Più di un’impresa su tre in Italia non ha ancora introdotto un piano strutturato di welfare aziendale. È il dato che emerge dall’indagine di Nomisma realizzata per UniSalute, secondo cui il 36% delle aziende resta privo di strumenti organici di sostegno ai dipendenti. Un ritardo che pesa soprattutto sulle piccole e medie imprese e che si riflette su attrattività, fidelizzazione e clima interno.
Il quadro è tanto più rilevante se letto alla luce delle evidenze elaborate dal Corporate Welfare Lab: le imprese che investono in misure strutturate registrano livelli di produttività fino al 30% superiori e un rafforzamento significativo della capacità di attrarre nuovi talenti. Il welfare, insomma, non è più solo una leva reputazionale ma un fattore competitivo. L’assistenza sanitaria integrativa è oggi il benefit più desiderato dal 64% degli italiani. Questo è dovuto alle difficoltà del Servizio Sanitario Nazionale, come i tempi di attesa lunghi.
In particolare i dipendenti considerano fondamentali i rimborsi per visite specialistiche, esami diagnostici, cure odontoiatriche e pacchetti di prevenzione. E nel 2026 la novità è che cresce la richiesta di supporto per la salute mentale, come psicologo in azienda e percorsi di mindfulness. Un esempio di ciò è la filiale italiana del brand di moda Vivienne Westwood, che ha introdotto percorsi di supporto psicologico per i dipendenti, con sedute sia di gruppo che individuali e momenti di formazione del personale sui temi della salute mentale.
Ma anche Ferrero è tra i pionieri del welfare aziendale tra le aziende italiane. Oltre ai classici benefit come asili nido aziendali, mense e borse di studi, ha l’azienda di dolciumi ha introdotto programmi di assistenza psicologica e iniziative per il benessere familiare.
I buoni acquisto e i voucher rimangono in cima alla classifica dei desiderata. Nel 2026, le soglie di esenzione fiscale sono diventate un forte incentivo e l’80% dei lavoratori li considera essenziali. La tendenza è verso il formato elettronico, esentasse fino a 10 euro al giorno.
Un altro ambito che sta molto a cuore ai lavoratori è quello del sostegno alla Famiglia e Istruzione, grazie a misure come il rimborso delle rette scolastiche, acquisto di libri di testo e borse di studio per i figli. O ancora servizi di babysitting o assistenza agli anziani, fondamentali per chi deve gestire la sia figli piccoli e genitori anziani. Alcune delle misure adottabili sono ad esempio un contributo fino alla nascita o all’adozione dei figli – un esempio è quello adottato dal Gruppo Beta, attivo nella produzione di utensili e attrezzature da lavoro, che vale fino a 8000 euro- insieme a permessi retribuiti dedicati all’inserimento dei bambini all’asilo nido e ai primi giorni di scuola. Anche un contributo per lo studio universitario e per le scuole secondarie sembra essere ampiamente apprezzato dai dipendenti.
Intesa Sanpaolo è stata riconosciuta per il secondo anno consecutivo tra i migliori datori di lavoro in Europa e per il quinto anno consecutivo. Il Gruppo ha sviluppato nel tempo modalità di organizzazione innovative per garantire un buon equilibrio tra vita personale e professionale di tutte le persone e un ambiente di lavoro stimolante e dinamico, uno dei più ampi e articolati sistemi di welfare di secondo livello, progetti di inclusione e di sostegno alla genitorialità come recentemente l’estensione del bonus nascita figli a tutti i nuovi nati di 1.200 euro e a parità di retribuzione ulteriori permessi fino a 12 ore settimanali o la settimana di lavoro “cortissima” fino al compimento dei 3 anni di vita dei figli.
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