La delegazione economica di Abu Dhabi, guidata dal Dipartimento per lo Sviluppo Economico di Abu Dhabi, ha terminato con successo nelle scorse settimane la sua visita in Italia, culminata nella firma di importanti accordi volti ad accelerare la crescita dell’imprenditoria, della manifattura e dell’agritech.
Moneta ha intervistato Massimo Falcioni, chief competitiveness officer dell’ Abu Dhabi Investment Office (Adio).
In quali settori intravede il maggiore potenziale di crescita per le imprese italiane nel mercato emiratino?
“Il potenziale di crescita più forte risiede nei settori in cui Abu Dhabi sta deliberatamente sviluppando capacità industriali a lungo termine e in cui le aziende italiane apportano competenze comprovate e competitive a livello globale. La trasformazione economica di Abu Dhabi è ora saldamente ancorata alla crescita non petrolifera, che rappresenta oltre il 54% del Pil. Adio sta promuovendo questa transizione attraverso una strategia cluster-based incentrata su industrie resilienti orientate all’export e guidate dalla tecnologia. Per le aziende italiane, le opportunità più rilevanti si concentrano nella produzione avanzata, nelle scienze della vita e nel campo MedTech, nella smart-mobility, nelle infrastrutture sostenibili e nei sistemi agroalimentari. Questi settori sono attivamente sostenuti dai cluster di ADIO, tra cui SAVI per la mobilità intelligente, HELM per le scienze della vita e AGWA per la sicurezza alimentare e idrica.
L’opportunità per le aziende italiane non si limita all’accesso al mercato. Abu Dhabi invita le aziende a stabilire operazioni, sviluppare piattaforme regionali ed espandersi nei mercati del Medio Oriente, dell’Africa e dell’Asia. ADIO lavora direttamente con gli investitori per integrarli in questi ecosistemi, allineando fin dall’inizio politiche, infrastrutture, talenti e accesso al commercio”.
Che ruolo possono giocare le Borse come piattaforme di diplomazia economica tra i due Paesi?
“I mercati finanziari assumono un ruolo sempre più centrale nel modo in cui si instaurano e si mantengono le relazioni economiche tra i paesi. Le Borse creano un allineamento istituzionale mettendo in contatto autorità di regolamentazione, investitori e società all’interno di quadri condivisi di governance e trasparenza. Quando le società italiane accedono ai mercati dei capitali di Abu Dhabi o le aziende degli Emirati Arabi Uniti si affacciano sulle borse europee, si instaurano legami economici a lungo termine che vanno oltre il commercio bilaterale.
Dal punto di vista di Abu Dhabi, le borse fanno parte di una più ampia architettura di diplomazia economica. Esse sostengono i flussi di investimento, consentono la crescita delle imprese e rafforzano la fiducia nel mercato. L’ADIO considera i mercati finanziari come un fattore strategico che integra lo sviluppo industriale, gli accordi commerciali e le relazioni di investimento sovrano”.
Quali strumenti offre l’Abu Dhabi Securities Exchange per facilitare l’ingresso di aziende italiane sul mercato dei capitali emiratino?
“La Borsa di Abu Dhabi, ADX, è diventata una piattaforma altamente internazionalizzata che supporta gli emittenti stranieri alla ricerca di capitali a lungo termine e visibilità regionale. ADX offre percorsi di quotazione chiari ed efficienti per le aziende internazionali, supportati da una solida regolamentazione e da una moderna infrastruttura di mercato. Le aziende italiane hanno accesso a un ampio pool di capitali istituzionali, tra cui investitori sovrani e fondi pensione con orizzonti di investimento a lungo termine. La borsa supporta anche strutture di quotazione incrociata e fornisce connettività con depositari e sistemi di regolamento globali. Fondamentalmente, l’ADX fa parte di un ecosistema più ampio di Abu Dhabi. Attraverso l’ADIO, le aziende che stanno valutando la quotazione possono anche accedere a un supporto per l’ingresso nel mercato, l’integrazione settoriale e l’espansione regionale. Questa combinazione di accesso al capitale e supporto dell’ecosistema differenzia Abu Dhabi dai centri puramente finanziari”.
Che tipo di profilo aziendale italiano risulta oggi più interessante per una possibile quotazione o partnership negli Emirati?
“Abu Dhabi è particolarmente attrattiva per le aziende italiane specializzate, orientate all’esportazione e pronte a crescere. Ciò include industrie di medie dimensioni technology-driven con una governance solida, prodotti collaudati e una chiara strategia internazionale. Le aziende che operano nei settori della produzione ad alto valore aggiunto, delle tecnologie sanitarie, dei sistemi di energia pulita e delle soluzioni di mobilità avanzate sono particolarmente in linea con le priorità di Abu Dhabi.
ADIO guarda oltre le transazioni a breve termine. Le partnership di maggior successo sono quelle con aziende disposte a stabilire una presenza, investire in talenti e integrarsi nelle catene di approvvigionamento locali. Queste aziende beneficiano della stabilità di Abu Dhabi, dell’accesso al capitale e della connettività con i mercati in forte crescita, contribuendo al contempo agli obiettivi economici a lungo termine dell’emirato”.
Quali sono le principali barriere regolamentari o culturali che le aziende italiane devono considerare quando guardano al mercato emiratino?
“Gli Emirati Arabi Uniti offrono un contesto normativo trasparente e favorevole alle imprese, ma le aziende devono comprendere come vengono prese le decisioni e come si costruiscono le relazioni. I quadri normativi sono chiari, ma operano sia a livello federale sia a livello degli emirati, il che richiede una navigazione informata. Dal punto di vista culturale, mentre l’esecuzione è rapida, la fiducia e l’impegno a lungo termine rimangono fondamentali. La presenza sul territorio, la continuità dell’impegno e l’allineamento con le priorità nazionali sono molto apprezzati. Questi fattori non sono ostacoli, ma richiedono una preparazione adeguata. Il ruolo dell’ADIO è quello di guidare le aziende in questo processo, coordinandosi con gli enti governativi, le autorità di regolamentazione e i partner del settore per ridurre la complessità e garantire un percorso di investimento senza intoppi”.
Guardando ai prossimi 5–10 anni, quale potrebbe essere il ruolo dell’Italia come partner strategico degli Emirati nel Mediterraneo e in Europa?
“L’Italia è ben posizionata per diventare uno dei partner strategici più importanti di Abu Dhabi in Europa. La sua profondità industriale, la solida base di PMI e l’ideale posizione geografica la rendono un ponte naturale tra gli Emirati e i più ampi mercati mediterranei ed europei. Nel prossimo decennio, l’Italia potrà svolgere un ruolo di primo piano nello sviluppo industriale congiunto, nella resilienza della catena di approvvigionamento e nella transizione verde e digitale. Dal punto di vista di Abu Dhabi, il rapporto si sta evolvendo dal commercio al coinvestimento e alla co-creazione. ADIO vede un forte potenziale per le aziende italiane ed emiratine nello sviluppo di piattaforme condivise, supportate da capitali, tecnologia e mobilità dei talenti, al servizio dei mercati globali. Questa partnership riguarda sempre più la competitività a lungo termine piuttosto che le opportunità a breve termine”.
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