Nei primi sei mesi di quest’anno la domanda mondiale di gioielli in oro è scesa del 21 percentop. Un dato che pesa, perché si somma al -18% incassato nel 2025. Sono i dati di Confindustria Federorafi e Intesa Sanpaolo, presentati a Vicenzaoro (Italian Exhibition Gruop), principale fiera internazionale del settore orafo europeo. L’edizione 2026 della manifestazione (che termina martedì) vede però un boom di presenze: 1.300 brand espositori da 40 Paesi, con una componente estera che raggiunge il 45% del totale. In crescita l’afflusso degli operatori di settore, che tocca quota 910, in aumento del 33% rispetto ai 605 dell’edizione precedente. Questa edizione ha visto anche l’inaugurazione di un nuovo padiglione 2 su due piani da 23mila metri quadrati, con un investimenti di oltre 60 milioni di euro.
Il 29 gennaio di quest’anno il metallo giallo ha toccato il picco di 5.600 dollari l’oncia – spinto dalle tensioni internazionali e dall’incertezza per la nomina di Kevin Warsh alla guida della Federal Reserve – riducendo gli acquisti ai minimi da quattro anni. Nel secondo semestre la domanda globale è calata del 14%, con la gioielleria a -17% e un crollo del 46% negli investimenti.
L’oreficeria italiana, sempre secondo lo studio, arretra sul fronte del fatturato, incassando un -5% nel 2025 e -2% nel primo semestre 2026, pur mantenendosi del 50% sopra i livelli del 2019. La produzione frena del 13,8% nel 2025 e del 22% a inizio 2026, mentre l’export si attesta a 4,4 miliardi, con un calo del 15%. Ma se si esclude la Turchia, le vendite estere crescono del 15%, trainate dagli Usa, che da soli aumentano del 29 percento.
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