La pietra dello scandalo a fucina di profitti. La storia recente del Montepaschi è un esempio tangibile di risanamento bancario riuscito. Da una parte questo è un sollievo per chi, come il ministero dell’Economia, ha investito tanto per consentire alla banca di ripartire e ora ha la possibilità di recuperare almeno una parte consistente di denaro pubblico. Dall’altra si è rivelata un affare d’oro per tutti coloro che hanno preso parte al percorso iniziato nel 2022 e arrivato fino a oggi.
L’operazione Intesa Sanpaolo-Mps, infatti, è destinata a portare ulteriori ricche soddisfazioni ai soci senesi, sia attraverso le azioni del gruppo milanese che arriveranno a chi aderirà all’offerta che ora riconosce un premio del 15,3% sia attraverso una componente cash che, al termine della complessa operazione orchestrata da Carlo Messina, sarà stata messa a disposizione dai soci di Unipol. La scalata a Siena – che tra azioni e cash oggi vale 34 miliardi – è stata resa possibile da un accordo con la compagnia assicurativa presieduta da Carlo Cimbri, che andrà ad acquisire la metà delle filiali di Mps (635) da Intesa qualora riuscisse a completare la scalata. Ca’ de Sass, per ragioni antitrust, non può tenere per sé tutte le filiali, per questo si è alleata con il gruppo bolognese che controlla Bper, al quale venderà il pacchetto di sportelli per un ammontare fra 3 e 3,5 miliardi.
Parte di questi soldi – fino a 2,5 miliardi – deriva da un aumento di capitale approvato a inizio ottobre dall’assemblea degli azionisti di Unipol. Il totale del patto delle cooperative che controllano la compagnia – che detiene il 50,2% – fornirà 1,25 miliardi di euro. Coop Alleanza 3.0, in virtù del suo 23,48%, contribuirà con 587 milioni di euro, seguono Nova Coop (170,5 milioni), Holmo Spa (168,5 milioni), Cooperare (110 milioni), Coop Liguria (89,2 milioni), Coop Lombardia (66 milioni) e quindi altri 315,5 milioni dagli altri soci minori del patto. L’aumento di capitale sarà coperto per l’altra metà da investitori istituzionali e retail .
La scalata Mediobanca
Tra quelli che invece si preparano a incassare e a registrare le plusvalenze maggiori ci sono i due grandi azionisti privati, ovvero Caltagirone e Delfin, entrati nel capitale dell’istituto senese nel novembre del 2024 insieme con Banco Bpm e Anima, quando nel contesto di una procedura di Accelerated Bookbuilding il ministero dell’Economia ha venduto il 15% incassando 1,1 miliardi. Le quote di queste due big, che oggi hanno il 13,5% e il 17,6% di Siena, si sono via via rafforzate attraverso acquisti sul mercato e, soprattutto, dopo la scalata a Mediobanca, istituto nel quale erano entrambi azionisti forti. Ora hanno l’opportunità di monetizzare: guardando al solo primo investimento nel 2024, oggi l’offerta di Intesa lo rivaluta al rialzo di oltre il 78%. Dopo l’ultimo rilancio da 0,25 euro del gruppo guidato da Carlo Messina – che ha portato il corrispettivo a 1,25 euro in contanti e 1,6 azioni di Intesa Sanpaolo – la cassaforte della famiglia Del Vecchio incasserà complessivamente 665,9 milioni di euro e si ritroverà azionista di Ca’ de Sass con una quota intorno al 3,8%. Tutte le stime ipotizzano un’adesione totalitaria all’offerta.
La galassia dell’imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone metterebbe in tasca un assegno da 512,2 milioni e un pacchetto di titoli Intesa pari al 2,9% del capitale. Farebbe un buon affare anche Banco Bpm (ora ha il 3,7% di Mps), che incasserebbe 142 milioni cash e una partecipazione dello 0,8% nella prima banca italiana. Per la famiglia Benetton, attraverso Edizione, in arrivo 55 milioni e lo 0,3% del capitale.
Discorso a parte merita il ministero dell’Economia, entrato nel capitale di Montepaschi quanto l’istituto senese rischiava di colare a picco nel 2017. Scandali e crediti deteriorati avevano determinato la necessità dell’ingresso nel capitale dell’investitore pubblico, che ha versato nelle casse senesi circa 7 miliardi tra ristori e ricapitalizzazioni, ritrovandosi azionista con oltre il 68%, e poi altri 1,6 miliardi nell’aumento di capitale del novembre 2022 necessario per il piano di rilancio dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio. Fu la svolta, anche perché da allora l’istituto è stato risanato, è ritornato a macinare utili e ha avuto la forza per scalare un mostro sacro della finanza italiana come Mediobanca, custode della preziosa quota del 13,3% di Generali. Oggi è un pezzo pregiato, tanto da essere finito nei radar di Intesa Sanpaolo e di Unipol.
Quanto al ministero dell’Economia, ora sceso al 4,86%, negli ultimi anni tra cessione delle quote e dividendi ha incassato oltre 3 miliardi di euro. Con l’offerta di Intesa riceverà 184,6 milioni di euro in contanti, divenendo azionista di Intesa con l’1,05%. Una quota che avrà comunque un suo valore post Opas, intorno agli 1,4 miliardi di euro.
Il rilancio da 0,25 euro ad azione di Intesa Sanpaolo ha convinto tutti i grandi soci privati. La Delfin della famiglia Del Vecchio (per lei 133 milioni aggiunti con il rilancio), Caltagirone (102,4 milioni in più) e Benetton (11 milioni) hanno portato in dote a Messina un terzo del capitale mandando fuori strada il piano alternativo di Lovaglio, che voleva scalare Banco Bpm e Banca Generali.
Il marchio storico
Se l’operazione dovesse riuscire come pianificata dagli attori protagonisti, Intesa Sanpaolo andrebbe a formare un maxi-polo comprensivo di circa metà delle filiali di Mps, Mediobanca e tutte le sue case prodotti e la partecipazione strategica in Generali. Mentre il pacchetto di filiali acquistate da Unipol finirebbe in una newco con il nome di Montepaschi che sarebbe poi chiamata a fondersi con Bper, dando vita a un importante terzo polo bancario in Italia al fianco di Intesa Sanpaolo e Unicredit.
Come spiegato dallo stesso Cimbri, il marchio storico Monte dei Paschi di Siena non sparirebbe e la sede centrale dovrebbe rimanere nella città toscana.
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