Giornata di conti per Piazza Affari. Il quadro che si è delineato è fatto di luci e ombre, dove la capacità di integrazione strategica e la gestione della leva finanziaria fanno da spartiacque tra i diversi settori. Dalle infrastrutture agli spirits, le trimestrali e i bilanci 2025 parlano di un’Italia societaria impegnata a navigare un contesto macroeconomico ancora volatile.
Campari: efficienza e dividendi
Campari Group chiude il 2025 con vendite nette a 3,05 miliardi di euro (+2,4% a livello organico). Nonostante le pressioni valutarie e l’ombra dei dazi statunitensi (stimati in 30 milioni per il 2026), il gruppo ha dimostrato una solida tenuta della marginalità: l’Ebit rettificato sale a 637 milioni (+5,3% complessivo) con un margine al 20,9%. La vera notizia per il mercato è però la remunerazione degli azionisti: il Cda ha proposto un dividendo di 0,10 euro per azione, un balzo del +54% rispetto all’anno precedente. Nel frattempo, il debito scende a 1,95 miliardi, grazie a una generazione di cassa robusta e alla cessione di brand non prioritari.
Italgas: l’effetto 2i Rete Gas
Per Italgas, il 2025 è stato l’anno della trasformazione. Con il consolidamento di 2i Rete Gas (dal 1° aprile), i ricavi sono volati a 2,53 miliardi (+45%), mentre l’Ebitda ha raggiunto 1,88 miliardi (+39,4%). L’utile netto balza del 33,1% a 674,5 milioni. Nonostante il nuovo «decreto bollette» comporti un aumento dell’aliquota Irap del 2%, l’ad Paolo Gallo ha rassicurato gli analisti definendo l’impatto «limitato nel tempo». Inoltre, il dividendo sale a 43,2 centesimi (+13,3%), confermando la natura di utility solida e centrale nella transizione energetica, con focus crescente sul biometano.
Vianini: volano le grandi opere
Nel comparto infrastrutturale, Vianini Lavori (Gruppo Caltagirone) segna una crescita esplosiva. I ricavi operativi hanno raggiunto i 590,2 milioni di euro, quasi raddoppiando rispetto al 2024 (+96%) e moltiplicandosi per sette rispetto al 2022. L’utile netto si attesta a 33 milioni, ma è il portafoglio lavori a dare la misura della crescita: un backlog da 2.735 milioni (+70%), che garantisce visibilità pluriennale in un mercato delle grandi opere estremamente dinamico.
Amplifon: focus sulla crescita 2026
Infine, Amplifon chiude un 2025 di transizione con ricavi a 2,4 miliardi (+1,7%). Sebbene l’utile netto adjusted sia sceso a 159,2 milioni (dai 188,1 del 2024) e il margine sui ricavi sia calato al 22,6% (rispetto al 23,5%), la società guarda al 2026 con ottimismo. Il programma punta a un recupero della marginalità nel 2026, anno in cui è attesa una crescita del mercato globale del 3%.
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