L’ escalation del conflitto in Medio Oriente potrebbe avere effetti relativamente contenuti sul traffico degli aeroporti europei, ma alcune componenti dei ricavi – in particolare quelle commerciali – potrebbero risultare più vulnerabili. È quanto emerge da un nuovo rapporto pubblicato da S&P Global Ratings sulla piattaforma RatingsDirect. Secondo l’analisi, per la maggior parte degli aeroporti europei valutati dall’agenzia l’esposizione diretta al traffico proveniente dal Medio Oriente rappresenta meno del 5% del totale dei passeggeri. Le principali eccezioni sono rappresentate da Heathrow Airport, uno dei principali hub intercontinentali europei, e dal gruppo aeroportuale turco Tav Airports Holding, per i quali la quota di traffico collegata alla regione si colloca tra il 7% e il 10%.
I duty free
Il possibile impatto maggiore, tuttavia, non riguarderebbe tanto i volumi di traffico quanto le entrate non aeronautiche. I passeggeri provenienti dal Medio Oriente tendono infatti a spendere più della media negli aeroporti, soprattutto nei duty free, nei negozi di fascia alta e nella ristorazione. Una riduzione di questo segmento di viaggiatori potrebbe quindi incidere in modo più significativo sui ricavi commerciali rispetto alla semplice diminuzione del numero di passeggeri.
Lo spazio aereo
Un ulteriore elemento di rischio riguarda la gestione dello spazio aereo. “Se le chiusure temporanee dello spazio aereo nella regione diventassero più permanenti, aggiungendosi ai vincoli esistenti sullo spazio aereo su Russia e Pakistan, ciò potrebbe allungare ulteriormente le rotte da e per l’Asia e comportare una minore domanda di passeggeri non solo dalla regione del Medio Oriente attualmente in conflitto, ma anche per i voli Europa-Asia”, ha affermato Vinicius Ferreira, analista del credito di S&P Global Ratings.
Le rotte
Rotte più lunghe significherebbero costi operativi più elevati per le compagnie aeree e tempi di volo maggiori, con il rischio di una riduzione della domanda sui collegamenti intercontinentali. In questa fase, tuttavia, gli aeroporti europei valutati da S&P dispongono di una certa capacità di assorbire eventuali cali temporanei del traffico.
Fluttuazioni dei ricavi
La situazione potrebbe diventare più complessa soprattutto per gli operatori più esposti al traffico mediorientale o alle fluttuazioni dei ricavi non aeronautici. Se il conflitto dovesse protrarsi nel tempo, gli aeroporti potrebbero essere costretti ad adottare misure per preservare i flussi di cassa e la flessibilità finanziaria, in particolare quelli impegnati in importanti programmi di investimento o che stanno aumentando le distribuzioni agli azionisti.
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