Pirelli è in trattativa con il gigante cinese Sinochem sulla possibile riduzione della quota al 10%, una soglia che non impatterebbe il business americano di Pirelli. Lo riporta Bloomberg secondo cui l’ipotesi ridurrebbe la partecipazione dal 34% e trasformerebbe Sinochem in un investitore “passivo”, limitandone il peso nella governance.
Sale, dunque, il pressing su Sinochem affinché si disimpegni da Pirelli. Secondo quanto riferito nei giorni scorsi dal Financial Times, il governo italiano e la Bicocca, di cui i cinesi sono il primo azionista con il 34,1% del capitale, stanno cercando un modo per porre fine al coinvolgimento del gruppo asiatico in Pirelli prima dell’entrata in vigore del divieto Usa sui device di matrice cinese e russa che interagiscono con i veicoli connessi.
Presenza ingombrante
Come noto Pirelli rischia di vedere pregiudicato l’accesso al mercato statunitense, che vale circa un quinto dei suoi ricavi, per effetto della ingombrante presenza di Sinochem. I suoi cyber tyre, che raccolgono dati e informazioni grazie a sensori posizionati all’interno degli pneumatici e sono in grado di comunicare con i veicoli connessi, sono infatti finiti nel mirino del Dipartimento del Commercio Usa che, allo scopo di proteggere i dati sensibili e la privacy degli americani, ha bandito il software e l’hardware di produttori legati alla Cina.
Software
Il nodo della governance andrà risolto entro metà marzo, quando scadrà il termine per dichiarare agli Usa di non possedere software cinesi. Senza una soluzione a gennaio il governo potrebbe valutare un nuovo intervento con il golden power dopo quello con cui, a giugno del 2023, ha protetto i sensori cyber e l’autonomia del management di Pirelli, limitando l’accesso e la condivisione di tecnologie con il socio cinese. E questa volta, scrive l’Ft, l’esecutivo potrebbe spingersi fino a sospendere i diritti di voto di Sinochem dopo che a settembre ha usato la mano morbida, archiviando un procedimento su presunte violazioni delle prescrizioni del dpcm del 2023. Se fino ad ora la contrapposizione tra i cinesi e Pirelli è stata piuttosto dura, con Sinochem che ha votato contro il bilancio e le trimestrali dopo che il cda, a maggioranza, ha dichiarato la fine del suo controllo, la recente nomina di Bnp Paribas come advisor lascia intravedere una volontà negoziale, il cui sbocco più naturale sarebbe l’uscita – con modalità e tempi da definire – dal capitale della Bicocca. A spingere per una soluzione è anche la scadenza, il 19 maggio prossimo, del patto tra Sinochem e Camfin. Per allora servirà un nuovo assetto di governance che consenta a Pirelli di competere al meglio nei mercati più avanzati.
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