Il fisico tedesco Werner Heisenberg affermava che «puoi sapere dove va il mercato, ma non puoi sapere dove andrà una volta che ci è arrivato». E in effetti pochi osservatori avrebbero potuto prevedere un improvviso ritorno all’antico. È un fenomeno strisciante, che alla fine dello scorso anno poteva apparire solo come un momento di riflessione dettato dall’ansia di una congiuntura economica incerta e dall’improvvisa paura verso i listini selvaggi delle gallerie multinazionali. E invece sono state proprio le prime aste di febbraio dedicate agli old masters a confermare che trattasi di un trend reale.
A trionfare, a New York, sono stati i nuovi record dei grandi maestri europei, da Artemisia Gentileschi a Michelangelo, passando per Canaletto e Rembrandt, che in una sola settimana hanno totalizzato oltre 50 milioni di dollari. I migliori affari li ha realizzati Christie’s con il risultato più alto da oltre un decennio per il settore antico, guidato dalla vendita di uno dei primi autoritratti di Artemisia per la cifra record di 5,7 milioni. A seguire, nella stessa asta, Canaletto ha fatto un “botto” quasi pari a quello dello scorso luglio a Londra per un dipinto analogo, vale dire una veduta di Venezia con Il Bucintoro al Molo nel giorno dell’Ascensione: 31,9 milioni di sterline allora, 30,5 milioni di dollari adesso. Ma il maggior effetto lo ha suscitato un piccolo disegno a sanguigna di Michelangelo, lo schizzo di un piede maschile quasi certamente preparatorio per la Cappella Sistina: stima iniziale 2 milioni di dollari, vendita finale… 27,2. L’elenco è continuato da Sotheby’s che ha registrato un record mai raggiunto all’asta per un disegno di Rembrandt, ovvero Young Lion Resting, ultimo della serie dei sei leoni ancora in mani private.
L’analisi di questo ritorno al passato va affrontata in parallelo ad un altro fenomeno degli ultimi due anni, ovvero il crollo del mercato dell’ultra-contemporaneo che ha bruciato milioni di dollari in tutto il mondo con perdite fino del 90 per cento, al pari del flop dell’arte degli Nft. L’immissione sul mercato da parte delle gallerie top di artisti nuovi a prezzi altissimi (quasi tutti giovani pittori figurativi provenienti da “aree geopolitiche di crisi”) si è rivelata una bolla speculativa miseramente deflagrata.
L’incertezza di questi tempi sembra offrire ai collezionisti una nuova opportunità che arriva proprio dal buon momento dell’arte antica: costruire una collezione colta che permette soluzioni impensabili per i giovani con budget ridotti sotto i 10 mila euro. «Stiamo assistendo a un cambiamento del gusto ma anche dell’approccio da parte del collezionismo», spiega Carlo Orsi, gallerista e presidente degli Amici della Pinacoteca di Brera. «Accanto ai collezionisti più tradizionali emerge una generazione più giovane, internazionale e culturalmente curiosa. È un pubblico informato, esigente, che utilizza strumenti digitali, archivi online e banche dati per approfondire e confrontare le opere. Non si limita a seguire le tendenze: cerca qualità, storia documentata, solidità attributiva e affinità culturale. L’arte antica viene percepita non più come passato, ma come bellezza senza tempo».
È evidente che qui il linguaggio diventa più complesso e totalmente diverso rispetto ad acquistare arte come status symbol o come speculazione finanziaria. «Accanto ai grandi collezionisti storici – continua Orsi – si stanno affacciando nuove generazioni che mostrano un rinnovato interesse per la qualità tecnica e la forza narrativa della pittura e della scultura antica. Allo stesso tempo, cresce l’attenzione per il dialogo tra epoche diverse: opere del Seicento o del Settecento convivono sempre più spesso con ambienti contemporanei».
La discriminante è solo la qualità. «Le opere belle con provenienze e bibliografia consolidate mantengono un forte appeal internazionale; è vero che l’offerta si è ristretta (le grandi opere sono spesso custodite in musei o collezioni private), ma proprio questa rarità rende il mercato più raffinato e consapevole».
Il buon momento dell’arte antica risiede anche dall’essere al riparo dai rischi di speculazione. «Pittura e scultura antica sono strutturalmente meno esposte alla finanziarizzazione pura. La rarità delle opere, la ricerca filologica, la complessità delle attribuzioni e le questioni conservative rendono questo segmento meno adatto a logiche di breve periodo. Il collezionista di arte antica tende a muoversi con maggiore consapevolezza culturale e anche l’acquisto non sarà mai un solo investimento».
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