La riapertura dello Stretto di Hormuz, che andrà avanti almeno finché durerà la tregua fra Iran e Stati Uniti, ha fatto scendere subito i prezzi del petrolio. Ma la nuova domanda che agita consumatori e mercati è: quanto ci vorrà a far riprendere flussi di navigazione normali? Fra i dossier più urgenti, quello sui voli, visti gli allarmi sulla fine dello scorte di jetfuel in Europa in sei settimane.
Rotte “coordinate” con Teheran
A pesare anche la scarsa chiarezza sui termini della riapertura: Teheran ha parlato di passaggio su una rotta “coordinata”, facendo pensare che alle navi serva comunque il permesso iraniano per attraversare lo Stretto. Potranno transitare tutte le navi civili, comprese quelle Usa, ma non quelle militari. Un alto ufficiale iraniano ha detto che il transito sarà “ristretto” alle rotte considerate sicure e avverrà in coordinamento con il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica.

in Libano, 17 aprile 2026
E gli Stati Uniti hanno detto che il blocco navale resta in vigore, il che potrebbe tradursi in controlli sulle navi in transito con un allungamento dei tempi di percorrenza e il rischio colli di bottiglia.
La Lloyd’s Market Association
Nei giorni scorsi, dopo il primo annuncio della tregua (a cui hanno fatto rapidamente seguito un ritorno delle tensioni e l’imposizione del blocco navale degli Usa) la Lloyd’s Market Association, che rappresenta gli assicuratori del mercato Lloyd’s di Londra, aveva avvertito che il cessate il fuoco tra Usa e Iran probabilmente non porterà a una rapida ripresa dei transiti attraverso Hormuz. “Dal punto di vista assicurativo, il cessate il fuoco è ovviamente benvenuto. Solo il tempo dirà se si tratta di una pausa o di una pace, ma nel frattempo è altamente improbabile che il commercio nel Golfo riprenda agevolmente. La regione rimane ad alto rischio e nessuna delle tensioni di fondo è stata risolta”, aveva detto Neil Roberts, responsabile del settore marittimo e aeronautico presso la Lloyd’s Market Association.
L’armatore tedesco
Il numero uno di Hapag-Lloyd (armatore tedesco che all’8 aprile aveva sei navi bloccate a Hormuz per una capacità di 25.000 container standard), Rolf Habben Jansen, era rimasto sulla stessa linea, affermando che la ripresa del traffico normale in tutta la sua rete richiederà almeno 6-8 settimane.
Stime simile a quelle di Fatih Birol, direttore esecutivo della International Energy Agency, che aveva sottolineato: «Non ci si può aspettare che gli effetti sul piano energetico si risolvano rapidamente».
L’analista
A Politico June Goh, analista del mercato petrolifero per Sparta Commodities, oggi ha spiegato che le petroliere hanno bisogno di tempo per riavvicinarsi alla costa di Hormuz, da cui si erano allontanate per paura di essere colpite dai pasdaran.
«Ci sarà ancora esitazione da parte degli armatori, poiché la questione del rischio e delle assicurazioni resta delicata», ha detto Goh. «Probabilmente vorranno vedere alcune navi passare in sicurezza prima di assistere a un flusso più consistente. È un gioco su chi si muove per primo».

Riguardo alle polizze, diversi armatori hanno detto a Bloomberg, chiedendo di rimanere anonimi, che inizieranno a negoziare i prezzi per coprire i transiti, mentre altri hanno detto che i costi dovranno diminuire prima di tentare la traversata.
Prudenza
Bloomberg ha parlato con oltre una dozzina di armatori, agenti, broker e trader, la maggior parte dei quali ha chiesto di rimanere anonima. La maggioranza ha affermato che la dichiarazione dell’Iran manca di dettagli e che prima di prendere decisioni aspettano di vedere come si concretizzerà nella pratica.
A sbilanciarsi mettendoci la faccia il capitano Farhad Patel, direttore della Sharaf Shipping Agency di Dubai, un’azienda che lavora con molti armatori nell’area: «Il mercato la considererà con cauto ottimismo piuttosto che con piena fiducia», ha dichiarato, «Questa mossa dovrebbe contribuire a ripristinare parte del traffico navale e ad alleviare la pressione immediata sui flussi energetici, ma l’ambiente operativo resta altamente controllato e sensibile».
Restrizioni sulle rotte, ispezioni e misure di controllo parallele nella regione significano che non si vede ancora di un ritorno a condizioni di commercio normali, ha aggiunto Patel.
Bimco fredda
Jakob Larsen, responsabile sicurezza della Bimco, la più grande associazione internazionale di shipping, ha affermato che l’annuncio della riapertura «non è accurato». «Lo stato della minaccia rappresentata dalle mine nel sistema di separazione del traffico non è chiaro e Bimco ritiene che le compagnie di navigazione dovrebbero considerare di evitare l’area», ha aggiunto Larsen.
“La sicurezza resta volatile”
La Uk Maritime Trade Operations, che funge da collegamento tra la Royal Navy e l’industria dello shipping, ha dichiarato in un avviso che «l’ambiente di sicurezza regionale rimane volatile, con attività militari in corso e una continua minaccia alla navigazione commerciale».
Il rischio mine
C’è poi il tema del rischio mine per chi passa nelle acque internazionali: gli Usa hanno detto che stanno procedendo alla bonifica ma il processo è ancora in corso. Oggi sarebbero riuscite a passare da Hormuz circa 20 navi e nel Golfo sarebbero bloccate circa 50 petroliere e 20 metaniere (che dovrebbero essere le ultime a partire secondo diversi analisti) cariche di greggio e gas naturale liquefatto. I tempi di percorrenza sarebbero di 3-5 settimane.
Infrastrutture danneggiate
C’è poi la questione infrastrutture: impianti di produzione, pozzi e oleodotti di diversi Paesi sono stati colpiti nel conflitto e non possono più lavorare a pieno ritmo. Per esempio, QatarEnergy ha bisogno di circa un mese per riavviare le operazioni dell’impianti di Gnl di Ras Laffan danneggiato dai droni.
Attraverso lo Stretto di Hormuz, largo meno di quaranta chilometri nel punto più stretto, prima della guerra transitava ogni giorno circa il 20% del petrolio e del gas naturale liquefatto del pianeta per un valore di quasi 600 miliardi di dollari l’anno.
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