L’Italia rafforza la propria leadership nella nautica di lusso e si conferma il principale polo mondiale della cantieristica high-end. In un contesto internazionale caratterizzato da una contrazione della domanda, il settore italiano continua infatti a crescere, intercettando la quota maggioritaria dei nuovi ordini mondiali e consolidando un primato costruito su capacità industriale, innovazione e specializzazione produttiva.
Secondo il Report Deloitte-Confindustria Nautica, nel periodo 2020-2025 il comparto nazionale registra una crescita media annua composta (Cagr) dell’1,3%, in netta controtendenza rispetto al dato globale, che segna invece una flessione del 2,1%. Un risultato che si traduce in una quota pari al 62% dei nuovi ordini mondiali nel 2025, confermando il ruolo centrale dell’industria italiana nel mercato internazionale della nautica di alta gamma.
La forza del sistema produttivo si concentra in particolare lungo alcune direttrici territoriali che rappresentano i principali hub della cantieristica nazionale: Liguria, Toscana, Emilia-Romagna e Marche. Si tratta di distretti industriali che hanno saputo sviluppare competenze integrate lungo tutta la filiera, dalla progettazione alla costruzione, fino agli allestimenti e ai servizi specializzati.
Tra i territori più dinamici emergono le Marche, che hanno superato la soglia del miliardo di euro di attività complessive e rappresentano uno dei principali poli italiani della nautica di lusso. Nella regione viene costruito tra il 15% e il 20% degli yacht realizzati in Italia, mentre il polo di Ancona guidato da Fincantieri riveste un ruolo di primo piano nella produzione di navi da crociera di lusso.
La specializzazione produttiva marchigiana si concentra sulle grandi imbarcazioni di fascia alta, con yacht superiori ai 40-50 metri e navi da crociera comprese tra le 30mila e le 50mila tonnellate di stazza lorda. All’interno del comparto regionale, gli yacht tradizionali rappresentano il 67% della produzione, mentre gli explorer yacht incidono per il 17%. Oltre il 90% delle vendite è destinato ai mercati esteri, a conferma della forte vocazione internazionale del settore.
Le prospettive restano favorevoli anche sul fronte della domanda. Secondo le stime elaborate da Marche Yachting & Cruising e dall’Università Politecnica delle Marche, il mercato nautico retail globale dovrebbe crescere a un ritmo medio del 6% annuo nel prossimo triennio, offrendo ulteriori opportunità per i cantieri italiani.
La competitività del comparto si fonda su una filiera articolata e altamente specializzata. Nel cluster marchigiano operano undici cantieri, tre studi di design, tre contractor per gli interni, quattro aziende di componentistica tecnica, tre impiantisti, otto società di servizi e due istituzioni. Una struttura che riflette il modello industriale italiano della nautica: una rete integrata di competenze che consente di presidiare l’intero ciclo produttivo e di mantenere elevati standard qualitativi.
Proprio per valorizzare questo patrimonio industriale e rafforzarne la visibilità internazionale, dal 10 al 12 giugno si terrà l’iniziativa “Marche: the unseen capital of luxury shipbuilding”, realizzata con il supporto di ATIM, l’Agenzia per il Turismo e l’Internazionalizzazione delle Marche. L’evento accompagnerà operatori e media internazionali alla scoperta dei principali siti produttivi del territorio attraverso incontri di approfondimento e visite ai cantieri.
«Si tratta di un evento utile a diffondere il significato e l’importanza del comparto nell’economia marchigiana oltre ai grandi risultati ottenuti in questi settanta anni di storia», ha sottolineato Maurizio Minossi, presidente di Marche Yachting and Cruising Association.
«La nautica di lusso rappresenta una delle eccellenze più distintive e apprezzate delle Marche, un settore altamente specializzato che unisce capacità produttiva, innovazione e una forte vocazione internazionale», ha dichiarato Marina Santucci, direttrice di ATIM. «È un settore che sta raggiungendo risultati straordinari e che riteniamo importante valorizzare e raccontare anche ai media stranieri».
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