L’intelligenza artificiale entra sempre più nel cuore della macchina pubblica italiana. Ma insieme alle opportunità crescono interrogativi cruciali: chi governa gli algoritmi? Come garantire diritti, trasparenza e sicurezza? E soprattutto: quale modello di Stato digitale si vuole costruire?
Sono stati questi i temi al centro del convegno di studi “La PA nell’era dell’IA. Casi d’uso e sfide di policy per la trasformazione digitale delle istituzioni”, ospitato oggi nella Sala del Refettorio della Camera dei Deputati e promosso dal Centro di Ricerca Interuniversitario LEITAI – Centre for Law and Ethics of Innovation, Technology and Artificial Intelligence – nato dalla collaborazione tra Università San Raffaele Roma, Università Pegaso e Universitas Mercatorum.
Un appuntamento che ha riunito istituzioni, autorità di settore, accademici e protagonisti del mondo tecnologico con l’obiettivo di tracciare una linea italiana alla governance dell’intelligenza artificiale nella Pubblica Amministrazione.
Ad aprire i lavori sono stati i saluti istituzionali della vicepresidente della Camera Anna Ascani e di Luciano Violante, presidente della Fondazione Multiversity. A seguire, l’intervento introduttivo di Andrea Stazi, direttore del Centro LEITAI e professore ordinario dell’Università San Raffaele Roma, che ha delineato il quadro delle grandi sfide normative, etiche e strategiche poste dall’adozione dell’IA nel settore pubblico.
“Con l’attività del Centro LEITAI vogliamo offrire alle istituzioni e alle imprese soluzioni concrete per governare l’intelligenza artificiale e le nuove tecnologie”, ha spiegato Stazi. “L’obiettivo – ha aggiunto – è aiutare a definire modelli giuridici ed etici che garantiscano tutela dei diritti fondamentali, bilanciamento degli interessi in gioco e stimolo all’innovazione, rendendola uno strumento sicuro e affidabile per istituzioni, imprese e cittadini”.
Un messaggio che sintetizza bene il nodo centrale emerso durante il confronto: l’innovazione tecnologica non può più essere considerata soltanto una questione tecnica, ma rappresenta ormai un terreno politico e strategico decisivo per il futuro delle democrazie.
La prima sessione, dedicata alla governance dell’IA, è stata moderata da Giuseppe Corasaniti, vicedirettore del Centro LEITAI e docente dell’Universitas Mercatorum. Al dibattito hanno partecipato Claudia Di Andrea, vicesegretaria generale della Camera dei Deputati, Bruno Frattasi, direttore generale dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, Mario Nobile, direttore generale dell’Agenzia per l’Italia Digitale, e Angelo Maria Petroni, segretario generale di Aspen Institute Italia.
Dal confronto è emersa con forza la necessità di costruire una Pubblica Amministrazione capace di integrare strumenti di IA senza sacrificare trasparenza, sicurezza e controllo democratico. Un equilibrio delicato, soprattutto in un contesto internazionale in cui cybersicurezza, sovranità digitale e gestione dei dati pubblici stanno assumendo un peso sempre più strategico.
La seconda parte dei lavori ha acceso i riflettori sui casi concreti e sulle sfide di policy. Moderata da Fernanda Faini, vicedirettrice del Centro LEITAI e docente dell’Università Pegaso, la sessione ha visto gli interventi di Antonio Punzi della LUISS, Monica Palmirani dell’Università di Bologna, Andrea Simoncini dell’Università di Firenze e del tecnologo Massimo Chiriatti.
Al centro del confronto, le applicazioni operative dell’intelligenza artificiale nella macchina pubblica: dalla gestione dei servizi ai cittadini ai sistemi decisionali automatizzati, fino agli interrogativi giuridici legati alla responsabilità degli algoritmi e alla tutela dei diritti fondamentali.
A chiudere il convegno è stato Giorgio Metta, direttore scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia, che ha richiamato l’attenzione sulla necessità di rafforzare il legame tra ricerca scientifica, innovazione industriale e capacità amministrativa.
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