Il collezionismo sale in carrozza, sulle rotte di un’esclusività perduta. C’è stato un tempo in cui il lusso viaggiava a un’altra velocità, su binari che portavano da Parigi a Venezia, da Vienna a Istanbul, passando da Budapest. Era l’epoca dei trains de luxe della Compagnie Internationale des Wagons-Lits, «la prima grande multinazionale del lusso su rotaia». A bordo di carrozze finemente arredate, tra legni pregiati, velluti, cristalli e intarsi, il viaggio diventava un’esperienza di stile e mondanità. Ai passeggeri di questi alberghi su rotaia veniva infatti garantito un servizio ispirato all’alta hotellerie dell’epoca. Un privilegio per pochi, sognato da molti. A rendere immortale quella stagione fu soprattutto l’Orient Express, il treno entrato nell’immaginario collettivo come simbolo del viaggio elegante tra Occidente e Oriente. Ma l’universo dei convogli de luxe era molto più vasto: andava dal Train Bleu, che collegava Calais e Parigi alla Costa Azzurra e a Sanremo, al Sud Express diretto verso la penisola iberica, fino alle altre rotte che attraversavano il Vecchio Continente. Il mito viaggiò anche oltre l’Atlantico, dove nacquero altre icone del trasporto ferroviario d’élite.
Di quel periodo sono sopravvissute non soltanto le suggestive immagini tramandate dalla letteratura e dal cinema, ma anche alcune testimonianze materiali oggi al centro di un collezionismo estremamente sofisticato e di nicchia. «In questo settore non esiste un mercato vero e proprio. Ai più manca infatti la cultura necessaria per apprezzare certe raffinatezze. Parliamo dunque di una sottocategoria del collezionismo, con poche aggiudicazioni e pochi pezzi veramente importanti in circolazione. A trainare il segmento sono cinque o sei veri appassionati a livello mondiale, tra cui il sottoscritto, che nel tempo è riuscito ad accaparrarsi i pezzi più rari», racconta a Moneta Alessandro Bellenda, il più grande collezionista di memorabilia ferroviaria della Compagnie des Wagons Lits, titolare della galleria L’Image di Alassio. Negli anni, l’esperto è riuscito a recuperare e ricostruire interi ambienti originali dei grandi treni di lusso, salvando dalla demolizione pannelli decorativi e altri elementi d’arredo.

Nel “forziere” dei pochi intenditori trovano posto manifesti pubblicitari originali, brochure, fotografie, documenti e oggetti legati alla vita a bordo, compresi i menù e la posateria dei vagoni ristorante. Ricercatissimi sono poi gli arredi, in molti casi considerati veri e propri capolavori di arte e di design. «L’apice della bellezza e dell’estetica Art Déco si concentra tra il 1922 e il 1929: appena sette anni, ma sufficienti a raggiungere il massimo splendore del lusso ferroviario. Nel 1922 entrarono in servizio le celebri carrozze metalliche blu del Train Bleu, con gli interni progettati da René Prou. Il culmine fu raggiunto proprio nel 1929, anno che rappresentò al tempo stesso l’apoteosi e il canto del cigno di quell’epoca. Entrò infatti in servizio una nuova serie di vagoni letto interamente decorati da Prou, affiancati da trentaquattro carrozze salone destinate ai treni di lusso diurni diretti verso la Costa Azzurra e le principali località termali. Qui la ricercatezza si esprimeva attraverso gli straordinari elementi in vetro realizzati da Lalique», racconta Bellenda.

Assieme ai servizi da tavola, alle argenterie pregiate di Christofle e ai servizi in porcellana Haviland di Limoges, questi oggetti sono per eccellenza i più raffinati. Nonché i più rari. La loro eccezionalità è dovuta anche al fatto che, tra gli anni Sessanta e Settanta, gran parte delle carrozze storiche venne demolita, facendo scomparire per sempre molti degli arredi originali. «Si tratta di pezzi difficili da reperire e dunque anche molto costosi. A contenderseli sono solo i collezionisti di primo ordine», annota l’esperto italiano, tra i pochi ad avere un numero di memorabilia davvero degno di nota, sia per ricercatezza estetica, sia per valore. La ricerca non si basa soltanto sulla rarità dell’oggetto, ma anche sulla sua provenienza e sulla capacità di ricostruire il contesto in cui è nato e ha viaggiato. Un pannello decorativo, una lampada, un documento di servizio, una pubblicazione pubblicitaria o un képi da conducteur (il cappello indossato dall’addetto responsabile per ogni vettura letto) acquistano infatti un valore diverso quando possono essere ricondotti a una determinata carrozza, a un preciso itinerario o a una stagione della storia della compagnia ferroviaria.
In un’epoca in cui i trasporti low-cost sembrano l’unica soluzione all’altezza del viaggiatore moderno, il fascino dell’Orient Express rivive con maggiore forza evocativa. Anche come investimento culturale.

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