Si scrive neobanche, si legge neominacce. «La chiamata proviene dall’interno della casa» è un cliché di molti film horror e il settore bancario ne sta vivendo una versione. Le fintech finanziarie crescono a ritmo impressionante in termini di clienti – con Revolut e Nubank che sommate superano i 200 milioni di clienti – e al tempo stesso stanno iniziando a sfornare alti profitti con una marginalità ben superiore a quella delle banche tradizionali. Il settore del credito resta forte nei numeri, ma non più intoccabile nella relazione con il cliente ed è lì che le neobanche provano a insinuarsi. Il sistema finanziario globale gestisce oggi 468 trilioni di dollari con utili monstre per 1,3 trilioni di dollari nel 2025, in aumento del 7%. Dall’ultimo Global Banking Report di McKinsey emerge però come la quota delle attività in bilancio sia in contrazione, passando dal 44% del 2022 al 40% del 2025. Cresce la pressione sui margini, costringendo le banche a un lavoro più duro su costi, efficienza e monetizzazione della clientela. La battaglia si gioca sulla velocità nell’adattarsi al nuovo contesto. E la sfida delle neobanche è parte di questa pressione. McKinsey osserva che player come Revolut e Nubank hanno superato la fase di pura crescita e hanno alzato le aspettative su esperienza cliente, pricing e rapidità di servizio, obbligando gli incumbent a reagire. Non si tratta più solo di difendere i depositi, ma di mantenere il conto principale e la relazione quotidiana con il cliente, in un contesto in cui i giovani sono più propensi a un’esperienza bancaria totalmente digitale.
Dal canto loro le cosiddette banche sfidanti (challenger bank) stanno costruendo piattaforme “all-in-one”, espandendosi nei settori del credito, degli investimenti, delle assicurazioni, dei trasferimenti transfrontalieri e della gestione patrimoniale. Si intensifica anche la corsa a ottenere le licenze bancarie complete: Revolut l’ha ottenuta in Gran Bretagna (dopo un limbo durato diversi anni) e anche Klarna – che ad oggi è ancora un ibrido con focus soprattutto sul business del Buy Not Pay Later – ha chiesto la licenza bancaria negli Stati Uniti. Il tutto nell’intento di indurre i propri clienti a tagliare il cordone ombelicale con la loro banca tradizionale. Nella realtà, per il momento, questo non sta ancora avvenendo. In Italia ad aumentare è il totale dei conti correnti, che a fine 2025 è lievitato oltre quota 53 milioni rispetto ai 42,5 milioni del 2019. Dai dati elaborati per Moneta dalla Fabi emerge che solo lo scorso anno c’è stata un’accelerazione del trend, con quasi 5 milioni di conti correnti in più, con un vero e proprio boom nel Nord Ovest.
Parte di questa tendenza è ascrivibile a Revolut, che macina 4 nuovi clienti al minuto e vanta già oltre 5 milioni di clienti, quasi il 10% del totale. Quello che emerge è un affiancamento e non una sostituzione, ossia si aprono secondi o terzi conti digitali per esigenze specifiche, come risparmiare sul cambio-valuta nei viaggi in Paesi extra-euro oppure ottenere una remunerazione della liquidità, senza però chiudere i vecchi conti. Almeno per il momento. Che la svolta non sia ancora imminente lo testimoniano anche i numeri del mercato spagnolo, dove la penetrazione delle neobanche è molto alta, con il 27,2% dei correntisti possiede almeno un rapporto con operatori digitali. Revolut è in testa al 13,6%. Tuttavia, solo il 4,2% le utilizza come banca principale, e la stessa Revolut si ferma a un frazionale 0,8%.
La maratona per diventare istituzioni bancarie mature appare quindi lunga e non priva di insidie. In termini di ricavi per cliente il gap da colmare è ancora abissale. Lo scorso anno le cinque principali neobanche mondiali (Revolut, Nubank, Wise, Monzo e Starling Bank) presentano ricavi per cliente di 84 dollari rispetto ai 1.895 dollari delle banche europee tradizionali, mentre il profitto per cliente è di 23 dollari contro i 559 dollari delle banche tradizionali stando all’ultimo report di Alvarez & Marsal. Di contro, il vantaggio strutturale delle neobanche risiede nella loro base di costo: 34 dollari per cliente contro 1.042 dollari per le banche europee tradizionali, una differenza di 30 volte che riflette un modello operativo più leggero, digitale e scalabile.
Il solco appare ancora molto grande soprattutto in termini di depositi e prestiti: le banche gestiscono in media 91.800 euro per cliente, contro i soli 750 euro delle neobanche. La differenza è di ben 122 volte a favore delle banche classiche, anche se va riducendosi; in particolare Revolut ha aumentato i volumi intermediati del 72,5% a 50,4 miliardi di dollari nel 2025 e Nubank del 49,9% a 69,6 miliardi.
Le neobanche pagano ancora un “trust gap”, ossia deficit di fiducia. In altre parole, le neobanche non ancora il centro della relazione bancaria e per diventare “adulte” devono ridurre i tassi di abbandono e soprattutto aumentare il valore medio per utente. Il punto non è solo aggiungere prodotti, ma creare una relazione più stretta con il cliente. Secondo un report di S&P Global Rating dedicato proprio alle neobank, una sponda può essere il grande passaggio patrimoniale dei prossimi 20-25 anni che potrebbe indirizzare parte della ricchezza detenuta dai baby boomers dai conti tradizionali alle neobanche. Le banche tradizionali detengono la gran parte della ricchezza delle generazioni nate dopo la guerra mondiale, che secondo dati Ubs ammonta a 83mila miliardi di dollari nel mondo fra il 1946 e il 1964, e tale ammontare arriverà alle generazioni successive spesso clienti delle neobanche. Tuttavia, per le fintech poter intercettare questo flusso di denaro sarà una sfida in termini di offerta di nuovi prodotti.
Il limite del nuovo che avanza è che molte fintech finanziarie continuano a finanziare la crescita offrendo tassi deposito elevati, con costi del funding spesso superiori a quelli delle banche tradizionali. Inoltre, il credito “lungo” come i mutui richiede competenze, capitale e fiducia che non tutte le neobanche hanno ancora costruito; quindi, l’espansione può migliorare la franchise ma anche aumentare complessità e rischio.
Il fattore IA
Nel mentre le banche tradizionali non stanno a guardare, hanno migliorato app, onboarding, politiche di prezzo e servizi digitali. Un ruolo decisivo lo può giocare l’intelligenza artificiale che può sparigliare le carte nella lotta tra neobanche e incumbent. Un sondaggio del World Economic Forum rimarca come l’80% delle fintech, incluse le neobanche, ha già implementato o prevede di implementare l’IA generativa nell’assistenza ai clienti e nell’automazione, mentre il 30% la userà per il risk management entro il 2027. Questo spinge le banche incumbent a non restare ferme, perché il vantaggio competitivo si gioca sempre più sulla qualità dell’esperienza e sulla rapidità operativa.
Le neobanche hanno alzato l’asticella sull’esperienza utente, pricing e disponibilità continua, costringendo le banche tradizionali a rispondere con servizi più fruibili e meno legati alla filiale fisica. A detta di S&P la funzione dell’IA è soprattutto difensiva: ridurre costi, migliorare la conversione e reagire più rapidamente alle mosse delle neobanche. Un potenziale alleato per ridurre il gap digitale degli incumbent.
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