Produrre energia dalla grappa. In Italia alcune storiche distillerie stanno sperimentando – o lo hanno già reso una parte integrante del proprio modello produttivo – sistemi innovativi capaci di estrarre dagli scarti di lavorazione biometano e biocombustibili per alimentare impianti, riscaldare stabilimenti, produrre elettricità e diventare anche carburante per i trasporti. Le vinacce, infatti, dopo la spremitura dell’uva e l’estrazione del distillato contengono ancora una significativa quantità di sostanza organica che può essere recuperata e valorizzata.
Un esempio particolarmente virtuoso arriva dal Veneto, dove la storica distilleria Bonollo 1908 è stata la prima in Italia a creare dalle vinacce biometano destinato al riscaldamento e alla produzione di energia elettrica. L’impianto, inaugurato nel 2023 in provincia di Padova, è in grado di produrre in media 10.000 metri cubi di biometano al giorno, arrivando a circa 2,5 milioni di metri cubi all’anno. Il gas prodotto viene quindi immesso nella rete di distribuzione gestita da Italgas, per soddisfare i consumi medi di circa 3.000 famiglie.
«A circa tre anni di distanza, dopo un investimento di oltre 2 milioni, i risultati sono positivi – afferma Elvio Bonollo, rappresentate della quarta generazione della famiglia alla guida dell’omonima distilleria e consigliere di amministrazione – Possiamo dire che nell’ultima campagna produttiva siamo riusciti ad aumentare di più del 15% la produzione rispetto all’anno precedente».
Dietro questo risultato, però, non c’è soltanto un investimento in tecnologia. L’idea di valorizzare le vinacce affonda le radici nella storia stessa dell’azienda. È una visione che risale addirittura al 1908, anno in cui Giuseppe Bonollo avviò l’attività di distillazione. Oggi, più di un secolo dopo, quello stesso principio viene reinterpretato alla luce delle esigenze della transizione energetica. Per l’azienda di Mestrino, il percorso è tutt’altro che concluso. La strategia prevede un ulteriore perfezionamento della gestione e delle rese dell’impianto, insieme all’ottimizzazione dei processi dedicati alla valorizzazione dei diversi sottoprodotti della distillazione. L’obiettivo è riuscire a sfruttare sempre meglio il potenziale contenuto nelle materie prime, aumentando l’efficienza complessiva del sistema.
D’altronde, il settore della grappa sembra avere caratteristiche particolarmente adatte al recupero energetico. Le vinacce sono infatti ricche di componenti organiche che, attraverso specifici processi, possono essere trasformate e utilizzate per la produzione di biogas. La distilleria, in questo modo, può diventare anche una piccola infrastruttura energetica integrata nella filiera agricola. E Bonollo 1908 non rappresenta un caso isolato. In Emilia il gruppo Caviro ha sviluppato a Faenza un sistema di valorizzazione degli scarti della lavorazione dell’uva capace di produrre biometano. Un approccio diverso arriva dalla Sicilia, dove la storica distilleria Bertolino ha sperimentato la possibilità di trasformare le vinacce in bioetanolo. In questo caso, il residuo della produzione della grappa e della distillazione diventa una materia prima per ottenere un combustibile alternativo destinato al settore dei trasporti.
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