Una vera e propria rivoluzione. Il blitz degli Usa in Venezuela, con la cattura di Nicolas Maduro e il suo trasferimento negli Usa, con l’accusa di reati connessi al narcotraffico, ha caratterizzato l’avvio del nuovo anno e potrebbe ridisegnare gli equilibri del mercato mondiale del greggio. Da sempre l’economia del Paese sudamericano dipende dalla produzione petrolifera e dalle conseguenti esportazioni di petrolio e gas naturale, dirette in particolare la Cina (paese quest’ultimo che detiene tra l’altro una quota significativa del debito pubblico di Caracas). Ora gli analisti internazionali stanno cercando di ipotizzare quali potranno essere in futuro i nuovi scenari e anche sui mercati si prevedono importanti ricadute. Non solo riguardo all’andamento dei titoli petroliferi, i principali protagonisti, ma anche su quelli dell’energia in genere e su quelli della Difesa, tenuto conto dei collegamenti esistenti in molti Paesi tra questi comparti economici.
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Sono quindici, secondo il ministero degli Esteri, le aziende italiane presenti in Venezuela, tenendo conto anche di quelle non quotate) a essere colpita dalle vendite è stata in particolare, oltre a Eni, la principale delle società coinvolte, Tenaris, mentre Fincantieri e Leonardo hanno registrato mercoledì buoni rialzi.
Eni
Acronimo di Ente Nazionale Idrocarburi, è un’azienda multinazionale fondata dallo Stato italiano nel 1953 a Roma come ente pubblico economico, sotto la spinta di Enrico Mattei, che l’ha guidata a lungo (è rimasto presidente fino alla sua morte, avvenuta nel 1962). E’ diventata società per azioni nel 1992, approdando poi a Piazza Affari.
Operante in una settantina di paesi del mondo con migliaia di addetti, è anche conosciuta con la definizione di Cane a sei zampe, che si rifà al suo storico logo. Il titolo ha subito mercoledì scorso la pressione delle vendite, arrivando a perdere nel corso della seduta oltre il 3% nei confronti della chiusura precedente. Nonostante la significativa battuta d’arresto, tuttavia, resta abbondantemente positiva (+17% circa) la performance della quotazione da inizio anno a oggi. I giudizi sul titolo da parte degli analisti non sono univoci. Barclays ha una raccomandazione «overweight» (sovrappesare in portafoglio). JP Morgan ha invece tagliato la valutazione, portandola a «underweight» (sottopesare in portafoglio) e ridotto il target price a 15,5 euro, mentre Bank of America ha confermato la raccomandazione «hold» (mantenere in portafoglio), ritoccando però al rialzo l’obiettivo di prezzo, fissato a 16,5 euro.
Quanto all’analisi tecnica di Teleborsa, aggiornata al 7 gennaio scorso, «il quadro tecnico di breve periodo mostra un’accelerazione al rialzo della curva con target individuato a 16,71». Esiste però un rischio di discesa fino a 16,09 «che non pregiudicherà la buona salute del trend corrente ma che rappresenta una correzione temporanea». Le attese sono per un’estensione della trendline rialzista verso quota 17,34 euro.
Tenaris
Principale produttore e fornitore a livello globale di tubi e servizi per l’esplorazione e la produzione di petrolio e gas, la società è quotata, oltre che a Piazza Affari, dove fa parte del paniere del Ftse Mib, anche a Wall Street e alla Borsa messicana. Mercoledì scorso il titolo veniva scambiato a 16,78 euro, in forte calo (-3,9%) rispetto alla chiusura precedente e inferiore di quasi il 10% rispetto alle quotazioni di un anno fa. Le più recenti valutazioni degli analisti sono invece complessivamente positive. Il 15 dicembre scorso Goldman Sachs aveva iniziato la copertura del titolo, giudicandolo «neutral» e fissando un target price di 18,8 euro. In precedenza si erano espressi positivamente gli analisti di Intesa Sanpaolo (5 novembre 2025) ed Equita (31 ottobre), che avevano entrambe confermato la raccomandazione «buy», con target price in crescita (nel primo caso a 19,3 euro, nel secondo a 19,5 euro).
