Le Borse mondiali si muovono tutte in ribasso oggi dopo che nel weekend Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran provocando la morte di diversi alti funzionari, tra cui il Leader Supremo Ayatollah Ali Khamenei. L’Iran ha reagito lanciando attacchi su diversi paesi mediorientali e basi statunitensi nella regione. “Non negozieremo con gli Stati Uniti”, ha dichiarato il massimo funzionario della sicurezza iraniano Ali Larijani in un post su X.
Fiammata del petrolio
L’escalation di tensioni in Medio Oriente incide soprattutto sui prezzi del petrolio. Il future Wti con scadenza aprile sale del 7,8% a 72,2 dollari al barile dopo aver toccato un picco a 74,99 dollari. Il Brent sale invece dell’8,8% a 79,15 dollari dopo essersi spinto fino a 81,89.
L’Iran ha annunciato la chiusura dello Stretto di Hormuz nel quale transitano navi che trasportano petrolio pari a circa un quinto della domanda globale proveniente da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Iraq, Iran e Kuwait.
L’Iran è il quarto maggiore produttore Opec di petrolio. Ieri l’Opec ha deciso d’urgenza di aumentare la produzione di greggio ad aprile per 206mila barili al giorno. “Se i prezzi del petrolio dovessero restare elevati per un periodo prolungato, si eserciterebbe una pressione al rialzo sull’inflazione. Tuttavia, riteniamo che il rialzo sia destinato a essere temporaneo, poiché a livello globale esiste un eccesso di offerta di greggio”, argomenta Jacco de Winter, knowledge manager di Ing Investment Office.
“Più a lungo persiste il conflitto e più il petrolio del Golfo rimane bloccato nella regione, maggiore è la probabilità che i prezzi aumentino ulteriormente, potenzialmente fino a raggiungere i 100 dollari al barile“, indica Ricardo Evangelista, Senior Analyst di ActivTrades.
Impennata anche per il gas. I futures del gas Ttf scambiati ad Amsterdam segnano +44% a 46,25 euro al megawattora.
Borse al tappeto, a Milano si salvano Leonardo ed Eni
In Europa segno rosso su tutte le principali Borse L’indice DAX cede il 2,9%, il Cac 40 parigino il 2,3%, peggio fa Madrid a -3,05%. Milano ha chiude in netto ribasso (-1,97% il Ftse Mib a 46.280 punti). Forti vendite sui titoli finanziari (-4,1% Bper, -3,9% Intesa Sanpaolo) e molto male anche Stellantis (-7,16%). Vendite diffuse anche su Brunello Cucinelli (-4,57%).
In controtendenza Eni a +3,63% sotto la spinta del rally del petrolio e Leonardo che terminato in progresso del 2,5%; in tenuta anche le utility (Italgas +1,55% e A2a + 0,89%).
A Wall Street, dopo un avvio decisamente negativo, sia l’S&P 500 (+0,02%) che il Nasdaq (+0,4%) hanno virato in positivo.
L’avversione al rischio sui mercati sta spingendo l’oro con quotazioni tornate in area 5.400 dollari l’oncia, in rialzo di quasi il 3%.
“In questa fase riteniamo appropriato un approccio più prudente sul rischio complessivo di portafoglio – argomenta Giordano Lombardo, founder e ceo di Plenisfer Investments SGR – . L’incertezza geopolitica si somma ad altri fattori già presenti: le trasformazioni indotte dall’intelligenza artificiale in alcuni segmenti del mercato (in particolare nel software) e tensioni emerse nel private credit, con riflessi soprattutto sul comparto finanziario.
“Un aumento sostenuto dei prezzi del petrolio potrebbe alla fine alimentare l’inflazione globale, limitando potenzialmente il margine di manovra per l’allentamento della politica monetaria. Abbiamo già identificato il rischio di stagflazione come uno dei nostri scenari negativi e, se la situazione dovesse continuare a peggiorare, potremmo dover aumentare la probabilità attribuita a questo scenario negativo e ridurre il rischio nei portafogli”, asserisce Valentin Bissat, chief economist and strategist senior di Mirabaud Asset Management. “Attualmente manteniamo un’allocazione significativa sull’oro, un sovrappeso sul franco svizzero, ampia diversificazione settoriale ed esposizioni regionali bilanciate. Questi elementi contribuiscono a mitigare la volatilità legata agli shock geopolitici”.
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