Porcellane raffinatissime, giade scolpite con straordinaria perizia, bronzi cerimoniali e preziosi coralli intagliati. All’ombra della Grande Muraglia, simbolo millenario del Celeste Impero, sono nati alcuni degli oggetti più ricercati dal mercato internazionale del collezionismo. Si tratta di pezzi pregiati, testimonianza di una antica civiltà ancora oggi sospesa tra la storia e il desiderio contemporaneo. Nel segno di questi tesori, l’Oriente e l’Occidente non sono mai stati così vicini: intenditori e appassionati di tutto il mondo, infatti, tengono vivo un circuito di scambi sempre più esigente, in grado di muovere quasi 9 miliardi di dollari l’anno a livello globale. A trainare questo flusso è soprattutto la crescente attenzione verso i manufatti capaci di coniugare integrità conservativa, provenienza documentata e altissima qualità esecutiva, mentre la domanda si concentra progressivamente su esemplari di eccellenza assoluta.
«Per questo segmento la clientela è composta innanzitutto da acquirenti asiatici, capaci di andare oltre la dimensione estetica e di valutare il forte carattere storico di alcuni oggetti. Ma siccome la bellezza non conosce latitudini, anche gli occidentali sono molto attivi e presenti nelle aggiudicazioni», racconta a Moneta Daniele Amodio, coordinatore italiano del dipartimento Arte Orientale de Il Ponte Casa d’Aste.
Qianlong
Il momento d’oro per la produzione cinese di alto artigianato, sottolinea l’esperto, coincide con il regno di Qianlong, tra il 1735 e il 1796. Durante quei sessant’anni la corte Qing promosse una straordinaria fioritura creativa, affidando alle botteghe di palazzo la realizzazione di opere destinate a celebrare prestigio, autorità e ricchezza della dinastia. «Una datazione riconducibile a quel periodo rappresenta uno dei principali fattori di attrattività», chiosa Amodio. A confermarlo sono anche alcune recenti aggiudicazioni effettuate dal già citato dipartimento d’asta guidato da Jean Gauchet. Tra queste spiccano due grandi vasi ornamentali con coperchio in porcellana Famiglia Verde, databili tra XVIII e XIX secolo, saliti a 87.500 euro, e una placca a smalti policromi decorata con Immortali, dell’epoca Qianlong, battuta a 32.500 euro. «Il valore è dato dalla raffinatezza, dalla qualità dei decori e da un ricco apparato iconografico. Ricorrente è il motivo del drago a cinque artigli, associato alla figura dell’imperatore e per questo di grande prestigio».
Quando rarità, provenienza e abilità esecutiva si combinano, le quotazioni possono poi raggiungere livelli davvero esorbitanti. Da una parte tale risultato rispecchia la straordinarietà dell’esemplare, dall’altra corrisponde invece a una capacità degli acquirenti di intercettare e premiare le espressioni più alte della produzione imperiale cinese.
Nel caso delle porcellane, un ulteriore elemento di supporto all’attribuzione può essere rappresentato dai marchi di regno, spesso apposti alla base e riferiti ai diversi imperatori. Tuttavia, la loro presenza non è né costante né determinante. È dunque dall’insieme di più parametri che il mercato arriva a esprimere le sue valutazioni più estreme. Il caso più celebre resta quello del cosiddetto vaso Qianlong “Pinner”, un pregiatissimo esemplare decorato con pesci e motivi floreali, aggiudicato nel 2010 dalla casa d’aste londinese Bainbridges per oltre 80 milioni.
Compravendite
Nelle compravendite suscitano particolare apprezzamento anche gli oggetti in giada, materiale simbolo della tradizione cinese da sempre associato a valori di purezza, equilibrio e potere simbolico. «Qui la dimensione non è un aspetto decisivo, perché giade molto piccole possono aver quotazioni elevate». È accaduto, ad esempio, con uno storico sigillo imperiale in giada bianca venduto da Sotheby’s Hong Kong per quasi 19 milioni. Certe aggiudicazioni da capogiro, annota l’esperto, non sono però così frequenti perché i pezzi davvero rari sono molto difficili da reperire e il mercato si sta facendo sempre più selettivo. I grandi collezionisti, infatti, «puntano ormai alla qualità assoluta e acquistano solo ciò che ritengono davvero rilevante. Tutto il resto finisce fuori dal radar».

A sostenere questa dinamica è anche il fatto che il mercato abbia un baricentro soprattutto cinese, con compratori di fascia alta dotati di elevate capacità di spesa. Ovviamente, ciò non esclude che si possano chiudere affari anche a cifre più accessibili, magari puntando su oggetti destinati a intercettare gusti estetici più soggettivi.
Il prossimo 3 luglio, l’Italia tornerà a guardare proprio alle meraviglie orientali con una specifica asta organizzata da Il Ponte. «Tra i lotti più interessanti abbiamo un abito di corte Long pao imperiale rosso, decorato con un grande drago nella parte frontale. L’indumento tradizionale è ricamato in seta sfioccata a punto ricciolo con nuvole, perle infuocate, gru in volo, pipistrelli e simboli taoisti. Ci aspettiamo possa piacere molto». La base d’asta è fissata fra 3 e 5mila euro: qualcuno interessato? In bocca al lupo. Anzi, al Dragone.
© Riproduzione riservata