Djokovic (che oggi alle 14.30 sfiderà Sinner a Wimbledon), Federer e Nadal hanno costruito fortune sportive in un’epoca in cui il tennis distribuiva molti meno soldi. Ma oggi gli Slam pagano quasi il doppio rispetto a dieci anni fa e questo potrebbe cambiare per sempre la classifica dei guadagni.
Per anni il record dei premi sembrava destinato a rimanere nelle mani dei Big Three. Novak Djokovic, Roger Federer e Rafael Nadal hanno dominato il tennis mondiale per oltre vent’anni, accumulando vincite che apparivano irraggiungibili. Ma il giro d’affari sta cambiando così rapidamente da rendere possibile uno scenario impensabile fino a pochi anni fa: vedere Jannik Sinner o Carlos Alcaraz diventare i primi tennisti della storia a superare i 200 milioni di dollari di montepremi.
La nuova generazione corre più veloce
Non si tratta soltanto di una questione di talento. A giocare un ruolo decisivo è soprattutto l’inflazione dei montepremi che, nell’ultimo decennio, ha trasformato il valore economico di ogni vittoria. Secondo la classifica Atp aggiornata al 29 giugno 2026, Novak Djokovic guida la graduatoria dei guadagni in carriera con oltre 193,4 milioni di dollari, davanti a Rafael Nadal con quasi 135 milioni e Roger Federer con 130,6 milioni. Più staccati Alexander Zverev, Carlos Alcaraz e Jannik Sinner, che hanno già superato quota 64 milioni di dollari nonostante abbiano rispettivamente 23 e 24 anni.
Sinner e Alcaraz hanno già accumulato circa la metà dei guadagni complessivi di Federer pur dovendo ancora entrare negli anni che, statisticamente, rappresentano il picco della carriera di un tennista. Ancora più significativo il confronto con Pete Sampras, che ha chiuso la propria carriera con poco più di 43 milioni di dollari di premi: una cifra che Sinner e Alcaraz hanno già ampiamente superato.
Il vero motore è l’inflazione dei montepremi
La spiegazione non sta nei risultati sportivi ma nel boom economico del tennis. Tra il 2016 e il 2026 il montepremi complessivo degli Australian Open è aumentato di oltre il 150%, quello di Wimbledon di circa il 129%, mentre Roland Garros e US Open hanno praticamente raddoppiato il valore dei premi distribuiti ai giocatori.
Dietro questa crescita ci sono l’aumento dei ricavi televisivi, sponsorizzazioni sempre più ricche, stadi pieni e una maggiore capacità degli Slam di monetizzare il proprio marchio a livello globale. Una parte di queste entrate è stata redistribuita agli atleti (che comunque protestano chiedendo di più), facendo lievitare il valore economico di ogni turno superato.
Nel 2016 il vincitore di Wimbledon incassava 2 milioni di sterline. Dieci anni dopo , 3,6 milioni di sterline, +80%. Ancora più marcata è stata la crescita del montepremi complessivo del torneo, passato da 28,1 milioni a 64,2 milioni di sterline, +129%. Un’evoluzione analoga si è registrata anche negli altri Slam
Perché confrontare le generazioni è fuorviante
Djokovic, Nadal e Federer hanno costruito gran parte del proprio patrimonio economico in un’epoca in cui il circuito metteva in palio assegni decisamente inferiori.
Quando Federer iniziava a vincere Slam, il premio destinato al campione di Wimbledon era poco più della metà di quello attuale. Lo stesso valeva per gli Australian Open e per gran parte dei Masters 1000.
Questo significa che il confronto tra generazioni non può limitarsi alle cifre incassate. I Big Three hanno fissato standard tecnici probabilmente irripetibili ma dal punto di vista economico hanno giocato una parte consistente della loro carriera in un circuito che valeva molto meno: In un certo senso, si può dire che sono diventati i migliori ma negli anni sbagliati.
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L’effetto si coglie anche osservando le migliori stagioni della storia. Nel 2015 Novak Djokovic stabilì il record di prize money in un singolo anno, superando i 21,6 milioni di dollari. Oggi una stagione oltre i 20 milioni di dollari non rappresenta più un’eccezione per i migliori del circuito.
Il muro dei 200 milioni non è più fantascienza
Se il valore dei tornei continuerà a crescere, anche a ritmi inferiori rispetto all’ultimo decennio, i nuovi campioni potranno raggiungere cifre mai viste nella storia dello sport. Sinner o Alcaraz potrebbero vincere meno Slam di Djokovic ma, allo stesso tempo, superarlo nei guadagni complessivi.
Il traguardo dei 200 milioni di dollari non appare più un’utopia. Se Sinner e Alcaraz riusciranno a restare ai vertici del ranking per altri dieci o dodici anni, in un circuito che continua ad aumentare il valore dei propri tornei, potrebbero beneficiare di una dinamica economica che Federer, Nadal e Djokovic hanno conosciuto solo nella parte finale della loro carriera.
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