Iniziate le 24 ore di sciopero degli stabilimenti ex Ilva indette da Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm e Usb. I lavoratori diretti di Acciaierie d’Italia sono scesi in piazza insieme con quelli dell’indotto, che avevano incrociato le braccia già il 14 settembre dopo l’annuncio di 2.500 licenziamenti. Coinvolti tutti gli stabilimenti, da Taranto a Genova.
Gli impianti a Taranto si sono già fermati (agglomerato, altoforno 2 e acciaieria 2) e da metà novembre si fermeranno pure a Genova e a Novi Ligure, mentre l’azienda ha pronta una nuova richiesta di cassa straordinaria che innalza i numeri attuali: 4.500 Cig nel gruppo di cui 3.800 a Taranto. Gli impianti pugliesi si sono fermati come conseguenza della sentenza della Corte d’Appello di Milano. A Taranto mancano addirittura le materie prime per la produzione, che non più state acquistate visto che lo stabilimento è avviato allo stop. Le speranze ora risiedono nella Corte di Cassazione che il 20 ottobre deciderà se confermare lo spegnimento o se annullare con rinvio il decreto delle toghe milanesi.
Statali bloccate
A Taranto, i lavoratori hanno bloccato la statale 7, che da Massafra porta a Bari, e la 106 Ionica verso Metaponto e Reggio Calabria. Alla protesta si è unito anche il sindaco di Taranto, Piero Bitetti.
I sindacati chiedono impegni concreti per “un piano industriale di decarbonizzazione che riguardi tutti i siti, per un piano sociale che tuteli i lavoratori diretti, dell’appalto e in Ilva AS anche con strumenti straordinari e di risarcimento, per un intervento diretto dello Stato come garante della transizione e della tutela occupazionale”.
A Genova i lavoratori sono partiti in corteo diretti verso la prefettura di Genova dove si sono accampati con le tende: saranno ricevuti dal prefetto. Presenti anche le istituzioni locali, la sindaca di Genova Silvia Salis, il presidente della Regione Liguria Marco Bucci, parlamentari liguri, mondo del lavoro operaio e studenti.
“La richiesta è semplicissima – ha detto a La Presse Armando Palombo, Rsu della Fiom all’ex Ilva di Cornigliano – quella lettera chiede la chiusura degli impianti e per il Nord ha un significato diverso rispetto a Taranto. Chiediamo sia sterilizzata e che ci descrivano un percorso“.
Genova che ha già realizzato la riconversione vuole proseguire nelle lavorazioni a freddo e chiede l’arrivo di coils per continuare a lavorare, con l’ipotesi anche che vengano forniti al di fuori di Taranto. “I rotoli attuali durano fino a metà novembre dopo c’è il buio – continua Palombo – significa mettere almeno 900 persone in cassa. È insostenibile. Sono 10 mesi che siamo in ballo, avrebbero dovuto pensare prima a un piano B”.
Il tavolo col governo
Lo scorso 8 ottobre si è svolta una riunione a Palazzo Chigi tra governo e sindacati sull’ex Ilva dove il governo ha riproposto quanto aveva già indicato in quella precedente del 14 settembre, ovvero la cassa integrazione, fornendo delle cifre. In pratica, l’esecutivo ha spiegato che la copertura della cassa è per tutti sino a giugno prossimo e che ci sono 80 milioni per la cassa in deroga all’indotto-appalto (che sinora non ha alcuna protezione) e altri 45 per assicurare ai dipendenti diretti di Acciaierie l’integrazione economica che consente alla loro cassa straordinaria di coprire il 70 per cento della retribuzione. Domani dovrebbe essere varato un decreto legge dal Consiglio dei ministri con queste misure.
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