Semaforo verde: gli affari hanno imboccato il binario giusto. Chi pensava che i trenini da collezione fossero un gioco da ragazzi s’è dovuto ricredere. Negli ultimi anni, quei convogli in miniatura spesso dimenticati in soffitta tra i ricordi d’infanzia sono infatti tornati a correre veloci nei cataloghi delle aste internazionali di settore. Ciuf ciuf, il fermodellismo d’epoca è un asset alternativo da tenere particolarmente d’occhio, se non altro a motivo dei rialzi record registrati di recente nelle compravendite. A inizio anno, per esempio, una locomotiva Märklin HO serie 3048 in scatola originale con binari è stata aggiudicata per 4.200 euro, pari a tre volte il suo valore iniziale. E non si tratta di un exploit isolato, ma della spia di un fenomeno più ampio: secondo i dati aggregati delle principali piattaforme di e-commerce, in Europa il volume d’affari legato al collezionismo di fascia alta e di modelli usati cresce del 18% su base annua.
In carrozza
A salire sulla carrozza del collezionismo nei posti di prima classe sono soprattutto gli acquirenti tra 40 e 60 anni, affiancati da una nuova leva di investitori under 40 interessati ad alimentarne la passione per il modellismo con occasioni destinate a offrire una possibile rivalutazione nel tempo. La mappa delle quotazioni si divide innanzitutto tra due grandi filosofie di collezionismo: il modellismo dinamico, basato su convogli motorizzati nati per viaggiare sui plastici, e quello statico, focalizzato sulla meticolosa fedeltà riproduttiva e su pezzi espositivi d’alta precisione. All’interno di queste macro-categorie, il mercato oscilla tra il collezionismo delle rarità assolute e la compravendita dei grandi marchi industriali del dopoguerra.
In testa al convoglio dei record mondiali si piazza il leggendario Lionel 400E State Set del 1934, aggiudicato alle aste a stelle e strisce per la cifra capogiro di circa 250 mila dollari. Subito dietro si collocano le produzioni artigianali in ottone firmate dai maestri svizzeri e tedeschi come Micro-Metakit e Lematec, veri capolavori di micro-ingegneria prevalentemente statica che viaggiano costantemente tra 3 e 12mila euro per singolo pezzo. Guardando invece agli esemplari dinamici più accessibili, la vera motrice del mercato resta il colosso tedesco Märklin, le cui serie prebelliche e le produzioni in Scala 1 degli anni Cinquanta e Sessanta vantano rivalutazioni medie del 22% l’anno, oscillando fra 300 e oltre 4.500 euro. Ma la vera sorpresa è il forte recupero dell’italiana Rivarossi: le riproduzioni delle locomotive FS anni Sessanta, su tutte la E.444 “Tartaruga” o le articolate E.636, sono contese a suon di rilanci da compratori di tutta Europa con prezzi che sfiorano i 2mila euro per gli esemplari immacolati. Stabile ma con picchi d’interesse la vicentina Lima, i cui set d’epoca dedicati all’ETR 300 “Settebello” valgono ormai più di 350 euro.
Vernici e matricole
In linea generale, risulta utile distinguere i pezzi che possono davvero ingranare la marcia da quelli destinati invece a restare su un binario morto. Il dettaglio più curioso da valutare è la presenza della confezione originale: la scatola d’epoca intonsa, con le sue grafiche illustrate d’arte, incide da sola dal 40% al 60% sulla quotazione del modello. Altrettanto decisiva è la variante cromatica collegata al numero di matricola: una locomotiva stampata in livrea verde standard si attesta sui 400 euro, ma lo stesso identico modello realizzato in tiratura limitata bordeaux o marchiato con le sigle da collezione “Insider” e “MHI” supera facilmente quota 2mila. Contano infine l’assenza di ritocchi (la vernice d’epoca possiede infatti una patina opaca che un restauro finirebbe per rovinare e svalutare), la presenza delle minuterie in metallo originali e la perfetta funzionalità della meccanica nei modelli dinamici, elemento che da solo garantisce un premio del 35% sul prezzo d’asta. In tal senso, la quotazione finale è il risultato di una combinazione tra rarità, integrità e conservazione.
Per arrivare in orario sull’affare senza rischiare deragliamenti, la regola d’oro degli esperti è una sola: mai azionare il freno d’emergenza per la fretta di vendere (e monetizzare). Incrociare prima i numeri di matricola sui cataloghi e fare una corretta perizia è spesso l’unico modo per capire se in soffitta si nasconde un semplice gioco d’infanzia o la motrice di un piccolo affare.
© Riproduzione riservata