Quando un’arteria coronaria si restringe o si occlude, il sangue fa più fatica a raggiungere il muscolo cardiaco. Nei casi più gravi, come durante un infarto, intervenire rapidamente per ripristinare il flusso sanguigno è fondamentale. L’angioplastica coronarica consente di riaprire il vaso attraverso cateteri introdotti per via percutanea, senza ricorrere alla chirurgia a cuore aperto. Oggi, a questa procedura si affianca anche la possibilità di utilizzare sistemi robotici che permettono al cardiologo interventista di controllare con grande precisione i dispositivi impiegati durante l’intervento.
Si tratta dell’angioplastica percutanea robotica, una tecnologia che sta entrando nella pratica della cardiologia interventistica e che può offrire vantaggi sia nella gestione della procedura sia nella protezione dell’operatore dall’esposizione ai raggi X. Ne abbiamo parlato con il dottor Francesco Bedogni, responsabile dell’Unità di Cardiologia clinica, interventistica e di Terapia intensiva coronarica (UTIC) dell’IRCCS Policlinico San Donato.
Che cos’è l’angioplastica coronarica
L’angioplastica coronarica, o angioplastica percutanea, è una procedura utilizzata per trattare le arterie coronarie che presentano un restringimento o un’occlusione. Attraverso un piccolo accesso vascolare, generalmente dall’arteria radiale del polso o, in alcuni casi, dall’arteria femorale, il cardiologo introduce sottili cateteri fino a raggiungere il punto interessato.
A questo livello è possibile utilizzare un palloncino per dilatare il vaso e posizionare uno stent, una piccola struttura a rete che aiuta a mantenere aperta l’arteria e a ripristinare il normale passaggio del sangue. In caso di infarto, quando l’occlusione è provocata da un trombo, possono essere necessarie anche procedure specifiche per rimuoverlo.
«L’obiettivo dell’angioplastica è ripristinare il prima possibile il flusso di sangue al cuore – spiega il dottor Bedogni –. Nei pazienti con infarto acuto ogni minuto può essere importante, perché la durata dell’ostruzione coronarica condiziona l’entità del danno al muscolo cardiaco».
Cosa cambia con la robotica
La procedura rimane sostanzialmente la stessa, ma cambia il modo in cui il cardiologo controlla i dispositivi. Con una piattaforma robotica, infatti, il medico può guidare a distanza i cateteri e gli altri strumenti utilizzati nell’angioplastica attraverso una console dedicata.
Il sistema consente di effettuare movimenti estremamente precisi e controllati, intervenendo sui materiali con spostamenti molto piccoli. Il paziente, durante la procedura, rimane sveglio e viene seguito costantemente dall’équipe presente in sala.
«La robotica non sostituisce il cardiologo interventista, ma mette a sua disposizione uno strumento che permette di controllare i movimenti con un livello di precisione molto elevato – sottolinea Bedogni –. La decisione clinica e la gestione dell’intervento restano affidate al medico e all’équipe».
Precisione e protezione dalle radiazioni
Uno degli aspetti più interessanti della tecnologia robotica riguarda la possibilità di lavorare con maggiore precisione nella manipolazione dei dispositivi, ma non è l’unico vantaggio.
L’angioplastica viene eseguita utilizzando la fluoroscopia, una tecnica di imaging che permette di visualizzare in tempo reale cateteri e coronarie e che comporta l’utilizzo di raggi X. Nella procedura
tradizionale il cardiologo deve rimanere vicino al paziente, indossando dispositivi di protezione radiologica.
Con la piattaforma robotica, invece, il medico può controllare i dispositivi da una console collocata a distanza dalla sorgente di radiazioni. Questo consente di ridurre in modo significativo l’esposizione professionale ai raggi X e di migliorare le condizioni ergonomiche di lavoro.
«La riduzione dell’esposizione alle radiazioni rappresenta un vantaggio importante per chi esegue quotidianamente queste procedure – aggiunge il dottor Bedogni –. La possibilità di lavorare dalla console permette inoltre di controllare con grande accuratezza i movimenti dei materiali e di mantenere una visione completa dei dati del paziente».
Una tecnologia utilizzabile anche nell’infarto
L’utilizzo della robotica in cardiologia interventistica è particolarmente interessante anche nell’ambito dell’infarto miocardico acuto, dove la tempestività rimane un elemento essenziale.
L’angioplastica primaria permette di riaprire la coronaria responsabile dell’infarto e di ripristinare il flusso sanguigno. La procedura robotica può essere utilizzata anche in questo contesto, all’interno di un percorso di emergenza che richiede un’organizzazione in grado di garantire rapidità, competenze specialistiche e disponibilità continua dell’emodinamica.
«La nostra esperienza con l’angioplastica robotica comprende anche il trattamento dell’infarto acuto, oltre alla cardiopatia ischemica cronica – spiega Bedogni –. È un ambito particolarmente significativo perché dimostra come questa tecnologia possa essere integrata anche nella gestione di situazioni in cui è necessario intervenire rapidamente».
Dalla cardiologia alla telemedicina
La robotica apre inoltre prospettive che vanno oltre la singola procedura. Una delle evoluzioni possibili riguarda infatti la telemedicina e il controllo a distanza, con la possibilità, in futuro, di mettere le competenze di specialisti altamente qualificati a disposizione di équipe che si trovano in altri centri.
Si tratta però di uno sviluppo ancora in fase di evoluzione e che richiede adeguate garanzie tecnologiche, organizzative e di sicurezza.
«La possibilità di intervenire a distanza rappresenta una prospettiva interessante, soprattutto per rendere disponibili competenze altamente specialistiche anche dove non sono immediatamente presenti – conclude il dottor Bedogni –. Prima di arrivare a una diffusione di questo modello sarà però necessario consolidare tecnologia, protocolli e sistemi di sicurezza».
L’angioplastica robotica rappresenta così una delle direzioni attraverso cui la tecnologia sta entrando nella cardiologia interventistica: non per sostituire l’esperienza del medico, ma per affiancarla con strumenti sempre più precisi e controllabili.
L’esperienza dell’IRCCS Policlinico San Donato
All’IRCCS Policlinico San Donato la Cardiologia interventistica ed Emodinamica integra l’attività clinica con l’impiego di tecnologie avanzate per il trattamento delle patologie coronariche. L’esperienza maturata con l’angioplastica robotica comprende sia procedure nella cardiopatia ischemica cronica sia interventi in pazienti con infarto miocardico acuto.
L’attività si inserisce in un percorso multidisciplinare dedicato alla gestione delle patologie cardiovascolari, dalla diagnosi al trattamento e al successivo follow-up.
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