Come sempre, sui mercati finanziari tutto può succedere e spesso senza alcun preavviso. Negli ultimi mesi a più riprese si è fatto largo lo spettro di una bolla legata all’intelligenza artificiale, senza sfociare per ora in una correzione prolungata delle Borse. A ben guardare un cambio repentino di rotta c’è stato in alcune sacche di mercato. Il caso più eclatante è quello dei titoli software, protagonisti nelle scorse settimane di uno dei loro cali più ripidi e improvvisi degli ultimi anni, perdendo complessivamente oltre 1 trilione di dollari di valore mentre si intensificano le paure legate ai nuovi lanci di Anthropic – in particolare quelli in grado di automatizzare il lavoro legale, i flussi di lavoro d’ufficio e compiti di conoscenza complessi – potenzialmente in grado di sconvolgere i modelli di business software tradizionali. Nomi di spicco come Microsoft, Oracle, Adobe, Salesforce e IBM negli Stati Uniti, e SAP in Europa, hanno registrato perdite sostanziali, con cali di oltre il 10% in singole sedute.
Le preoccupazioni per la disruption causata dall’IA sono così aumentate bruscamente colpendo al momento solo una fetta di mercato. Ben Snider, strategist azionario di Goldman Sachs, rimarca come i mercati stiano attraversando una rotazione fondamentale, abbandonando rapidamente i titoli di software e riallocando il capitale verso settori ciclici legati all’economia reale e immuni in quanto i loro modelli di business sono meno esposti al rischio di sostituzione dell’automazione. Una netta inversione di tendenza rispetto alla logica dominante fino all’anno scorso. Il capitale si sposta quindi verso titoli value, ciclici e aziende della old economy che offrono asset tangibili, flussi di cassa a breve termine e protezione dal rischio di disruption.
Tra gli esempi storici di settori che hanno pagato a lungo il rischio di disruption tecnologica è quello del settore media a seguito della crescita di Internet nei primi anni 2000, con un tracollo medio del 95% tra il 2002 e il 2009. Proprio ai tempi dello scoppio della bolla dot-com vi fu una selvaggia rotazione settoriale fuori dal tech e verso difensivi, con una marcata sovraperformance della versione ’equalweight’ dell’S&P 500, dove tutti i 500 titoli dell’indice sono equi pesati tralasciando la loro dimensione in termini di valore di mercato e che permette quindi una minore esposizione alle Big Tech. E in questo inizio di 2026 l’S&P equiponderato sta facendo lo stesso, riducendo il divario rispetto alla versione tradizionale, fortemente a trazione tecnologica.
La recente rotazione è di dimensioni ancora ridotte rispetto a quella del 2000, ma può essere un segnale di un top del mercato. Giuseppe Sersale, Strategist di Anthilia Capital Partners Sgr, non ritiene campate in aria le analogie con gli anni ’90 merito e vede il gonfiarsi di una bolla di investimenti sull’IA. «La rotazione settoriale attuale – spiega Sersale – vede ingressi robusti nei settori ciclici come industriali, materiali di base ed energetici, mentre nel 2000 la facevano da padrone utility, healthcare, ben di consumo essenziali e finanziari (ai tempi percepiti come safe, dopo la Grande Crisi Finanziaria non più)». «Il settore energetico e delle materie prime ad esso connesso, asset reali, non solo sono indispensabili per il funzionamento delle tecnologie e in un mondo sempre più turbolento, diventano anche asset rifugio», asserisce Diego Franzin, head of portfolio strategies di Plenisfer SGR.
Porti sicuri
In una fase di incertezza sui mercati, con valutazioni azionarie ancora elevate e un quadro geopolitico altamente fragile, può avere senso rafforzare la componente difensiva dei portafogli. L’Ufficio Studi di Banca Finint ha redatto per Moneta un “portafoglio rifugio”, pensato per attraversare queste fasi privilegiando strumenti liquidi e con elevata qualità creditizia. «La struttura di base è costruita su titoli di Stato in euro a breve scadenza, caratterizzati da una moderata sensibilità ai tassi, un Treasury Usa e un’emissione corporate di un emittente solido come Procter & Gamble (rating AA)», rimarca Luigi Pedone, Research Specialist The Lighthouse Banca Finint. «A questi – prosegue l’esperto – si aggiungono obbligazioni corporate a breve termine per migliorare il rendimento e uno strumento legato a titoli governativi indicizzati all’inflazione, utile a proteggere il portafogli in caso di una accelerazione dei prezzi». Completano il portafoglio una quota in oro, un’esposizione al franco svizzero come valuta safe haven e una componente azionaria focalizzata su società con profilo creditizio elevato e dividendi stabili.
Implosione
A scricchiolare in queste settimane è anche la narrativa che ha circondato il Bitcoin negli ultimi anni, ossia che sia la versione digitale dell’oro. La criptovaluta è implosa nell’arco di quattro mesi da un picco a 126mila dollari a 60mila, il tutto accompagnato da volatilità da Far West nonostante la sponda pro-cripto dell’Amministrazione Trump e la crescente adozione istituzionale attraverso gli Etf. Nel mondo cripto la parola bolla fa posto a “inverno cripto”, sinonimo di mercato ribassista prolungato (l’ultimo durò 18 mesi) con crolli fino a oltre l’80% dai massimi. In coincidenza con queste turbolenze estreme in Italia si è materializzata, dopo diversi anni di tentennamenti, la prima informata di ETP cripto, con BlackRock in prima linea. Per adesso questi strumenti saranno dedicati solo agli investitori qualificati e quindi i retail dovranno continuare ad attingere agli analoghi strumenti presenti da tempo sulle altre Borse europee. Stando all’ultima fotografia scattata da Deloitte negli ultimi due anni in Italia sono più che raddoppiati i detentori di crypto-attività raggiungendo circa 1,4 milioni di soggetti tra persone fisiche e giuridiche, con un portafoglio totale di circa 2 miliardi di euro, ossia 1.400 euro per cliente. Cifre relativamente basse e che coinvolgono soprattutto i più giovani – il 64% ha un’età compresa tra 18 e 39 anni – che vedono Bitcoin & co più come strumento speculativo che come asset su cui investire.
«La volatilità rappresenta uno degli elementi di rischio più evidenti con i crypto-asset che possono registrare variazioni molto rapide e significative», asseriscono Paolo Gianturco, FSI Consulting Leader di Deloitte, e Maria Fazio, Wealth Management & Insurance Regulatory Leader di Deloitte, che pongono l’accento anche sui rischi informatici. «Gli attacchi cyber a carico di exchange e wallet rappresentano una minaccia concreta: in caso di violazioni dei sistemi di sicurezza, i fondi degli investitori possono essere esposti a perdite, con conseguenze potenzialmente rilevanti».
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