Il mercato del lavoro italiano continua a mostrare segnali positivi, ma la fase di espansione appare meno intensa rispetto al recente passato e richiede politiche mirate per consolidare i risultati. È quanto emerge dal Report lavoro di marzo della Cisl, che analizza i dati Istat sul quarto trimestre 2025 e le prime indicazioni del 2026, delineando un quadro complessivamente incoraggiante ma segnato da criticità strutturali che impongono una strategia condivisa tra governo, imprese e parti sociali.
Ritmo più lento
Il documento evidenzia che “l’occupazione continua a crescere, anche se a ritmo più lento rispetto all’anno precedente”, con gli occupati che raggiungono quota 24,1 milioni grazie soprattutto all’aumento dei dipendenti a tempo indeterminato e degli autonomi, mentre prosegue la riduzione dei contratti a termine. La crescita, pari a 89 mila unità su base annua, si inserisce in una dinamica che vede l’occupazione ancora in aumento, ma con una velocità inferiore rispetto al 2024, mentre il dato di gennaio 2026 mostra un nuovo incremento di 80mila occupati in un solo mese, confermando la necessità di valutare le statistiche su periodi più lunghi e non su oscillazioni mensili.
Disoccupazione
Anche il tasso di disoccupazione scende al 5,6%, con una riduzione di 138 mila persone in cerca di lavoro su base annua, mentre il Pil cresce dello 0,5% e si riallinea alla dinamica dell’occupazione. Il report sottolinea come il sistema produttivo mantenga una certa vitalità nonostante l’incertezza internazionale e una produttività ancora bassa, con una crescita trainata soprattutto dai servizi e dalle costruzioni, sostenute dalla coda dei bonus e dagli investimenti legati al Pnrr.
Contratti a termine
Un dato significativo riguarda la riduzione dell’occupazione temporanea, scesa ormai al 10% del totale degli occupati, con oltre mezzo milione di contratti a termine in meno dal 2022 e un milione e mezzo di contratti a tempo indeterminato in più. Una dinamica che riflette sia il calo delle forze di lavoro giovanili sia la crescente difficoltà delle imprese a trovare personale, che le spinge a stabilizzare più rapidamente i lavoratori o ad assumere direttamente con contratti stabili.
Part time
Parallelamente prosegue la riduzione del part-time, con un calo di circa il 10% in un anno, soprattutto tra le donne, mentre cresce il monte ore lavorate, segnale di una domanda di lavoro che resta sostenuta ma incontra vincoli legati alla disponibilità di personale. Il report evidenzia che il part-time resta uno strumento fortemente utilizzato dalle lavoratrici per conciliare lavoro e cura familiare, in un contesto caratterizzato da servizi territoriali insufficienti e scarsa flessibilità organizzativa, fattori che contribuiscono al divario occupazionale e retributivo di genere.
Maglia nera giovani e donne
Proprio il tema della partecipazione al lavoro rappresenta uno dei nodi centrali dell’analisi. L’Italia resta infatti in fondo alla classifica europea per tasso di occupazione, soprattutto a causa della scarsa partecipazione di giovani e donne, nonostante i progressi degli ultimi anni. Il report osserva che “nemmeno quattro anni consecutivi di andamento favorevole del mercato del lavoro sono sufficienti a recuperare il divario”, anche perché gli altri Paesi europei hanno registrato a loro volta una crescita dell’occupazione.
Nodo invecchiamento
Sul fronte demografico emergono le criticità più profonde. Il documento sottolinea che “la forte spinta espansiva del periodo post-Covid appare in parziale esaurimento, pur senza alcun segnale di inversione ciclica”, mentre “si fanno sempre più concreti i primi significativi effetti della grande questione demografica”, che rende difficile sostituire chi esce dal mercato del lavoro e rischia di ridurre drasticamente la forza lavoro nei prossimi decenni.
In questo scenario diventa centrale il tema degli inattivi, tornati a crescere nel quarto trimestre 2025, soprattutto tra giovani e donne. Il report avverte che “oggi è fondamentale guardare non solo ai disoccupati, ma anche all’area della sottoutilizzazione, in particolare agli inattivi”, perché il dinamismo del mercato del lavoro non riesce ancora a coinvolgere pienamente il capitale umano disponibile, in particolare le donne che rinunciano a lavorare per motivi familiari e i giovani che restano fuori dal mercato.
Fuga dei cervelli
La questione giovanile si intreccia con quella delle competenze e della fuga dei talenti, con oltre 630mila giovani tra i 18 e i 34 anni che hanno lasciato l’Italia negli ultimi anni. Un fenomeno che contribuisce alla carenza di competenze e riduce ulteriormente il potenziale di crescita del Paese, mentre le imprese continuano a segnalare difficoltà di reperimento del personale, che a marzo riguarda il 45,3% delle figure ricercate.
Per il sindacato guidato da Daniela Fumarola la sfida è dunque trasformare la crescita dell’occupazione in sviluppo strutturale, affrontando in modo deciso i nodi della demografia, della partecipazione femminile, della formazione e della produttività. Il report insiste sulla necessità di una strategia condivisa che metta insieme politiche industriali, investimenti, istruzione e formazione, conciliazione tra vita e lavoro e contrattazione legata alla produttività, rafforzando il ruolo della partecipazione e del dialogo sociale.
Servono interventi strutturali
Il messaggio che emerge è chiaro: il mercato del lavoro italiano ha recuperato terreno dopo la pandemia e ha raggiunto risultati un tempo impensabili, come il superamento dei 24 milioni di occupati e un tasso di occupazione sopra il 62%, ma la fase più complessa inizia adesso. Senza un intervento strutturale sull’offerta di lavoro e sulla qualità dello sviluppo, il rischio è che l’inverno demografico e la carenza di competenze diventino un freno permanente alla crescita. Servono, quindi, politiche coordinate e una collaborazione stabile tra governo e parti sociali per sostenere competitività, occupazione e coesione sociale in una fase economica che resta positiva ma più fragile rispetto agli anni della ripresa post-pandemia.
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