Si sposta nelle aule di giustizia il confronto sulla gestione di Pirelli. I due principali investitori cinesi del gruppo della Bicocca, CNRC e la holding Marco Polo International Italy, hanno deciso di impugnare i recenti provvedimenti con cui lo Stato italiano ha limitato i loro poteri di governance. I soci cinesi – ovvero CNRC e Marco Polo – detengono infatti il 34,1% di Pirelli. È proprio questo che ha spinto il Governo italiano a intervenire con il Golden Power. Palazzo Chigi ha blindato l’italianità con una serie di veti con cui ha ridotto il potere di voto dei cinesi, limitando a soli 3 consiglieri su 15 la loro rappresentanza nel CdA. Con i vincoli è stata anche blindata la tecnologia degli pneumatici Pirelli: è vietato trasferire in Cina dati sensibili, brevetti e sistemi informatici. Una mossa che ha spinto i partner asiatici a fare causa, nel tentativo di riprendersi il controllo della loro quota.
Le due sigle hanno depositato alla giustizia amministrativa laziale due atti paralleli che puntano a invalidare le tappe finali dell’istruttoria legata allo scudo strategico nazionale (i fascicoli 66 e 73 di quest’anno). Nel mirino dei ricorrenti ci sono i paletti e i vincoli d’azione legati alle loro quote azionarie, stabiliti dal vertice di Palazzo Chigi e dai ministeri competenti lo scorso aprile.
Assemblea confermata, la holding pronta a muoversi
Dalla sede centrale del produttore di pneumatici filtrano i primi commenti ufficiali per blindare l’operatività aziendale: le prossime scadenze societarie non subiranno rinvii. I lavori per la nomina dei nuovi vertici, in agenda per l’ultima settimana di giugno, proseguiranno come da programma. Il management del gruppo ha comunque fatto sapere di essere pronto a costituirsi in giudizio per proteggere il valore del brand e i diritti della totalità dei risparmiatori, qualora le dispute tra i soci dovessero minacciare la stabilità economica dell’azienda.
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