degli utenti vulnerabili.
Nel carrello
Il terzo fronte è quello del carrello della spesa. I prezzi degli alimentari sono già aumentati del 2,2% a febbraio, con una crescita più marcata per i prodotti non lavorati, saliti del 3,6%. Ortaggi, tuberi e legumi sono tornati in territorio positivo dopo mesi di calo e aumentano i prodotti ittici. Le associazioni dei consumatori stimano che il rincaro registrato finora comporti circa 250 euro di spesa in più all’anno per famiglia. E il fenomeno potrebbe accelerare. La crisi energetica incide infatti direttamente sui costi di produzione agricola – fertilizzanti, trasporti e lavorazioni – e quindi sui prezzi finali. A pesare sono anche le tensioni lungo le rotte commerciali e l’aumento dei costi logistici, che rendono più oneroso importare molte materie prime alimentari. «La crisi del Medio Oriente rischia di avere ripercussioni fortissime sui prezzi al dettaglio», osserva Assoutenti. Se la situazione internazionale dovesse restare instabile, l’effetto sul carrello della spesa potrebbe quindi diventare ancora più evidente.
In volo
La spirale dei prezzi non si ferma ai beni essenziali. La crisi energetica sta colpendo anche il turismo e il trasporto aereo. Il carburante per jet è aumentato fino al 50% in Europa, una voce che pesa tra il 20% e il 40% dei costi operativi delle compagnie. Con il petrolio in salita, le compagnie stanno iniziando a ritoccare le tariffe. Per i consumatori questo potrebbe significare voli europei più cari tra l’8% e il 15%, pari a circa 80 euro in più all’anno per chi effettua almeno un viaggio. Anche i pacchetti vacanza stanno subendo rincari tra il 5% e il 10%, con un impatto tra 100 e 200 euro per famiglia.
Il risultato è un mosaico di rincari che, sommati, compongono il vero conto della guerra: energia, carburanti, cibo, voli e turismo. Un conto che oggi vale alcune centinaia di euro ma che potrebbe salire rapidamente se la crisi dovesse prolungarsi. Per ora i mercati scommettono su una crisi contenuta. Ma se il conflitto dovesse allungarsi, avvertono gli analisti, il fronte economico potrebbe diventare quasi pesante quanto quello geopolitico. E il primo luogo dove se ne vedrebbero gli effetti non sarebbe il mercato del petrolio, ma il portafoglio delle famiglie italiane, sempre più esposto agli shock dell’economia globale.
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