Suerrature cifrate d’ottone, impugnature in cuoio cucito a mano e angoli rinforzati da minuterie dorate. Il lusso old money che accompagnava le giornate lavorative di avvocati d’affari, banchieri, capitani d’impresa e diplomatici ha cambiato pelle. Nel vero senso della parola. Le valigette ventiquattrore vintage in saffiano, coccodrillo o rettile stanno vivendo una seconda e inaspettata giovinezza commerciale che travalica di gran lunga la loro tradizionale funzione. Nelle vendite internazionali d’alta fascia sta avvenendo infatti una trasformazione che di certo non sfugge ai cacciatori d’affari. Le attaché cases e le borse da lavoro degli anni Ottanta e Novanta sono diventate oggetti da collezione con valori di listino piuttosto solidi, a testimonianza di come l’eleganza formale del passato sia diventata un elemento di forza nell’ottica dell’investimento alternativo.
A spingere il riprezzamento verso l’alto è, come spesso accade, un insieme di fattori: la spiccata rarità dei pezzi d’archivio custoditi in condizioni impeccabili, l’ascesa inarrestabile del cosiddetto quiet luxury e un interesse trasversale per tutto ciò che fa tendenza. Ieri come oggi. Nelle aste di settore viene innanzitutto premiata la solidità del pezzo. Se le borse da lavoro morbide e in pelle arrivano a sfiorare quota 4mila euro, le valigette a scheletro rigido conquistano il mercato con esemplari che al martelletto superano le stime iniziali anche del 30 o 50 per cento.
Pelletteria d’autore
In cima all’ideale borsino (ci sia concesso il gioco di parole) di questa nicchia della pelletteria d’autore brillano due icone francesi. La prima è la classica attaché case di Louis Vuitton nella storica tela Monogram, con le sue famose serrature a tre cifre della svizzera Amiet, placcate in oro giallo e caratterizzate da un inconfondibile clic meccanico allo scatto. Le varianti morbide Serviette Conseiller si attestano tra 2 e 3.500 euro, mentre i modelli rigidi di tipo Diplomate con combinazioni cifrate personalizzate passano di mano con quotazioni che in alcuni casi sfiorano addirittura quota 20mila euro. L’altro colosso è Hermès, con la leggendaria Sac à Dépêches resa celebre da Grace Kelly: nelle sue edizioni rigide o in pelli pregiate come la classica pelle Box o il raro coccodrillo Porosus, questa borsa da lavoro si posiziona in una fascia di vendita tra gli 8 e i 25mila euro. Tra gli oggetti più desiderati si posizionano alcuni modelli firmati Goyard, come l’Ambassade, con la ricercata presenza di iniziali personalizzate o di bande cromatiche dipinte a mano. Per questi esemplari particolari, il prezzo tocca i 6.500 euro.
Il collezionismo di settore trova poi vivacità anche grazie a modelli curiosi e rari come una Ferrari 24-Hour Briefcase messa all’asta da Sotheby’s. La particolarissima ventiquattrore realizzata per la casa di Maranello in tela monogrammata con rifiniture in pelle chiara e chiusure cifrate è entrata di diritto nel mercato dei memorabilia del Cavallino, acquisendo per questo un ulteriore valore. L’esemplare, perfettamente conservato con le sue combinazioni d’origine ancora azzerabili, è stato venduto per 9.600 euro. Altrettanto apprezzati sono i modelli di maggiore pregio targati Dunhill e Asprey, fiori all’occhiello della tradizione britannica, che si aggirano tra i 2.500 e i 7mila euro.
Non è da meno il grande collezionismo legato all’eccellenza italiana. Accanto agli esemplari rigidi in coccodrillo degli anni Ottanta e Novanta firmati Gucci e Gianfranco Ferré, capaci di toccare quota 12mila euro per specifici lotti immacolati, spicca il primato milanese di Valextra. La storica valigetta rigida Costa o la classica ventiquattrore, celebri per il caratteristico taglio a 45 gradi del bordo laccato a mano e le iconiche chiusure a scatto integrato, in casi specifici arrivano a costare oltre 6mila euro. E va forte anche il mercato del riuso d’alta gamma, con modelli dal design più recente ma entrati di diritto nella storia, come la cartella in pelle Saffiano firmata Prada con il celebre triangolo smaltato.
Fattori chiave
Agli aspiranti compratori, così come ai collezionisti di lungo corso, gli esperti suggeriscono di valutare il possibile affare considerando tre elementi chiave. In primis la meccanica originale: la presenza di serrature d’epoca funzionanti, ruotismi azzerabili, compassi laterali e chiavi d’archivio si ritiene possa incidere per quasi un terzo sulla stima. Segue l’integrità esterna: l’assenza di crepe su pelli pregiate e tele d’archivio può aumentare la valutazione fino al 40 per cento. Infine va ispezionata la conservazione degli interni: camosci immacolati, privi di macchie d’inchiostro e dotati dei divisori originali rappresentano un dettaglio che spinge rapidamente le contrattazioni verso il rilancio finale.
Passando di mano in mano, gli esemplari di maggior pregio diventano pezzi da investimento alternativo. Un tempo i lupi in grisaglia della finanza e del business ci mettevano dentro documenti riservati, bilanci e piani industriali in ciclostile. Oggi invece in quei gioielli di cuoio e ottone è racchiuso direttamente un potenziale tesoretto tutto all’insegna del collezionismo vintage.
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