Estate-Turismo-Traffico-Tassa. Di soggiorno, si intende, voce spesso trascurata e che appare imprevista al momento di saldare il conto. Trattasi di imposta locale che ha una storia antica, fu re Vittorio Emanuele III a firmare, l’11 dicembre del 1910, «per grazia di Dio e volontà della Nazione», a promulgare gli articoli che così principiavano: «I Comuni, a cui conferisce importanza essenziale nell’economia locale l’esistenza di stabilimenti idroterapici o di carattere di stazione climatica o balneare, hanno facoltà di promuovere con deliberazione dei propri Consigli domanda al Ministero degl’Interni per essere autorizzati ad applicare una tassa di soggiorno a carico di coloro che si recano nel Comune per dimorarvi a scopo di cura.
Uguale facoltà è accordata ad una frazione del Comune in cui avessero sede i predetti stabilimenti o stazioni quando non vi provvedesse il Consiglio Comunale… l’importo della tassa non dovrà essere superiore a L.10 per ogni persona e sarà ridotta per i domestici e i fanciulli al disotto dei 12 anni. Essa non potrà esigersi a carico di coloro la cui dimora nel Comune fosse inferiore a 5 giorni». Tale legge fu abolita alla vigilia del Mondiale di calcio, l’1 gennaio del 1989, in vista dell’afflusso turistico per Italia ‘90, ritenendo così che i prezzi degli alberghi sarebbero diminuiti(!). La legge sul federalismo fiscale ha rimesso in atto nel 2009, dunque quasi un secolo dopo, la norma di re Vittorio III.
Benefici ridotti
Stando ai dati dell’anno scorso i benefici per la Pubblica Amministrazione non sono così importanti come si potrebbe ritenere, considerato i flussi turistici, per esempio per Napoli e Milano l’incidenza è dello 0,3% mentre per una località termale come Montecatini la percentuale è dell’8,3. Milano e Roma hanno una tassa di soggiorno di 10 euro a notte per alberghi pentastellati, Venezia arriva a 12 euro, Firenze non supera gli 8 euro; le somme incassate dai Comuni devono essere dedicate all’organizzazione di eventi culturali e di interesse sociale e sportivo, ai servizi di trasporto pubblico, alla sostenibilità ambientale e, va da sé, alla promozione turistica.
Los Angeles è la città con la tassa di soggiorno più alta, vale il 15,5 per cento del costo di una notte, per un hotel da 260 dollari è di 40 dollari al giorno. La capitale federale, Washington D.C, è al 13,5 % 32 dollari, New York si attesta a 31 dollari, Las Vegas è a 25 dollari, in Scozia è stato introdotta una tassa pari al 5% del costo di una notte in hotel, Amsterdam quasi raddoppia la tassa rispetto a Roma e Milano, il costo è di 18,26 euro a notte, un hotel a 5 stelle, a Parigi, prevede una tassa di soggiorno di 11,70 euro, per un albergo a 4 stelle la cifra è di 8,45, per i 3 stelle si scende a 5,53. A Montecarlo il paradiso fiscale riguarda anche la tassa di soggiorno che, per gli hotel top, è fissata a 7 euro per notte. Anche Mosca impone la tassa ai turisti ma nell’ordine dell’1 per cento a notte sul prezzo dell’hotel, percentuale che salirà al 3% nel 2027. Londra non ha ancora deciso se applicare la tassa di soggiorno. «Quando una nazione tenta di tassare se stessa per raggiungere la prosperità è come se un uomo si mettesse in piedi dentro un secchio e cercasse di sollevarsi per il manico». (Winston Churchill)
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