È accaduto che dodici anni dopo aver acceso un mutuo immobiliare con Credem, per acquistare una casa a Roma, il signor K (potremmo usare l’espediente di Kafka nel Processo) abbia avuto la necessità di conoscere il residuo debito, in vista di una possibile compravendita, per sapere nel dettaglio quanto avrebbe dovuto stornare alla banca. Avendo pagato regolarmente la rata mensile, il rapporto tra il signor K e l’agenzia romana di Credem si era trasformato come quello di uno stanco matrimonio, in cui non si chiede nulla, fino a quando non ci sono problemi. Un cliente poco più che silente. Pagante. Regolarmente.
Ma alla prima domanda, dopo tanto silenzio, cade il castello di carte. Prima scoperta: la posizione del signor K, cioè il conto connesso al mutuo, era stato spostato, senza darne preventiva informazione, presso Euromobiliare, società controllata da Credem, ma dedicata agli investimenti. Conto spostato, ma Euromobiliare Banca non aveva competenza sul mutuo, che era rimasto in carico all’agenzia Credem.
Caccia grossa
Quindi? Per trovare un interlocutore che potesse rispondere alla sua richiesta – quanto devo ancora alla banca? – il signor K inizia una caccia che lo porta persino a un funzionario Credem a Londra. Da Londra si torna a Roma, passando ovviamente per Reggio Emilia. Trovato il nuovo interlocutore, questi si dimette, poco dopo, e nessuno prende in carico il rapporto. Il signor K ha un soprassalto di orgoglio, anche per questa latenza decide di chiudere il conto e trasferire la rata del mutuo come addebito su altro conto con altra banca. Nel frattempo, ha trovato un nuovo interlocutore alla filiale Credem, ma non avendo più un conto, la sua posizione è affidata a una fantomatica “agenzia virtuale”. Chiede un nome e un numero di telefono, sperando di non incontrare un chatbot. Risponde un gentile interlocutore – non virtuale – che smentisce il mittente e dice che sanno tutto in filiale. Nel gioco dell’oca si sarebbe detto: «Torna alla partenza».
Indignazione
Il signor K un po’ esausto, un po’ indignato, riprende tutti gli indirizzi mail degli interlocutori che si sono susseguiti, inutilmente, e manda una email, senza profondersi in complimenti, ma trattenendo gli insulti. Passano altri dieci giorni e nessuno gli risponde. Allora decide di fare quello che non avrebbe mai voluto fare: è un giornalista e da giornalista chiama l’ufficio stampa e si lamenta, illustrando la sua via crucis. Trova comprensione. Dopo dieci minuti, arriva sulla sua casella di posta elettronica il piano di ammortamento del mutuo. Dopo altri dieci minuti riceve la telefonata del nuovo responsabile della filiale. In breve: l’ufficio stampa funziona benissimo. Il resto un po’ meno. Molto meno.
Leggi anche:
Arma segreta voucher e garanzie pubbliche. Stop ostacoli al mutuo per tutte le partite Iva
© Riproduzione riservata