La rotta italiana verso l’atomo di quarta generazione passa dal mare, e da Fincantieri. Il nucleare a mare sta diventando infatti il laboratorio tecnologico dal quale far nascere i nuovi reattori. Una prospettiva che emerge dai piani del gruppo guidato dall’ad Pierroberto Folgiero che in campo atomico sta lavorando «al più importante progetto di trasformazione del settore. Siamo al lavoro su questa frontiera tecnologica, nell’ambito di un percorso di transizione energetica che affonda le proprie radici in una visione industriale di lungo periodo».
Lo sviluppo del nucleare navale (nell’immagine, il modello di un reattore di quarta generazione raffreddato a piombo liquido per applicazioni navali) non è soltanto una nuova frontiera per il trasporto marittimo, ma soprattutto un passaggio strategico per accelerare la maturazione delle tecnologie destinate a trovare applicazione anche a terra. L’obiettivo di lungo periodo resta la realizzazione di navi commerciali alimentate da reattori nucleari avanzati tra la fine degli anni Trenta e l’inizio degli anni Quaranta. Tuttavia secondo Massimo Debenedetti (ad di Cetena, centro di ricerca di Fincantieri) «il vero valore dell’investimento potrebbe risiedere nella possibilità di creare competenze, filiere industriali e soluzioni tecnologiche utilizzabili successivamente anche per il rilancio del nucleare civile italiano».
Il quadro regolatorio
I due ambiti corrono parallelamente e la principale differenza tra il nucleare terrestre e quello navale riguarda il quadro regolatorio: un reattore installato a bordo di una nave dovrà infatti rispettare sia le normative previste per gli impianti nucleari sia quelle specifiche della navigazione marittima internazionale.
In Italia il percorso è legato a doppio filo al disegno di legge delega sul nucleare approvato dal governo. Durante l’iter parlamentare è stato inserito anche un riferimento al nucleare a mare, creando così le basi per un futuro quadro normativo dedicato.
Parallelamente sarà necessario il lavoro dell’International Maritime Organization (Imo), l’agenzia delle Nazioni Unite che disciplina il trasporto marittimo mondiale. L’Imo dispone già di una normativa sulle navi nucleari, ma si tratta di regole sviluppate negli anni Cinquanta attorno ai reattori ad acqua pressurizzata utilizzati da sommergibili, portaerei e rompighiaccio nucleari. Le stime indicano una possibile definizione del nuovo quadro regolatorio internazionale tra il 2030 e il 2034.
L’attesa sulle norme non sta tuttavia frenando lo sviluppo industriale. Fincantieri ha iniziato a studiare il nucleare tra il 2020 e il 2021, individuando nelle tecnologie di quarta generazione il principale ambito di interesse. Successivamente è stata costituita una task force dedicata e sono stati avviati programmi di collaborazione con università e centri di ricerca. La prima tappa del programma prevede la realizzazione entro il 2035 di un reattore di quarta generazione progettato per applicazioni navali, ma installato a terra.
L’impianto avrà una duplice funzione: validare la tecnologia e formare il personale. Ed è proprio questo passaggio che potrebbe trasformare il nucleare navale in un acceleratore dello sviluppo della quarta generazione in Italia. Una versione semplificata del reattore progettato per una nave potrebbe infatti essere adattata per alimentare piccoli distretti industriali, data center, poli manifatturieri energivori o altre infrastrutture. In questa prospettiva il nucleare navale diventerebbe il primo mercato di riferimento.
Tempi industriali
La scelta strategica di Fincantieri è quella di concentrarsi direttamente sulla quarta generazione. La ragione è legata ai tempi industriali: una nave commerciale nucleare non entrerà in servizio prima di quindici o vent’anni e la tecnologia di quarta generazione è quella che nel 2035-2040 sarà più competitiva.
Tra le tecnologie attualmente analizzate, quella che appare più promettente agli occhi di Fincantieri è il reattore veloce raffreddato a piombo sviluppato da Newcleo. La collaborazione tra le due società punta proprio a verificare come una tecnologia pensata per il nucleare terrestre possa essere adattata alle esigenze della navigazione, mantenendo la possibilità di riportare a terra le innovazioni sviluppate durante il percorso. Pur mantenendo aperto il confronto con altri sviluppatori internazionali, oggi la tecnologia al piombo viene considerata prioritaria. E il countdown è iniziato: per Fincantieri le prime prove a mare saranno nel prossimo decennio.
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