Mentre il dossier Mercosur torna a dividere governi e filiere, Coldiretti e Filiera Italia hanno provato a spostare l’asse del ragionamento: se l’Europa vuole davvero alzare l’asticella su controlli, tracciabilità e reciprocità delle regole, serve una governance doganale più forte. E la nuova European Union Customs Authority (Euca), prevista dalla riforma dell’Unione doganale, ne diventa il perno. Da qui il rilancio: portare la sede a Roma, già candidata dal governo, rivendicando il “primato italiano” sulla sicurezza alimentare e l’esperienza nella gestione del rischio sulle importazioni. La “cornice” evocata da Coldiretti/Filiera Italia è chiara: l’apertura commerciale ha bisogno di controlli credibili e regole simmetriche (residui, sostanze vietate, benessere animale, standard ambientali), altrimenti la concorrenza diventa asimmetrica e la tutela del consumatore si indebolisce.
Frammentazione
La riforma proposta dalla Commissione Ue mira a modernizzare un sistema sotto stress: volumi record di e-commerce, frammentazione delle prassi tra Stati, pressioni su controlli e gettito. Nel cuore del pacchetto c’è un Eu Customs Data Hub – una piattaforma unica europea dei dati doganali – e, a presidiarla, la nuova Euca, pensata come “centro” di supporto alle dogane nazionali su procedure, analisi dei rischi e strumenti comuni. La sede non è un dettaglio simbolico: la Commissione e i colegislatori hanno fissato criteri molto concreti: operatività rapida, accessibilità internazionale, capacità di attrarre personale altamente specializzato, infrastrutture (anche It e sicurezza), servizi per famiglie e scuole, oltre al principio di equilibrio geografico. In questo senso la partita della nuova Autorità doganale Ue vale (anche) più del Mercosur. L’Euca può diventare lo strumento per rendere più omogenea l’analisi dei rischi tra Stati (oggi molto variabile); accelerare l’intercettazione di frodi e non conformità nelle catene logistiche globali (non solo agroalimentare); sostenere una strategia europea sui controlli che non si limiti a proclami, ma si traduca in strumenti e dati condivisi. Ma perché Roma può essere la scelta giusta? La candidatura è stata avanzata il 27 novembre del 2025 indicando una sede nel quartiere dell’Eur (viale della Civiltà Romana) e puntando su un’argomentazione “tecnica”: l’expertise dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (Adm), avanzamento su digitalizzazione, integrazione dati, prevenzione frodi e attuazione del Codice doganale dell’Unione. C’è poi un fattore geopolitico-logistico: Roma (e l’Italia) si propongono come baricentro mediterraneo in una fase in cui le rotte Sud-Nord, l’energia, i flussi commerciali e i confini esterni dell’Ue sono tornati centrali.
Bruxelles
Lo scorso 11 dicembre la candidatura italiana a Roma è stata poi presentata a Bruxelles nella residenza dell’ambasciatore italiano in Belgio. A sostenerla, il ministro dell’Economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti, il ministro dell’agricoltura Francesco Lollobrigida, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, il direttore di Adm, Roberto Alesse, e l’ad di Filiera Italia, Luigi Scordamaglia. «I dazi non sono più un tabù», aveva sottolineato il ministro Giorgetti in quella occasione. Aggiungendo che è evidente che la funzione doganale ha assunto una nuova centralità, imponendo anche all’Unione Europea di adeguare le proprie politiche e strumenti. La stessa introduzione del dazio per i piccoli pacchi extraeuropei significa anche un aumento esponenziale dei carichi di lavoro, una sfida che richiede risposte tecnologiche e istituzionali.
il calendario
Nove candidature
Intanto, le candidature formalmente sul tavolo sono nove: oltre a Roma, Liège (Belgio), Zagabria (Croazia), Lille (Francia), L’Aia (Paesi Bassi), Varsavia (Polonia), Porto (Portogallo), Bucarest (Romania), Málaga (Spagna). Il punto, ora, è il calendario: la scelta della sede è legata al negoziato legislativo sulla riforma doganale e la competizione è già entrata nel vivo, con una decisione attesa nei prossimi mesi secondo diverse ricostruzioni. Se la battaglia Mercosur mette al centro il tema “controlli e reciprocità”, la sede dell’Euca è la traduzione istituzionale di quello slogan.
Ecco perché Coldiretti e Filiera Italia stanno provando a fare di Roma non solo una candidatura, ma un messaggio: se l’Europa vuole un mercato aperto ma sicuro, la dogana deve diventare un’infrastruttura strategica. E Roma può esserne la cabina di regia.
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