Il 2026 sarà ancora l’anno dell’oro? E come vivono questo record le famiglie italiane? Nel 2025 il metallo prezioso è stato il protagonista assoluto dei mercati: il suo valore ha superato per la prima volta i 4.500 dollari l’oncia con un rialzo di circa il 60% dall’anno scorso. In un contesto di incertezze geopolitiche, volatilità dei mercati e rendimenti reali compressi, il metallo giallo è tornato al centro dei portafogli delle famiglie. «Molte di loro custodiscono nei cassetti un piccolo patrimonio fatto di gioielli e oggetti preziosi, spesso senza averne piena consapevolezza», spiega Rainer Steger, direttore Generale di Affide, la principale società del credito su pegno, vigilata dalla Banca d’Italia con 39 filiali attive su quasi tutto il territorio nazionale.
Opzione di riscatto
A lui proviamo a chiedere che cosa si muove in questo mercato e come funziona l’oro quando viene utilizzato come garanzia per un prestito con opzione di riscatto. «Nel 2025 sull’oro abbiamo visto convergere più fattori: tassi reali in calo, un dollaro più debole, acquisti consistenti da parte di banche centrali ed Etf fisici, oltre alla domanda che arriva dai Paesi emergenti». I conflitti a Gaza e in Ucraina, l’instabilità dei mercati e il bisogno di assicurarsi un futuro meno incerto hanno fatto scattare la cosiddetta «componente psicologica». «Sì, in risposta alle fasi di incertezza cresce il bisogno di un bene tangibile, percepito come rifugio», spiega Steger. «Questo riguarda anche i risparmiatori italiani, che spesso l’oro lo hanno già in casa, sotto forma di gioielli ereditati o regalati». Secondo i dati di una ricerca commissionata da Affide a BVA Doxa «possediamo in media 7 oggetti di valore tra gioielli e beni preziosi, corrispondenti a circa 64 grammi di oro», ma solo una minoranza ne conosce davvero il valore. Dunque, nei nostri cassetti c’è un tesoretto? «Sì c’è un “tesoretto” spesso dimenticato», sottolinea il numero uno di Affide, a cui chiediamo come è stato il 2025 sul fronte dei prestiti su pegno e quali tendenze ci possiamo aspettare per quest’anno: «Abbiamo superato i 400 milioni di euro di prestiti erogati, con 133.500 nuove polizze e un importo medio per operazione di circa 1.200 euro, con due movimenti paralleli. Da un lato è aumentata la domanda di valutazioni su oro e gioielli». Il perché è presto detto. «Complice anche la forte attenzione mediatica sulla corsa del metallo giallo, molte famiglie hanno voluto capire quanto vale ciò che possiedono per sapere cosa hanno tra le mani e, quando serve, trasformarlo in liquidità per far fronte a spese impreviste o per finanziare progetti di vita». Ma c’è anche maggiore attenzione, ovviamente, «cresce la consapevolezza che questi beni vadano gestiti in modo più professionale e strutturato, tanto che vediamo anche una crescita della domanda di custodia in caveau». Pure il mercato dei preziosi all’asta ha conosciuto una crescita, «anche grazie al trasferimento online delle nostre aste che ci ha consentito di ampliare il bacino d’utenza. Organizziamo quasi un’asta al giorno: sono state 350 nel 2025, con più 50mila preziosi venduti, principalmente anelli, collane e bracciali ma anche orologi dal brand iconico. Le vendite hanno superato i 45 milioni di euro, con un’aggiudicazione media di circa 1.350 euro».
Scambiare e vendere gioielli, in un momento di crisi, non è una fuga ma «un’opportunità sia per chi vende, che trova un mercato ampio e strutturato, sia per i 2.800 clienti che hanno inviato offerte da tutta Italia». Sì, perché guardando alle statistiche di Affide «più di un acquirente su due arriva dal Centro Italia, soprattutto da Roma, il 30% dal Sud, trainato dalla Sicilia, e oltre il 10% dal Nord Ovest. Inoltre, l’online ha reso questo mondo più accessibile anche ai più giovani: un acquirente su cinque ha meno di 40 anni». Insomma, il vecchio gioiello di famiglia piace anche alle nuove generazioni, che «stanno integrando i gioielli e questa modalità d’acquisto nelle proprie scelte per il futuro avvicinandosi sempre di più al mondo del vintage e del pre-loved».
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Per capire quanto impatto avrà il credito su pegno nel 2026 bisognerà verificare l’eventuale aggressività dell’inflazione e la possibile stretta al credito bancario? «Il tema sarà sempre più riuscire ad accedere a forme di liquidità semplici e trasparenti – sottolinea il dg di Affide – In questo contesto il credito su pegno può continuare a svolgere un ruolo molto concreto: è regolato e vigilato dalla Banca d’Italia, si basa sul valore del bene lasciato in garanzia e consente di ottenere subito le somme necessarie senza entrare in un percorso di istruttoria tradizionale e quindi senza garanzie personali». È chiaro che anche nel 2026 l’oro resterà al centro dell’attenzione, «alternando rialzi a fisiologiche fasi di volatilità. La nostra sfida sarà tenere insieme tre esigenze: dare alle famiglie liquidità e le valutazioni migliori, offrire un sistema di vendita all’asta sempre più efficiente e garantire soluzioni di custodia professionale per chi vuole preservare nel tempo i propri beni più preziosi». Ma quante volte i gioielli degli italiani restano ad Affide? Chi pensa tante si sbaglia: «Nel 95% dei casi il prestito si chiude con il riscatto dell’oggetto», conclude Steger.
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