Cavalcare l’onda delle Ipo può provocare lancinanti mal di testa, soprattutto per chi va alla ricerca di nuove realtà su cui puntare nel lungo periodo. Negli ultimi anni l’approdo in Borsa è spesso e sovente accompagnato nel giorno del debutto da rialzi anche a tre cifre, ma altrettanto spesso la musica cambia radicalmente nelle settimane e mesi successivi. Basta dare un occhio al grafico del titolo Klarna. Il leader mondiale del “Buy now, pay later” (acquista ora, paga dopo) in pochi mesi ha dilapidato oltre il 70% del proprio valore. La fintech svedese debuttò a Wall Street con il vento in poppa e gli analisti in fila a decantare le lodi di un player in grado di catturare il trend di forte crescita del Bnpl e affermarsi come punto di riferimento tra le fintech a livello globale. Valutata 15 miliardi in sede di Ipo, Klarna ha bagnato il suo debutto lo scorso anno balzando subito dal prezzo di collocamento di 40 dollari a un picco a 57,2 dollari; adesso arranca a cavallo di area 15 dollari, livelli ben inferiori rispetto ai target ambiziosi che ancora oggi molti analisti hanno sul titolo.
L’ultimo terremoto in Borsa, con il crollo del 26% in una sola seduta, è coinciso con la diffusione questo mese di conti trimestri che hanno esacerbato le preoccupazioni sul futuro. Klarna ha dato in pasto due trimestri consecutivi di perdite e fatica a convincere gli investitori. L’azienda scandinava paga in parte la volontà di andare oltre il suo prodotto originale Bnpl per passare al più redditizio credito a lungo termine, scelta che ha comportato la necessità di accantonare più risorse per prestiti potenzialmente in sofferenza. Più costi oggi, anche legati ad investimenti in tecnologia, per ambire a maggiori profitti in futuro.
Quello di Klarna non è un caso isolato. L’accoglienza di Wall Street alle matricole è spesso e sovente molto calda, con fiumi di investitori in fila per accaparrarsi le azioni al debutto, poi tramutatisi in altrettanto veloci dietrofront. L’apice è stato raggiunto la scorsa estate: il colosso delle stablecoin Circle, dopo il +168% il 1° giorno, in soli 8 mesi è passato da un picco a quasi 300 dollari a un minimo sotto i 50 dollari; ancora più scoscesa la parabola di Figma, protagonista di un roboante +250% al debutto sull’onda dell’euforia per le potenzialità della società software in ambito creative design IA e adesso precipitata ben sotto il prezzo di Ipo con un dietrofront di oltre l’80% dai picchi raggiunti la scorsa estate.
L’andamento del Renaissance Ipo Etf, fondo che si rifà a un indice animato da titoli di aziende recentemente sbarcate a Wall Street (in media quotate da 1,3 anni), fotografa bene il flop generale delle Ipo con un saldo negativo di oltre il 4% nell’ultimo anno, nettamente peggio rispetto al +14% messo a segno nello stesso arco di tempo dall’S&P 500, indice guida di Wall Street. «Una Ipo può essere enorme, di moda e molto raccontata, ma se arriva sul mercato con aspettative troppo tirate, la Borsa non perdona», taglia corto Ruben Dalfovo, investment strategist di BG Saxo.
UTILE PROMEMORIA
Klarna & co. rappresentano un utile promemoria per il futuro, visto che nei prossimi mesi – salvo improvvisi dietrofront – sono attese a Wall Street delle Ipo con valutazioni decisamente roboanti, a partire da SpaceX. Il colosso spaziale di Elon Musk punta a una valutazione record di 1.500 miliardi di dollari; attese al grande salto in Borsa anche OpenAI e Anthropic, i due testimonial principali della rivoluzione IA con valutazioni rispettivamente in area 850 e 350 miliardi, senza dimenticare le fintech europee a partire da Revolut (75 miliardi), attesa a un possibile debutto sulla City londinese.
«Il rischio per chi compra resta lo stesso – asserisce Dalfovo – pagare oggi un futuro perfetto in un mondo imperfetto, dove tassi, regole, concorrenza e persino il calendario possono cambiare l’umore del mercato in pochi trimestri, soprattutto quando scadono i lock-up e manager e primi azionisti possono tornare a vendere, aumentando l’offerta di azioni e rendendo il prezzo più volatile».
Come comportarsi quindi davanti all’arrivo sul palcoscenico di Borsa di nomi dal grande richiamo ma con valutazioni astronomiche? «Prima di comprare – osserva lo strategist di BG Saxo – all’investitore di lungo periodo conviene chiedersi sempre cosa deve andare davvero per il verso giusto perché quella valutazione stia in piedi. Poi conviene capire se la crescita si finanzia da sola o se richiede cassa nuova, perché nei modelli che consumano capitale la diluizione può arrivare più spesso di quanto si vorrebbe. Infine, l’investitore dovrebbe evitare la corsa del primo giorno. L’entusiasmo iniziale spesso si raffredda quando arrivano le prime trimestrali e, a quel punto, la storia deve dimostrare, numeri alla mano, di saper camminare con le proprie gambe».
C’è, infine, un altro elemento da prendere in considerazione. Le mega Ipo potrebbero andare a offuscare tutte le altre quotazioni di taglia medio-piccola, considerando che SpaceX, OpenAI e Anthropic – stando alle loro attuali valutazioni da società non pubbliche – risultano già più grandi del 95% delle aziende presenti sull’S&P 500. I grandi gestori potrebbero quindi trovarsi costretti a rinunciare al resto per far posto a queste mega cap.
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