Una nuova stangata rischia di abbattersi sul portafoglio delle famiglie italiane. A far scattare l’allarme è l’impennata dei prezzi delle materie prime energetiche legata al conflitto in Iran: secondo le stime, nei prossimi dodici mesi una famiglia potrebbe trovarsi a pagare fino a 540 euro in più tra bollette e carburante.
Il conto più salato riguarda le utenze domestiche. Un’analisi elaborata da Facile.it riferisce che, se la situazione internazionale dovesse rimanere tesa, l’impatto sulle bollette di luce e gas sarebbe significativo. Le previsioni indicano un aumento di 304 euro per il gas e di 98 euro per l’energia elettrica nell’arco dei prossimi dodici mesi. Un incremento che, sommato, porterebbe la spesa complessiva annuale per le forniture energetiche domestiche a 2.829 euro, vale a dire il 17% in più rispetto ai 2.427 euro stimati per il 2026 prima dello scoppio del conflitto.
Il quadro, spiegano gli esperti, è aggravato dal fatto che sul mercato sta diventando sempre più complicato trovare offerte a prezzo fisso, proprio a causa dell’elevata volatilità dei mercati energetici.
Le stime sono state elaborate prendendo come riferimento i consumi di una famiglia tipo, pari a 2.700 kWh annui per l’energia elettrica e 1.400 smc per il gas, e incrociandoli con le previsioni sull’andamento del PUN (Prezzo unico nazionale dell’elettricità) e del PSV, il valore di riferimento per il prezzo del gas. I dati previsionali sono quelli elaborati dalla EEX, European Energy Exchange, per i prossimi dodici mesi e tengono conto degli oneri e delle imposte attualmente in vigore, confrontando gli scenari prima e dopo l’esplosione del conflitto.
Ma la tensione internazionale non si riflette soltanto sulle bollette. Gli effetti si stanno già facendo sentire anche sui prezzi alla pompa. Il carburante ha iniziato a correre immediatamente dopo l’attacco. Per quanto riguarda la benzina in modalità self, rispetto ai valori del 23 febbraio, il prezzo è salito dell’1% il 2 marzo, è balzato al +4% il 4 marzo e ha raggiunto il +7% l’8 marzo. Tradotto in termini concreti, su base annua e considerando una percorrenza di 10mila chilometri, la spesa per il pieno di un’automobile è aumentata di 8 euro il 2 marzo, di 41 euro il 4 marzo e fino a 79 euro l’8 marzo rispetto ai livelli precedenti al conflitto.
Ancora più marcato l’effetto sul diesel. Il prezzo alla pompa in modalità self è cresciuto dell’1% il 2 marzo, ha toccato il +6% il 4 marzo e ha raggiunto addirittura il +15% l’8 marzo rispetto al 23 febbraio. Anche qui l’impatto sui costi di rifornimento è evidente: per un automobilista che percorre 10mila chilometri all’anno, l’aumento è passato da +8 euro il 2 marzo a +58 euro il 4 marzo, fino ad arrivare a +140 euro l’8 marzo.
Se per le famiglie il colpo è già tangibile, per il settore dei trasporti il peso rischia di diventare ancora più significativo. Le simulazioni di Facile.it mostrano che un camion impegnato in una tratta di 3mila chilometri ha visto crescere il costo del diesel di 14 euro il 2 marzo rispetto alla settimana precedente, aumento salito a 79 euro il 4 marzo e arrivato a 191 euro l’8 marzo.
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