Il tirocinio non è un rapporto di lavoro. È una corsa a ostacoli, anche solo per iniziare. E infatti c’è chi, dopo aver aspettato venti giorni per iniziare quel «periodo di orientamento e di formazione, svolto in un contesto lavorativo e volto all’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro» (come si legge sul sito del ministero del Lavoro), trova una risposta in 24 ore e va in Germania a fare la stessa attività.
Non so se si tratti di “fuga di cervelli”, ma certamente è uno spreco di risorse e di futuro. Le risorse sono quelle dedicate alla formazione – anche universitaria – dispiegate dal nostro sistema educativo in favore di altri Paesi; il futuro che viene meno è quello che sfuma quando un giovane abbandona l’Italia, per costruirsi il suo all’estero.
Mi è capitato di essere testimone di questo incredibile balletto tra un aspirante tirocinante, un’azienda (che viene definita “soggetto ospitante”), e un terzo soggetto, che si definisce “promotore”, ma che invece è soltanto un frenatore burocratico, con il nobile sigillo del contrasto a ogni abuso. Tra i “soggetti promotori” ci sono i Centri per l’impiego, peccato che “promuovano” poco più del 2% dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro o di tirocinio. Nel 98% dei casi sono chiamati come irrinunciabili vigilantes della burocrazia.
Le linee guida
Il 15 gennaio un giovane neolaureato si propone a un’azienda per svolgere sei mesi di tirocinio “extracurriculare”, cioè di quei percorsi che avvengono alla fine del ciclo di studi, “finalizzati ad agevolare le scelte professionali dei giovani tramite un periodo di formazione in un ambiente produttivo e quindi con la conoscenza diretta del mondo del lavoro” (sempre citazione dal sito del ministero). L’interessato non sa – e perché dovrebbe saperlo? – che questo tipo di tirocinio è disciplinato dalle Regioni e dalle Province autonome, secondo standard contenuti in immancabili “Linee guida in materia di tirocini”.
E non sa che il primo passaggio è una convenzione che non riguarda l’aspirante lavoratore, ma il “soggetto ospitante” (cioè l’azienda presso cui il giovane vorrebbe fare esperienza) e il “soggetto promotore” (un Centro per l’impiego, una struttura pubblica delegata ad “agevolare” i rapporti sul mercato del lavoro) che il giovane non ha mai intercettato, e che probabilmente non ha sentito il bisogno di cercare.
In azienda si adoperano a raccogliere tutti i documenti del giovante aspirante al tirocinio per “agevolare” il lavoro del Centro per l’impiego, che non conosce né l’azienda, né il candidato: progetto formativo, scheda informativa, indicazione di un tutor aziendale con tanto di curriculum, documenti e atto notorio del tirocinante, compresa una dichiarazione di residenza o domicilio, se diversa dalla residenza, scheda anagrafica dello stesso con dichiarazione di immediata disponibilità (Did), documenti dell’azienda, del legale rappresentante, della dichiarazione di responsabilità, di copertura assicurativa.
Formato cartaceo
Il tutto ovviamente deve essere controfirmato in calce, quindi in formato cartaceo. Anche in azienda, sempre con l’obiettivo di “agevolare” il Centro per l’impiego (il soggetto promotore!), c’è qualche dubbio sulla normativa: tra direzione Risorse Umane e consulente del lavoro bisogna scambiarsi informazioni e dubbi. Dopo una settimana, tutti i documenti sono pronti per essere inviati al “soggetto promotore” (il Centro per l’impiego), che non promuove nulla, ma può solo bocciare. E infatti boccia l’ipotesi di mansione affidata all’aspirante tirocinante e restituisce il Progetto formativo con questa modifica, che ovviamente deve essere controfirmata dall’interessato (lo sarà ancora?) e dall’azienda ospitante (che in realtà è quella che ha promosso tutto il percorso).
Tutor
Altri tre giorni e poi la nuova versione viene di nuovo trasferita al Centro per l’impiego che questa volta eccepisce sulla durata del tirocinio (non poteva dirlo subito?). Sei mesi sono troppi. Bastano tre mesi, senza possibilità di proroga. Altri tre giorni per restituire la documentazione e per riconsegnarla al “soggetto promotore”, che finalmente promuove e nomina a sua volta un tutor.
Sono passati venti giorni da quando il giovane aveva azzardato la richiesta di tirocinio. Può entrare in servizio. Peccato che tra meno di un mese andrà in Germania, perché là gli hanno offerto un “progetto formativo” e lavorativo e fissato il giorno di ingresso. Tutto in 24 ore.
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