Per chi impiega colf, badanti o baby-sitter, il 2026 si apre con cambiamenti importanti e non sempre semplici da gestire. Tra nuove regole sui compensi e l’obbligo di pagamenti digitali, molte famiglie rischiano di trovarsi in difficoltà proprio in occasione della prima scadenza utile: il prossimo 10 aprile, quando vanno versati i contributi del primo trimestre. Per le famiglie italiane che impiegano lavoratori domestici, oltre 900mila, si apre una fase di forte complessità burocratica. Cosa è cambiato e come muoversi senza errori.
Cosa cambia da quest’anno
Due novità strutturali stanno ridisegnando il rapporto tra le famiglie e il lavoro domestico regolare. La prima riguarda i costi: il rinnovo del contratto nazionale del lavoro domestico ha portato a un aumento dei minimi retributivi già a partire da gennaio. Questo si traduce in circa 40 euro lordi in più al mese per lavoratore e in un incremento complessivo che può arrivare fino a oltre 80 euro mensili per una colf a tempo pieno, con un impatto annuo significativo per le famiglie, pari a circa 1.000 euro in più. Ulteriori aumenti stimati in base alle rivalutazioni Istat sono previsti entro il 2028, per un totale di +100 euro lordi mensili.
La seconda novità riguarda le modalità di pagamento. L’Inps ha eliminato definitivamente i bollettini cartacei per la maggior parte dei datori di lavoro domestico, rendendo obbligatorio il pagamento digitale dei contributi: il Portale dei Pagamenti Inps, l’app Inps Mobile, l’app IO oppure tramite home banking (circuito CBill), banche e uffici postali abilitati a pagoPA.
“Ogni trimestre riceviamo segnalazioni da famiglie in difficoltà perché non sanno come versare i contributi, non trovano i codici giusti o si accorgono troppo tardi di essere in ritardo. Con il passaggio al digitale obbligatorio e gli aumenti contrattuali appena entrati in vigore, il rischio di sbagliare o di trovarsi in una situazione di irregolarità involontaria è più alto che mai”, dichiara Davide Lauria, co-founder di Baze, startup italiana che gestisce contratti, buste paga e contributi per le famiglie che assumono lavoratori domestici.
Come pagare i contributi entro il 10 aprile: la guida
Per i datori di lavoro che gestiscono autonomamente il rapporto con la propria colf o tata, il percorso da seguire è il seguente:
1. Calcolare la retribuzione aggiornata. Verificare che le buste paga del primo trimestre 2026 rispecchi i nuovi minimi contrattuali previsti dal Ccnl. In caso di dubbio, il testo integrale è consultabile sul sito del Cnel.
2. Accedere al Portale dei Pagamenti Inps. Sul sito www.inps.it, nella sezione “Portale dei Pagamenti – Lavoratori Domestici”, è possibile generare l’avviso pagoPA aggiornato per il trimestre gennaio-marzo 2026. Serve il codice fiscale del datore di lavoro e il codice del rapporto di lavoro domestico.
3. Scegliere la modalità di pagamento. Il versamento può avvenire online (carta, conto corrente), tramite l’app Inps Mobile o IO, oppure fisicamente presso banche e uffici postali aderenti a pagoPA usando il QR code o il codice avviso.
4. Rispettare la scadenza del 10 aprile. Il versamento deve coprire le retribuzioni corrisposte nel trimestre gennaio-marzo 2026. Versamenti in ritardo comportano sanzioni e interessi calcolati giornalmente.
5. Conservare la ricevuta. Il portale permette di scaricare e ristampare le ricevute di tutti i versamenti effettuati: è buona prassi archiviarle per ogni eventuale verifica.
I bonus disponibili per le famiglie
A fronte dell’aumento dei costi, esistono comunque alcune forme di sostegno. I contributi versati possono essere portati in deduzione fiscale fino a un massimo di 1.549,37 euro annui, riducendo così l’impatto sull’Irpef. Inoltre, nel caso di assistenza a persone non autosufficienti, si può accedere all’indennità di accompagnamento e, in alcuni territori, anche a contributi locali per il pagamento delle badanti.
La startup che seleziona e gestisce anche la parte burocratica
Per chi preferisce evitare la gestione diretta di questi adempimenti, esistono anche servizi che si occupano dell’intero processo, dalla gestione del contratto al calcolo delle buste paga fino al versamento dei contributi. Tra questi c’è Baze, che offre un servizio integrato che copre l’intero ciclo del rapporto di lavoro domestico: dalla selezione del lavoratore tramite algoritmo di pre-screening, alla registrazione del contratto all’Inps, fino al calcolo e alla predisposizione e gestione del pagamento dei contributi trimestrali, automatizzando gli aggiornamenti legati al contratto e riducendo il rischio di errori.
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