Il mese appena iniziato porta con sé una certa turbolenza sui mercati. Almeno questo è ciò che suggerisce la statistica. Settembre, infatti, registra storicamente il peggior rendimento mensile per l’indice S&P 500 dal 1928. Borse europee – Piazza Affari compresa – non ne sono affatto immuni, al contrario, un’analisi condotta sui dati degli ultimi 50 anni evidenzia che l’indice Euro Stoxx 50 perde in media il 2% a settembre. I motivi sarebbero diversi. Dopo la pausa estiva, investitori e gestori tendono a riorganizzare i portafogli, mentre molti fondi che chiudono l’anno fiscale a settembre vendono i titoli in perdita per motivi fiscali.
La stagionalità da sola non permette naturalmente di prevedere cosa accadrà quest’anno, ma diventa più interessante quando incontra un mercato che arriva da una lunga corsa. Wall Street ha infatti appena archiviato un ottimo mese, con l’S&P 500 che ha registrato la sua migliore performance di agosto dal 2021 – incassando un +2,6% – e ha registrato già 27 nuovi massimi storici nel 2026. La forza del trend è evidente e pone i mercati in una posizione più favorevole per affrontare le potenziali turbolenze di settembre. Anche se si prospetta un mese – ma anche un autunno – particolarmente affollato.
Le incognite da tenere d’occhio
Sono infatti numerose le variabili da monitorare nelle prossime settimane. Con le trimestrali ormai alle spalle, l’attenzione torna a spostarsi su macroeconomia, tassi, petrolio e geopolitica. Gli investitori monitoreranno attentamente l’inflazione, che resta su livelli elevati, mantenendo aperta la possibilità di un aumento dei tassi di interesse da parte delle banche centrali. «La Bce si avvia verso un incremento quasi certo dei tassi a settembre, anche se non può permettersi politiche monetarie restrittive troppo severe o prolungate di fronte a una crescita debole – sottolinea Donatella Principe, head of global strategy di Intermonte – Mentre, la probabilità di un rialzo da parte della Fed è salita oltre il 50%».
C’è poi la sfida geopolitica, con il conflitto in Medio Oriente che rimane una variabile importante, a cui si affiancano le rinnovate tensioni sui titoli di Stato, con i rendimenti governativi tornati sui massimi da anni in diverse grandi economie. Non per niente, dal 9 settembre il Tesoro americano raddoppierà almeno da 2 a 4 miliardi di dollari la dimensione delle operazioni di buyback sui Treasury a lunga scadenza.
A tutto questo si aggiunge un ulteriore elemento di stress, legato all’arrivo di importanti eventi elettorali: le elezioni in Israele, quelle in diversi Länder tedeschi e, soprattutto, le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti.
L’affollato calendario potrebbe quindi condizionare il tono dei mercati nelle prossime settimane o comunque offrire elementi rilevanti su cui dialogare. «È possibile che l’effetto settembre si verifichi, ma non tanto per ragioni statistiche, – precisa Principe – quanto perché sussistono alcuni elementi potenzialmente sfavorevoli». Infatti, negli ultimi due anni Wall Street ha smentito la statistica, archiviando il mese con segno più. «Questo ci ricorda che la stagionalità descrive una probabilità, non un appuntamento fisso», aggiunge Gabriel Debach, market analyst di eToro, sottolineando come il rischio di un rallentamento, se mai ci sarà, non sarà uniforme tra i vari mercati. Il Nasdaq 100, secondo l’esperto, potrebbe infatti essere uno dei più sensibili se settembre portasse un nuovo rialzo dei rendimenti a lungo termine. «Le valutazioni elevate e il peso dei titoli growth rendono il listino più vulnerabile», spiega.
Che cosa fare sul portafoglio di investimento
Il punto di partenza, concordano gli esperti, resta evitare di trasformare la stagionalità in una strategia automatica, E più che una chiamata alla fine del mercato rialzista, leggerla come un invito ad abbassare il livello di compiacenza. Nella pratica, il consiglio è di evitare di costruire un portafoglio completamente difensivo così come acquistare in maniera indiscriminata a ogni correzione.
«La mossa più sobria – suggerisce Debach – resta quella meno spettacolare: alzare un po’ di liquidità, non inseguire il momentum dopo una seduta debole, mantenere diversificazione tra stili e settori e conservare spazio per intervenire se settembre dovesse effettivamente offrire prezzi migliori».
Più nel dettaglio, considerando che gli investitori sono ancora molto esposti verso l’azionario (sondaggio BofA di agosto), si potrebbe valutare una riduzione del peso dei titoli growth. «È possibile che l’azionario growth sperimenti volatilità e in questo caso, un cambio di allocazione verso i comparti più value può rappresentare un’alternativa», afferma Principe.
Il mondo obbligazionario resta invece difficile da approcciare al momento, con i tassi che continuano a infrangere nuovi record, soprattutto sulla parte lunga della curva. «Sebbene in alcuni casi i rendimenti comincino a risultare convenienti rispetto al rendimento da dividendo, il rischio resta elevato», avverte.
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