«Se necessario vendi un rene, ma tieniti i Bitcoin». Così sentenziava poco più di un anno fa Michael Saylor, massimo apostolo della rivoluzione cripto. La dura realtà dei fatti ha costretto il cofondatore e presidente di Strategy a rimangiarsi quanto più volte affermato, cedendo 32 Bitcoin per finanziare i dividendi promessi ai possessori di azioni privilegiate. L’entità venduta rappresenta una mera frazione degli oltre 840 mila token detenuti dalla società di tesoreria Bitcoin, ma è bastato per innescare ulteriore panico tra gli investitori spingendo la valuta virtuale ai minimi dal 2024 sotto quota 60mila. Gli elementi di preoccupazione non mancano, dal crescente sentore che la Federal Reserve da qui a fine anno si troverà costretta ad alzare i tassi di interesse, ai deflussi che stanno caratterizzando il mercato degli Etf cripto. Se in passato queste prolungate fasi ribassiste erano bollate come crisi cicliche sotto il nome di ’cripto winter’, oggi lo spauracchio è che si tratti di una crisi più profonda, quasi esistenziale, con altre tendenze – a partire da tutto ciò che è collegato all’intelligenza artificiale – che hanno rubato la copertina in termini di fascino e innovazione.
Già prima della doccia fredda di Strategy, il mercato cripto era nel bel mezzo di un vortice ribassista. Da inizio anno il calo è nell’ordine del 28%, con valori più che dimezzati rispetto massimi storici, smarrendo ogni tipo di correlazione con oro e Nasdaq, con i quali in passato a fasi alterne tendeva ad andare a braccetto. In particolare, se lo scorso ottobre la correlazione a un anno tra Bitcoin e Nasdaq era circa l’80%, adesso è diventata addirittura negativa, precipitando -50%. «Le principali ragioni di questa mutazione – spiega Eugenio Sartorelli, trader professionista e socio Siat – sono da trovarsi prima di tutto in un sovrappeso degli investitori verso i titoli legati all’IA ed al Quantum Computing che stanno fornendo rivalutazioni similari a quanto hanno offerto molte criptovalute in passato».
A pesare sul settore c’è inoltre un elemento di sottofondo, ossia l’incertezza regolamentare statunitense. Il Clarity Act rappresenta uno dei passaggi legislativi più importanti per definire una cornice organica di regolamentazione del mercato cripto e le probabilità di approvazione restano tutt’altro che certe e, per gli investitori istituzionali, questa incertezza è sufficiente a frenare nuove allocazioni.
Problema esistenziale
Il Bitcoin si avvia così stancamente verso la maggiore età perdendo buona parte degli elementi di appeal che lo avevano trainato fino a pochi mesi fa. Il tema dell’IA sta chiaramente sottraendo molta linfa vitale alle cripto. «Il capitale marginale insegue una storia di crescita più immediata e visibile, quella dell’IA – spiega a Moneta Kavi Jain, senior research associate per l’Europa di Bitwise – e il Bitcoin nell’ultimo anno sembra aver scontato una carenza di liquidità disponibile». Gran parte del capitale incrementale è stato assorbito dai titoli legati all’IA, lasciando meno capitale speculativo disponibile per il resto del mercato. Questo contribuisce a spiegare la divergenza che si è verificata, dove i mercati azionari a suon di record hanno continuato a beneficiare della concentrazione di capitali su tutto ciò che è legato all’IA, mentre le cripto hanno reagito a un contesto di liquidità più ristretto sotto la superficie. Altro elemento in grado di “rubare“ liquidità alle valute digitali è l’arrivo delle maxi-Ipo di SpaceX, OpenAI e Anthropic che stanno spingendo molti investitori a fare cassa dalle esposizioni cripto per abbracciare le new entry di Wall Street che si presentano con la medesima faccia di scommessa speculativa del Bitcoin negli anni passati.
Guardando avanti, non è chiaro come reagirebbe il Bitcoin a una correzione significativa dei titoli tecnologici. «A nostro avviso – asserisce Kavi Jain – la reazione iniziale sarebbe probabilmente negativa. In un evento di risk-off, Bitcoin e Nasdaq tendono spesso a muoversi in modo più correlato, poiché gli investitori riducono l’esposizione agli asset più rischiosi. Tuttavia, ci aspetteremmo un calo di Bitcoin più contenuto rispetto alle precedenti fasi di vendita sul mercato cripto, considerato che ha già assorbito una correzione significativa». Ancora più netto il giudizio di Arthur Hayes, cofondatore di BitEX, che vede il Bitcoin iniziare il suo prossimo grande rally solo dopo che lo sboom degli investimenti in IA, che ritiene possa palesarsi alla luce di criticità molto forti quali costi energetici più alti, incapacità del mercato di assorbire le tre mega Ipo e la retorica anti-IA di Trump. Lo scoppio della bolla IA a detta di Haynes inizialmente peserà su tutti gli asset di rischio, ma nel medio lungo-periodo andrebbe a far ritornare liquidità sulle cripto.
Tornando alla recente correlazione inversa con l’azionario Usa, Sartorelli spiega come non va letta troppo negativamente «poiché darebbe al Bitcoin una valenza di maggior diversificazione all’interno di un classico portafoglio contenete azioni ed obbligazioni».
C’è chi dice 100
Per chi vuole comunque vedere il bicchiere mezzo pieno, un elemento di fiducia è il fatto che i Bitcoin detenuti dagli investitori di lungo termine sono vicini ai massimi storici, con una crescita di 15 miliardi da inizio anno, a cui si aggiunge una volatilità meno accentuata rispetto al passato. In caso di promulgazione del Clarity Act nel secondo semestre, Eliézer Ndinga, head of research di 21shares, indica il ritorno in area 100mila dollari a portata di mano, anche se tende ad escludere balzi esplosivi con la fase di risalita che dovrebbe essere questa volta graduale e interessare anche il 2027.
All’interno dell’ecosistema cripto c’è chi come Hyperliquid va controcorrente con raddoppio del valore nel 2026. A fare da catalizzatore dell’interesse degli investitori verso questa piattaforma per il trading di derivati decentralizzati basati su blockchain è il vero è proprio boom degli scambi avvenuto a seguito dello scoppio del conflitto in Iran, un evento che ha creato per i trader l’esigenza di operare 24 ore al giorno e anche nel weekend su asset critici quali il petrolio.
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