Microsoft è al centro di un fuoco incrociato mentre il titolo si avvia verso la peggior performance trimestrale dai tempi della crisi finanziaria del 2008. Il mercato sta già incorporando l’aria tesa: nel primo trimestre il titolo ha perso circa un quarto del proprio valore, in linea con un più ampio ripensamento degli investitori sul rapporto tra spesa in intelligenza artificiale e ritorni effettivi. Il gigante dell’informatica è certamente in buona compagnia: l’intero comparto è entrato in una fase in cui la disponibilità a finanziare investimenti massicci dipende sempre più dalla capacità di generare crescita tangibile.
Il rischio che l’azienda guidata da Nadella sta correndo sta tutto nel tentativo di prendere parte alla corsa agli armamenti dell’IA. I grandi gruppi tecnologici sono impegnati in un ciclo di investimenti senza precedenti, centinaia di miliardi di dollari destinati a data center, chip e infrastrutture, che rischia però di comprimere i ritorni nel breve periodo e di trasformarsi, almeno in parte, in capacità inutilizzata o ritardata. E Microsoft sta spingendo sull’acceleratore della spesa in conto capitale, mentre cresce lo scetticismo di Wall Street sulla capacità di questi investimenti di tradursi rapidamente in ricavi. Il punto non è tanto se l’intelligenza artificiale produrrà valore, quanto quando questo valore diventerà misurabile nei conti.
E la competizione in campo di nuove macchine intelligenti è davvero serrata e dominata dai nuovi protagonisti del digitale: OpenAI e Anthropic, dato che alimenta il timore che parte della domanda possa spostarsi direttamente verso i fornitori di modelli e agenti, riducendo il ruolo delle piattaforme software tradizionali. Dinamica che molti analisti interpretano come l’inizio di una possibile disintermediazione del software. Il rischio è che una quota crescente di clienti scelga di bypassare Microsoft. Scelta che potrebbe incidere pesantemente su prezzi e margini.
Preoccupano alcuni segnali: la crescita di Azure resta solida ma non accelera quanto atteso, anche per vincoli di capacità e per l’allocazione delle risorse verso lo sviluppo interno dell’AI. E poi ci sono prodotti come Copilot che non hanno ancora mostrato una diffusione tale da giustificare pienamente l’entità degli investimenti.
C’è poi un’altra vulnerabilità: la forte esposizione verso OpenAI. Circa il 45% del ricavi cloud futuri già contrattualizzati è legato al colosso guidato da Altman, una concentrazione che aumenta il rischio nel caso di rallentamenti o cambiamenti strategici del partner. Di fronte a queste pressioni, Microsoft ha iniziato a introdurre segnali di maggiore disciplina, tra cui un congelamento selettivo delle assunzioni in alcune divisioni, nel tentativo di contenere i costi e difendere i margini.
Il quadro non è univocamente negativo. I fondamentali restano solidi: la domanda per il cloud e per l’IA continua a crescere, e l’azienda mantiene una posizione centrale nell’ecosistema tecnologico globale. Alcuni analisti sottolineano che concentrarsi esclusivamente sul rallentamento di breve periodo rischia di oscurare il fatto che Microsoft sta già monetizzando l’AI su più livelli, dal cloud agli strumenti di produttività.
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