Una svolta destinata a ridefinire le traiettorie di sviluppo economico del Paese e dell’intera Europa sta prendendo forma. La recente nascita del Distretto Unico della Manifattura del Nord rappresenta un passo in avanti decisivo proprio in questa direzione, compiuto con la regia strategica di Regione Lombardia e dell’assessore allo Sviluppo Economico, Guido Guidesi. L’accordo operativo che salda e fortifica le politiche industriali di Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna e Liguria dà vita alla più grande concentrazione manifatturiera dell’Unione Europea grazie alla collaborazione di cinque territori ad altissima vocazione produttiva. Oltre al già citato Guidesi, a sottoscrivere l’alleanza manifatturiera del Nord sono stati gli assessori allo Sviluppo Economico Andrea Tronzano per il Piemonte, Massimo Bitonci per il Veneto, Vincenzo Colla per l’Emilia-Romagna e Alessio Piana per la Liguria.
Il risultato ottenuto è un’unione di forze senza precedenti che posiziona il nuovo super-distretto al vertice della competitività continentale, superando di gran lunga i tradizionali motori regionali d’Europa per ricchezza generata, capacità di export e solidità delle filiere. Questa alleanza trasversale guidata dalla Lombardia trasforma l’Italia settentrionale in un soggetto economico unitario dotato di una forza d’impatto rilevantissima, capace di dettare l’agenda e di far valere la voce dei distretti produttivi ai tavoli europei e internazionali che contano.
Da un punto di vista politico, la creazione del Distretto Unico risponde a un’esigenza non più rinviabile: creare un solido argine contro le derive dirigiste e i lacci burocratici targati Ue, che hanno di fatto sacrificato la crescita e la produttività sull’altare dell’ideologia e del centralismo. Per anni, infatti, l’apparato produttivo italiano ha dovuto subire gli effetti di una iper-regolamentazione comunitaria calata dall’alto e slegata dalle specificità dei territori. Rispetto all’approccio teorico e all’impostazione dogmatica proprie della fallimentare stagione del Green Deal, il patto manifatturiero a guida lombarda oppone un pragmatismo economico fondato sulla sostenibilità reale, sulla tutela delle filiere e sulla competitività internazionale. Presentandosi a Bruxelles con il peso politico di oltre la metà del Pil italiano, le cinque regioni del Nord intendono ridefinire i paletti degli aiuti di Stato, richiedere un ampliamento del regime de minimis e abbattere i vincoli che penalizzano gli investimenti tecnologici e i grandi progetti d’interesse europeo.
I riflessi di questo progetto di sistema si proiettano con forza internamente, sul sistema Italia. La Cabina di Regia delle Regioni del Nord non nasce infatti per sollevare rivendicazioni territoriali, ma per offrire al governo nazionale un modello virtuoso e una sponda propositiva per rilanciare la politica industriale del Paese.
Il cuore propulsivo di questo approccio risiede nell’innovazione sul campo, ambito in cui la Lombardia fa da apripista: ne sono un esempio concreto le prime sei candidature pervenute a Palazzo Lombardia per l’attuazione delle Zone di Innovazione e Sviluppo (Zis), l’ambizioso strumento di politica industriale ideato proprio dall’assessore Guido Guidesi. Progetti avanzati che spaziano dalla meccatronica all’intelligenza artificiale, dall’agroindustria e agritech al tessile e abbigliamento, fino alla riabilitazione e longevità e al comparto farmacologico, biomedicale e sanitario. Un modello di sviluppo integrato che la Lombardia pone ora a fondamento dell’intero distretto settentrionale.
Il pragmatismo della regia lombarda ha trovato immediata conferma anche sul fronte finanziario e del credito. I cinque assessori regionali coinvolti nell’iniziativa hanno impresso una forte accelerazione in tal senso aprendo un tavolo di confronto diretto con l’Associazione Bancaria Italiana e con le ABI regionali. La consapevolezza di fondo, esplicitata peraltro dagli stessi protagonisti, è chiara: non può esserci crescita senza un accesso al credito fluido e calibrato sulle reali esigenze delle imprese. In una fase di forte volatilità dei mercati, garantire liquidità e rafforzare gli strumenti di garanzia rappresenta la precondizione per sostenere sia i Piani di investimento a lungo termine sia le esigenze del capitale circolante delle pmi.
Il metodo inaugurato da Regione Lombardia fa della sinergia con il mondo dell’impresa e le Confindustrie regionali il suo punto di forza. Un’alleanza strategica che vivrà uno dei suoi momenti decisivi a Milano, il prossimo 23 ottobre, in occasione del World Manufacturing Forum. In quel contesto internazionale, sotto la guida della Lombardia, il fronte unitario del Nord presenterà un pacchetto di proposte condivise da far confluire nel prossimo Decreto Imprese del Governo, per poi portare la voce del nuovo gigante manifatturiero direttamente al centro delle istituzioni europee. Una strategia che punta a rafforzare il Nord come motore dello sviluppo e dell’innovazione in Italia e in Europa.
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