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Una sbornia fotonica sui listini mondiali, la passione corre alla velocità della luce

Gli sviluppatori di tecnologie ottiche emergono come player chiave nella rivoluzione IA. Nvidia fiuta l’importanza e mette sul piatto 6,5 miliardi. In prima fila anche StM
Il ceo di Nvidia, Jensen Huang

Non solo i semiconduttori corrono alla velocità della luce nel grande ciclo dell’intelligenza artificiale. Sui mercati a emergere con prepotenza, a suon di rialzi record, ci sono anche le società che sviluppano tecnologie ottiche per la trasmissione dei dati, con performance azionarie a tripla cifra in alcuni casi. La fotonica sta di fatto emergendo come uno dei tasselli più strategici della nuova infrastruttura digitale. Tutto parte dai data center, dove la fotonica può sostituire l’elettricità nella trasmissione dei dati, tagliando i consumi e aumentando velocità e capacità di calcolo. In un contesto in cui, secondo JP Morgan, gli investimenti globali in infrastrutture IA potrebbero superare i 5.000 miliardi di dollari entro il 2030, questa tecnologia si candida a diventare uno degli abilitatori chiave del nuovo ciclo. Nel concreto l’intelligenza artificiale sta generando volumi di dati tali da mettere sotto pressione i tradizionali sistemi elettrici basati sul rame, creando colli di bottiglia in termini di velocità, latenza e consumi energetici. La fotonica, che utilizza la luce per trasferire informazioni, consente di aumentare drasticamente la capacità di banda riducendo al contempo l’energia necessaria per bit trasmesso. Nei data center di nuova generazione, questo passaggio è necessario per sostenere la scalabilità dei modelli e dei carichi di lavoro. Sebbene il rame ad oggi rimane lo standard principale di connettività grazie al suo costo inferiore e all’elevata affidabilità, gli esperti di Morningstar ritengono che la fotonica diventerà sempre più presente nelle infrastrutture di IA.

Nvidia indica la via
A far capire l’importanza crescente della fotonica sono in primo luogo le mosse di Nvidia. Il colosso dei semiconduttori e numero uno al mondo per valore di mercato, da marzo di quest’anno ha investito oltre 6,5 miliardi di dollari in aziende che sviluppano tecnologie fotoniche. «La capacità tecnologica nel campo della fotonica al silicio di cui abbiamo bisogno è sostanzialmente superiore a quella attualmente disponibile a livello mondiale», ha sentenziato nei mesi scorsi Jensen Huang, numero uno del colosso di Santa Clara.

Il mercato azionario già da un po’ di tempo ha iniziato ad anticipare questo nuovo trend strutturale. L’Indxx Defiance Global Photonics, indice composto da società quotate a livello globale che derivano almeno il 50% dei ricavi da attività legate alla fotonica, ha quasi triplicato il proprio valore negli ultimi 12 mesi, con un saldo di +80% se si guarda all’andamento da inizio anno. «L’IA sta generando più dati di quanti le connessioni elettriche possano movimentare in modo efficiente, e la fotonica, che sfrutta la luce per trasmettere ed elaborare informazioni, si sta ponendo come la risposta a questa esigenza», Sylvia Jablonski, direttore investimenti di Defiance ETFs, che ha sviluppato il primo Etf europeo (quotato da poco su Borsa Italiana) che offre esposizione focalizzata alle società attive lungo tutta la catena del valore, anziché una componente limitata all’interno di un più ampio paniere tecnologico. «L’introduzione su larga scala della fotonica nei data center è un processo che vedremo crescere continuamente nei prossimi anni. Pertanto, accanto all’intelligenza artificiale cinese, la fotonica è un settore da considerare per quegli investitori che sono rimasti alla finestra sui due grandi cicli precedenti, quello degli hyperscaler e quello delle memorie», rimarca Alessandro Fugnoli, strategist di Kairos Partners SGR, che sottolinea anche un altro aspetto interessante della fotonica: le società sulla frontiera «sono anche, per una volta, europee e non solo americane e asiatiche».

A livello di singole realtà le società nel firmamento della fotonica sono poco conosciute ma presentano un giro d’affari in solida crescita. Applied Optoelectronics, il cui titolo è lievitato di ben il 260% da inizio 2026, nel primo trimestre dell’anno ha visto il proprio fatturato aumentare del 51,3% a 151,14 milioni di dollari. Rialzi a tre cifre in Borsa anche per Lumentum (+120%), mentre si ferma ‘solo’ a +70% Coherent, leader del settore e che nell’ultimo trimestre ha segnato ricavi per 1,8 miliardi e prevede un balzo del 34% del fatturato il prossimo anno. Nvidia si è impegnata a investire 2 miliardi di dollari in Coherent da qui al 2030 nell’ambito di una partnership pluriennale focalizzata sulla tecnologia ottica di nuova generazione e sulla fotonica al silicio per data center IA. La forte crescita del settore nell’ultimo anno ha portato in dote anche una spiccata volatilità, con sbalzi giornalieri a doppia cifra sulla falsariga di quello che sta accadendo per
i titoli dei produttori di chip di memoria.

Come accennato, il trend non riguarda solo Stati Uniti e Asia. Anche in Europa emergono player ben posizionati lungo la catena del valore. Tra questi StMicroelectronics. Il gruppo italo-francese dei semiconduttori, impegnato ad aumentare la capacità produttiva per soddisfare il boom di domanda legata all’intelligenza artificiale, sta puntando con decisione nelle soluzioni di fotonica del silicio e nella gestione della potenza. Stm nel dettaglio ha in programma l’avvio della produzione in grandi volumi della sua piattaforma PIC100, basata sulla fotonica al silicio, utilizzata dagli hyperscaler per l’interconnessione ottica tra data center e cluster di intelligenza artificiale. Secondo LightCounting, il mercato dell’ottica collegabile per data center supererà i 34 miliardi entro il 2030 rispetto ai 15,5 dello scorso anno.