Dalle micro-frodi mirate alle manipolazioni di mercato costruite a tavolino, il cybercrimine finanziario evolve e affina le proprie armi grazie all’intelligenza artificiale. Il risultato è un’escalation che colpisce in modo sempre più capillare i risparmiatori italiani: secondo il Report 2025 della Polizia Postale, i casi di criminalità economico-finanziaria trattati hanno raggiunto quota 27.085, mentre le somme sottratte negli ultimi due anni hanno superato i 269 milioni di euro, con una crescita annua superiore al 20%.
Non si tratta più di raggiri improvvisati, ma di veri e propri ecosistemi digitali della frode: piattaforme, identità fittizie, numeri virtuali e finte società d’investimento capaci di replicare l’aspetto e il linguaggio degli operatori autorizzati.
Le strategie invisibili che svuotano i conti
Il fenomeno si è fatto più subdolo. L’Osservatorio Cyber di CRIF segnala che nel primo semestre 2025 le frodi sono cresciute del 9,2%, trainate soprattutto dalle cosiddette micro-frodi: operazioni inferiori ai 10.000 euro, calibrate per non attivare i sistemi automatici di allerta bancaria. Piccoli colpi ripetuti, studiati per restare sotto i radar e moltiplicarsi silenziosamente. È una tattica che punta sulla probabilità statistica: cifre contenute generano meno sospetti, ma su larga scala producono danni milionari.
La truffa si nasconde sui social e nello smartphone
Il punto debole, spesso, è lo smartphone. Secondo il VI Rapporto Assogestioni-Censis sull’educazione finanziaria, il 48% degli italiani ha ricevuto almeno una proposta di investimento sospetta tramite social network o telefono. Le trappole digitali fanno leva su una dinamica psicologica ben nota: la FOMO, acronimo di Fear Of Missing Out, la paura di restare esclusi da un’opportunità apparentemente irripetibile. Promesse di rendimenti rapidi, grafici in crescita costante: tutto contribuisce a creare un senso di urgenza che spinge a decidere in fretta.
L’uso del telefono amplifica il rischio. Schermi piccoli, notifiche continue, distrazioni tipiche della mobilità riducono la capacità di cogliere incongruenze e segnali d’allarme. Gli esperti raccomandano una regola semplice: evitare di sottoscrivere contratti finanziari direttamente dal cellulare, soprattutto in contesti non verificati.
L’inganno del Pump and Dump
Tra le tecniche più aggressive c’è il cosiddetto Pump and Dump, uno schema di manipolazione che promette guadagni facili simulando l’operatività dei professionisti e che è diventato sempre più sofisticato grazie all’intelligenza artificiale. Come funziona? I truffatori acquistano per primi titoli poco scambiati a prezzi bassissimi. Poi, attraverso chat private, social e piattaforme di trading fittizie, convincono centinaia di persone a comprare lo stesso titolo. Si genera così un aumento artificiale del prezzo – il pump. Quando il valore appare in forte crescita e le vittime, illuse dalle prime plusvalenze virtuali, continuano a investire, i truffatori vendono le proprie quote ai prezzi gonfiati – il dump. Una volta cessata la spinta artificiale, il titolo può perdere fino al 90% in pochi minuti, lasciando gli investitori con carta straccia.
In alcuni casi, la manipolazione è ancora più radicale: il mercato non viene alterato, viene inventato. Attraverso piattaforme digitali costruite ad hoc, i truffatori mostrano rendimenti inesistenti, grafici in costante ascesa e saldi in crescita. Ci sono risparmiatori partiti con 4.000 euro e arrivati a versarne 170.000, convinti da guadagni solo virtuali. Il conto sembra prosperare, finché al momento del prelievo tutto si azzera o la piattaforma scompare.
Ma non è tutto, un ulteriore elemento di rischio riguarda i profili social clonati. Bisogna prestare attenzione alla fonte da cui arrivano i segnali operativi. Spesso i profili social usati dai truffatori imitano profili reali, modificando impercettibilmente il nome originale con un punto, una linea o una lettera diversa. L’obiettivo è sfruttare la reputazione di professionisti e società note. “Verificare la presenza della spunta blu, controllare i riferimenti sui canali ufficiali e diffidare di richieste di bonifici verso giurisdizioni opache, come paradisi fiscali o conti esteri difficilmente tracciabili, come le Isole Cayman o Cipro, rappresenta una difesa minima ma essenziale”, avverte Andrea Unger, esperto di trading. “Non abbiate paura di dubitare: in questo mondo è doveroso”.
La risposta delle istituzioni
Il contrasto istituzionale prova a tenere il passo. Nel solo 2025 la Consob ha oscurato oltre 307 siti abusivi. Il Commissariato di P.S. Online si conferma un presidio fondamentale: 5,2 milioni di visite, 76 milioni di accessi, oltre 94 mila segnalazioni gestite tra phishing e attacchi informatici, 26 alert diramati e più di 25 mila richieste di informazioni coordinate.
Accanto alle attività di contrasto, assume importanza il ruolo preventivo e formativo, promuovendo iniziative di sensibilizzazione ed educazione finanziaria che coinvolgano anche istituti scolastici, studenti, docenti e genitori. “L’unico investimento sicuro resta la conoscenza: l’alfabetizzazione finanziaria è senza dubbio l’arma più efficace per individuare promesse poco plausibili e bloccare le truffe sul nascere – sottolinea Unger – Non è solo una questione economica, ma di tutela del cittadino e di fiducia nel sistema. E chi è vittima deve denunciare: più segnalazioni significano maggiori possibilità di indagini efficaci”.
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