Fincantieri
Azienda operante nel settore della cantieristica navale, è il più importante gruppo navale d’Europa e il quarto a livello internazionale. Già di proprietà dell’Iri fin dalla sua fondazione, la società è oggi controllata con il 71,3% del capitale da Cdp Industria, la finanziaria di Cassa Depositi e Prestiti, e dà lavoro a circa 24 mila dipendenti. Il titolo valeva a metà settimana circa 18,7 euro, in crescita del 165% rispetto a un anno fa. Quanto ai più recenti giudizi degli analisti, il 18 dicembre del 2025 Kepler Cheuvreux aveva confermato sia la raccomandazione («hold», mantenere in portafoglio) sia il target price (17 euro), mentre il giorno precedente Equita e Mediobanca avevano ribadito i rispettivi giudizi («hold», mantenere, e «outperform», farà meglio del mercato), indicando un prezzo obiettivo rispettivamente di 18,5 e 23 euro, in entrambi i casi in diminuzione rispetto alle precedenti valutazioni. L’analisi tecnica di Teleborsa indica a sua volta un primo supporto di 17,12 euro e un secondo di 15,88 euro, mentre la prima resistenza è collocata a 19,02 euro e la seconda a 20,92 euro. All’inizio del nuovo anno la società, tramite la controllata Wass Submarine Systems, ha ottenuto una nuova importante commessa (del valore di 200 milioni di euro) da parte della Marina militare indiana.
Leonardo
La società, a controllo pubblico (il suo maggiore azionista è il Ministero dell’Economia e delle Finanze, con circa il 30% delle azioni, mentre le restanti quote sono in mano a investitori istituzionali, ai quali va sommato il flottante sul mercato), è attiva nei settori della difesa, dell’aerospazio e della sicurezza. La società presieduta da Roberto Cingolani vanta 61mila dipendenti.
A metà settimana il titolo veniva scambiato a oltre 56 euro per azione, in crescita di circa il 115% rispetto a un anno fa. Il rally delle azioni Leonardo, che hanno scalato subito la classifica del Ftse Mib, è facilmente spiegabile. Con il Venezuela ormai sotto l’influenza (e la protezione) degli Usa dopo l’estromissione del presidente Maduro nella notte del 3 gennaio 2026, cui si aggiungono le minacce di Trump nei confronti di altri Paesi dell’America Latina (come la Colombia), per non parlare delle mire dichiarate nei confronti della Groenlandia, il 2026 è iniziato all’insegna dei venti di guerra. Uno scenario che ha immediatamente avvantaggiato le azioni del settore della difesa, di cui Leonardo è protagonista, non solo in Italia e in Europa.
Nettamente positive, infine, le più recenti raccomandazioni sul titolo da parte degli analisti. L’ultima risale al 10 dicembre 2025, con JP Morgan che ha confermato sul titolo la raccomandazione overweight (sovrappesare in portafoglio) e alzato il target price a 63 euro. In precedenza (21 novembre 2025) Intesa Sanpaolo aveva a sua volta confermato il giudizio neutral e ritoccato al rialzo (a 57 euro) l’obiettivo di prezzo. Andando ancora più indietro nel tempo troviamo, il 6 novembre 2025, il giudizio di Bernstein, che ha ribadito la raccomandazione outpeform e alzato a 55 euro l’obiettivo di prezzo. L’analisi tecnica di Teleborsa, infine, riferita alla quotazione di mercoledì 7 gennaio, prevede un primo supporto a 50,51 euro e un secondo a 46,45 euro, mentre sul fronte rialzista la prima resistenza è collocata a 56,61 euro e la seconda a 62,71 euro.
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