Il conflitto in Medio Oriente ha riportato il petrolio alla ribalta della scena internazionale. Il caro greggio, tornato a quotare oltre la soglia dei 100 dollari al barile, se da un lato ha contribuito a innescare le aspettative di una ripresa dell’inflazione, dall’altro ha finito per favorire quelle economie e quelle società che più di altre dipendono direttamente dall’estrazione e dalla gestione delle risorse petrolifere. Come per esempio la Russia che, grazie anche (e soprattutto) alla decisione da parte degli Usa di sospendere le sanzioni nei confronti di Mosca per un periodo di 30 giorni, ha registrato extra-profitti valutati, stando alle prime stime, in circa 150 milioni di dollari al giorno. Ma le ricadute hanno coinvolto anche i titoli energetici quotati nelle Borse americane ed europee. A Piazza Affari, oltre naturalmente al colosso Eni, il petrolio e suoi derivati condizionano numerose altre società quotate, comprese quelle che si occupano di energia in modo indiretto.
Eni
La società fondata nel 1953 a Roma come ente pubblico economico per iniziativa di Enrico Mattei (che ne è rimasto presidente fino alla sua morte nel 1962), è diventata società per azioni nel 1992. Il ministero dell’Economia e delle Finanze ha il controllo di fatto di Eni, grazie alla partecipazione detenuta sia direttamente sia attraverso Cassa Depositi e Prestiti. Il totale delle azioni in mano a ministero dell’Economia e delle Finanze e a Cdp è di oltre un milione di titoli, pari al 31,835% del capitale sul totale delle azioni ordinarie. La quotazione nel corso di questa settimana ha toccato i nuovi massimi dell’anno sopra i 23 euro, con una performance di oltre +70% rispetto a un anno fa.
Gli analisti, stando alle più recenti valutazioni, sono tutti particolarmente ottimisti sulle prospettive della società. Il 17 marzo Barclays ed Equita Sim hanno entrambe corretto al rialzo il target price, fissandolo rispettivamente a 27 e 24 euro, mentre il 9 marzo Goldman Sachs aveva confermato la raccomandazione «buy» (da comprare) alzando a 21 euro il prezzo obiettivo. In precedenza, Jefferies aveva confermato il «buy» e ritoccato al rialzo (portandolo a 23 euro) il target price.
Erg
Acronimo di Edoardo Raffinerie Garrone, è un gruppo industriale italiano, con sede a Genova, che produce energia pulita, eolica e solare, attivo negli Stati Uniti e in Europa, in particolare in Spagna, Francia, Germania, Regno Unito, Svezia, Polonia, Bulgaria, Romania e, ovviamente, Italia. La società energetica, quotata a Piazza Affari e appartenente all’indice delle MidCap, ha approvato in questi giorni il bilancio 2025, che si è chiuso con 752 milioni di euro di ricavi, in aumento rispetto ai 738 milioni contabilizzati nel 2024, grazie al contributo della nuova capacità installata che ha compensato la debolezza della ventosità e il calo dei prezzi dell’energia nella seconda parte dell’anno. Il margine operativo lordo si è attestato a 540 milioni, in crescita dell’1% rispetto ai 535 milioni del 2024. Sulla base di questi risultati il management ha proposto la distribuzione di un dividendo di un euro per azione. La cedola sarà staccata lunedì 18 maggio.
Il titolo a Piazza Affari ha subito una leggera flessione nella prima metà di marzo, ma ha mantenuto un saldo positivo di oltre il 22% rispetto a un anno fa. Contrastanti i più recenti giudizi degli analisti. Il 17 marzo scorso sia Morgan Stanley sia Kepler Cheuvreux hanno tagliato i rispettivi prezzi obiettivo (a 19,5 euro la prima, a 23 euro la seconda). In precedenza (20 gennaio) si erano pronunciati i tecnici di Mediobanca, che avevano invece confermato la valutazione «neutral» e ritoccato al rialzo (a 22,9 euro) il target price.
Saipem
Costituita nel 1957, opera come fornitrice di servizi per il settore dell’energia e delle infrastrutture. Ha 30 mila dipendenti e all’inizio del mese in corso (2 marzo) il prezzo delle sue azioni ha toccato il massimo dell’anno a 3,691 euro. Attualmente viaggia in area 3,40 euro, con una performance che da inizio anno sfiora il 60%. La società è controllata congiuntamente da Eni (circa 21,19%) e Cdp Equity (gruppo Cassa Depositi e Prestiti) con il 12,8%. I due principali soci sono vincolati da un patto di sindacato, che guida e gestisce l’azienda. Seguono soci minori con una presenza non stabile (lo scorso 3 marzo uno di essi, Bank of America, ha ridotto al 4,187% la partecipazione aggregata nella società). Tutte improntate all’ottimismo le più recenti valutazioni degli analisti. Lo scorso 13 marzo Berenberg ha confermato la raccomandazione «buy» con un target price di 3,9 euro, mentre il 10 marzo Morgan Stanley lo aveva portato a 3,8 euro, lo stesso livello indicato da Ubs lo scorso 27 febbraio.
Snam
Snam è il primo operatore europeo nel trasporto del gas naturale e opera anche nello stoccaggio e nella rigassificazione del gas naturale liquefatto. Il principale azionista di Snam è lo Stato italiano. La Cassa Depositi e Prestiti (Cdp) detiene infatti, attraverso la controllata Cdp Reti, circa il 31,35% del capitale sociale. Quotata a Piazza Affari dal dicembre 2001, mercoledì scorso 18 marzo l’azione veniva scambiata a circa 6,5 euro, il 40,7% in più rispetto a un anno fa.
Tutti positivi i giudizi degli analisti, molti dei quali concentrati nella giornata del 18 marzo scorso, con target price che vanno dai 6,6 euro di Banca Akros ai 7 euro di Intesa Sanpaolo, dai 6,2 euro di Mediobanca ai 7,2 euro di Deutsche Bank e ai 7,4 euro di Equita Sim (in forte crescita rispetto ai precedenti 5,9 euro del 23 febbraio).
Tenaris
La società fa capo alla famiglia Rocca, che detiene la maggioranza relativa attraverso la finanziaria di famiglia San Faustin Nv, domiciliata in Lussemburgo, e la 3 I Industrial Investments Inc., con una quota complessiva che si aggira intorno al 60-61% del capitale. Tra i soci figurano anche i cugini Bonatti e Peyrano, eredi di Luigi Einaudi. Il flottante di mercato rappresenta circa il 31-32% del capitale, compresa una piccola quota di azioni proprie in portafoglio alla stessa società. Tenaris è il maggior produttore e fornitore a livello globale di tubi e servizi per l’esplorazione e la produzione di petrolio e gas. La società è quotata al New York Stock Exchange, a Piazza Affari (appartiene al Ftse Mib) e alla Bolsa Méxicana de Valores di Città del Messico. Il titolo veniva scambiato sul listino milanese mercoledì scorso 18 marzo a poco meno di 24 euro per azione, con una rivalutazione di circa il 34,6% rispetto a un anno fa e del 59,4% se il confronto viene fatto con la quotazione di sei mesi fa. Tra gli analisti che si sono espressi nelle ultime settimane su Tenaris spicca il giudizio positivo di Td Cowen con rating buy e prezzo obiettivo posto a 26 euro, mentre Banca Akros dice «accumulate» con target a 24 euro; raccomandazione «neutral» invece da parte di Bnp Paribas e Oddo Bhf con target price posti rispettivamente a quota 21 e 22,30 euro; consiglio di vendita («reduce») invece da parte di Alpha Value.
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