L’Italia si trova di fronte a una sfida strutturale decisiva per la propria crescita economica: trasformare l’immenso patrimonio finanziario delle famiglie in un motore per il tessuto produttivo nazionale. Una risposta arriva dal recente studio del Centro Arcelli per gli Studi Monetari e Finanziari (Casmef) dell’Università Luiss “Guido Carli”, con l’Associazione Italiana Private Banking (Aipb). La ricerca mette in luce la centralità della consulenza patrimoniale ad alto valore aggiunto non solo nella gestione dei patrimoni, ma come infrastruttura strategica capace di connettere il risparmio privato alle imprese del Paese.
La svolta culturale nella continuità aziendale
Uno dei nodi decisivi per il sistema industriale italiano riguarda la trasmissione d’impresa. Negli interventi di pianificazione patrimoniale la successione aziendale rappresenta da sempre uno dei passaggi più delicati, un percorso che il private banking guarda oggi con una prospettiva rinnovata, spostando il focus dal concetto statico di passaggio generazionale a quello dinamico di continuità.
Come sottolinea il segretario generale di Aipb, Antonella Massari, occorre in primo luogo un’evoluzione culturale: «Abbiamo dei detentori di patrimonio che si devono rendere conto dell’importanza di questo momento. Qui c’è la centralità della consulenza: siccome c’è tanta fiducia nei confronti del consulente, questo dovrebbe cominciare a preparare chi gestisce in prima persona il patrimonio familiare». Le modalità per affrontare questa fase sono molteplici e non si riducono alla classica trasmissione familiare diretta. «Non è detto che gli eredi vogliano intraprendere la stessa strada dei genitori o che siano in grado di farlo. Un’alternativa può essere l’entrata di un fondo di private equity per rendere l’azienda più competitiva, per poi guidarla verso la quotazione in Borsa o verso una vendita. Anche se l’imprenditore decide di vendere, riesce a valorizzare meglio il proprio know-how se si prepara prima, strutturando una buona governance, manager professionisti e un piano strategico ben definito», spiega Massari.
Sul fronte degli strumenti giuridici, emergono opportunità ma anche la necessità di affinamenti normativi: i patti di famiglia rappresentano una buona soluzione, ma richiederebbero correttivi per evitare che la rigidità nell’ottenimento del consenso di tutti gli eredi diventi un freno involontario alla continuità aziendale. In quest’ottica, separare la proprietà dell’asset dalla sua gestione operativa è spesso la via maestra: gli eredi evolvono da imprenditori a investitori, affidando la guida dell’azienda a manager qualificati.
Un supporto concreto alla pianificazione strategica
Il ruolo delle banche private a supporto delle imprese familiari trova riscontro nei dati del Rapporto Luiss-Aipb. Imprenditori, liberi professionisti e lavoratori autonomi rappresentano il 23% dei clienti del settore private e generano circa il 30% delle masse gestite, oltre 420 miliardi di euro: una sovrapposizione naturale tra investitore privato e proprietario d’azienda che permette di affiancare la famiglia su più fronti, dal rafforzamento della governance al supporto nelle decisioni di finanza straordinaria. Introdurre incentivi fiscali a copertura dei costi di consulenza e di studio strategico potrebbe rivelarsi un catalizzatore formidabile: supportare le imprese nelle fasi di analisi e preparazione organizzativa significa evitare la dispersione del patrimonio industriale e dell’eccellenza produttiva nazionale, favorendo al contempo una gestione professionale e trasparente.
Sbloccare il risparmio per l’economia reale
Lo studio evidenzia anche l’urgenza di sbloccare la grande massa di risparmio privato – oltre 1.600 miliardi di euro fermi sui conti correnti – canalizzandola verso investimenti produttivi di lungo termine. Pur nel quadro europeo Mifid, orientato alla tutela del risparmiatore, occorre individuare modalità equilibrate per favorire l’allocazione di una quota di portafoglio verso il capitale di rischio delle imprese locali.
Il rapporto sottolinea come a frenare questo travaso di risorse sia anche l’effetto spiazzamento dei titoli di Stato: con il debito pubblico che drena risparmio retail grazie a rendimenti competitivi e tassazione agevolata al 12,5%, le azioni quotate di imprese italiane restano una quota minima, meno dello 0,7% del patrimonio finanziario delle famiglie. Il “rischio zero” percepito sui Btp penalizza così l’afflusso di capitale verso i listini e le Pmi, sottraendo risorse all’innovazione e alla crescita di lungo termine.
In passato strumenti come i Piani individuali di risparmio (Pir) hanno mostrato la validità dell’intuizione di fondo, ma hanno risentito delle frequenti modifiche normative. Per far funzionare la cinghia di trasmissione tra risparmio e tessuto economico occorrono continuità, stabilità delle regole e incentivi chiari e duraturi, con una rigorosa diversificazione del rischio tra strumenti gestiti e fondi trasformativi.
Il lavoro Luiss-Aipb propone tre interventi coordinati: meccanismi automatici di micro-risparmio legati ai consumi digitali da destinare alle Pmi, un fondo di “Cash Forward” che colleghi i consumi elettronici all’accumulo previdenziale, e una dote studentesca per avvicinare i più giovani ai mercati finanziari. Proposte che puntano a rafforzare la cultura finanziaria del Paese e a consolidare il private banking come partner della crescita economica delle imprese italiane.
Leggi anche:
Pmi a corto di eredi, il rischio è finire in bocca al Dragone. Europa in allarme
© Riproduzione riservata