Una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) condanna l’Italia per i controlli dell’Agenzia delle Entrate sui conti correnti che secondo i giudici lederebbero il diritto al rispetto della vita privata garantito dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
Oggi l’Agenzia delle Entrate può ottenere i dati finanziari con una autorizzazione interna rilasciata dai propri dirigenti, mentre secondo i giudici di Strasburgo non è sufficiente un atto amministrativo ma serve l’intervento di un giudice che verifichi la necessità dell’indagine e la sua proporzionalità. Questo perché l’ufficio che dispone il controllo è lo stesso che ne valuta la legittimità, senza alcun vaglio esterno.
Un’altra criticità è rappresentata dall’assenza di una tutela immediata: il contribuente si può difendere solo a posteriori e in modo indiretto dalla violazione della sua privacy contestando un eventuale accertamento.
Il caso nasce dai ricorsi presentati da due contribuenti italiani: l’amministrazione finanziaria aveva acquisito l’intera cronologia delle operazioni effettuate sui loro conti correnti e questo ha violato l’articolo 8 della Cedu che protegge il rispetto della vita privata e della corrispondenza.
Leggi anche:
Rottamati Quinquies ai blocchi di partenza, ecco come risparmiare fino al 30% sulle cartelle
Multe stradali, ecco le città con più contravvenzioni. La classifica
© Riproduzione riservata