La Biennale di Venezia, al netto delle polemiche geopolitiche che l’hanno circondata, è alle porte e attorno a essa ha già avviato i motori la gigantesca macchina che porterà in laguna artisti e curatori. Anche quest’anno la critica internazionale dibatterà sull’efficacia dei contenuti e sulla scelta dei protagonisti; ma anche quest’anno, come è sempre stato, i riflettori del mercato saranno accesissimi perché poche manifestazioni mondiali come la Biennale di Venezia hanno il potere di influenzare il valore degli artisti e le loro future carriere.
Quanto avviene a Venezia, va detto, non è sempre un “lancio” da zero, ma spesso un’accelerazione decisiva verso il mercato globale, ovvero gallerie top e aste. Il volano principale riguarda la partecipazione alla mostra dell’Arsenale e ai padiglioni nazionali ai Giardini, ma non solo: il proliferare di eventi in tutta la città dimostra che a Venezia – dal 5 maggio in poi – quel che conta è esserci, nella convinzione di catalizzare il pubblico di addetti ai lavori, appassionati e collezionisti.
Un esempio si è avuto nei giorni scorsi con la riapertura del seicentesco Palazzo Gradenigo nel sestiere del Castello che rinasce come sede della Fondazione Güneştekin, dal nome dell’omonimo artista Ahmet Güneştekin che lo ha acquistato come terza sede dopo quella di Istanbul e Urla. Güneştekin in Turchia è una star le cui sculture monumentali, che ora saranno in mostra a cura del critico Sergio Risaliti, costano centinaia di milioni. Il suo sbarco in pompa magna a Venezia ha il motivato obiettivo di spingere il nome di Ahmet anche sul mercato globale, in Italia anche con il sostegno di una galleria romana che ne ha acquisito il mandato.
Il caso della neo fondazione e del suo prestigioso palazzo fa il pari con altre realtà permanenti o temporanee che qui a Venezia nascono con lo scopo di lanciare talenti emergenti ma anche di consolidare il successo di artisti storici. Uno di questi è il “poverista” Alighiero Boetti a cui Smac Venice, neonato centro artistico al secondo piano delle Paratie Vecchie (di proprietà delle Generali), dedicherà nei giorni della Biennale una grande retrospettiva curata da Elena Geuna, riunendo oltre 100 opere dell’artista.
Sulla medesima lunghezza d’onda avvengono interessanti (e a volte inedite) sinergie tra fondazioni, gallerie e musei, come quella che avrà luogo alla Fondazione Bevilacqua La Masa in piazza San Marco che, sempre nei giorni di preview della Biennale, ospiterà una mostra ideata e organizzata da Tornabuoni Art, con la partecipazione del Musée national Picasso-Paris. In mostra una serie di importanti nature morte di alcuni mostri sacri del Novecento come Picasso, Giorgio Morandi e Claudio Parmiggiani.
Un’altra partnership vedrà in campo la galleria Thaddaeus Ropac con la Fondazione Giorgio Cini che nella sede dell’isola di San Giorgio presenterà la più recente serie di dipinti monumentali dell’artista tedesco Georg Baselitz in una mostra a cura di Massimo Barbero.
Opinion leader globale sull’arte contemporanea e il suo valore è la Pinault Collection del magnate parigino del lusso che a Venezia detta la linea nei due spazi di Palazzo Grassi e Punta della Dogana; in occasione della Biennale 2026 presenta al pubblico quattro mostre che calibrano la consacrazione di artisti già iper quotati ad altri in decisa ascesa, come il pittore anglo-africano Michael Armitage – grandi narrazioni su tela dense di dolorosa memoria – la fotografa concettuale afroamericana Lorna Simpson, il performer brasiliano Paulo Nazareth (installazioni a mappe sui temi del razzismo e del nomadismo), il videoartista indiano Amar Kanwar.
Temi, quelli legati alle periferie del mondo, che da anni abitano le mostre alle biennali veneziane (e non solo) e che abiteranno anche l’edizione che sta per inaugurarsi sotto il titolo di Minor Keys, un atto d’amore postumo (la curatrice è prematuramente scomparsa) verso le realtà umane e sociali ai margini. Mondi che saranno raccontati dalle opere di artisti geograficamente originari di aree di crisi (la maggioranza dei quali, tuttavia, ha studiato e vive nelle grandi capitali occidentali); faranno carriera? Molti sono già affermati, altri saranno probabilmente lanciati nell’olimpo del mercato dalla Biennale veneziana, come è già avvenuto in passato per grandi star come Jean-Michel Basquiat (Biennale del 1980), Damien Hirst (1993), Olafur Eliasson (1999 e 2003), Cecily Brown (1997), Glenn Brown (1997), eccetera.
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