Nel suo intervento al congresso Assiom Forex di Venezia, il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta ha delineato un quadro dell’economia globale segnato da una sorprendente capacità di adattamento, ma attraversato da tensioni profonde e strutturali. Il 2025 si è chiuso con una crescita mondiale del 3,3%, superiore alle attese, nonostante il persistere di conflitti geopolitici e l’inasprimento delle barriere commerciali. A trainare l’espansione è stato soprattutto il nuovo ciclo tecnologico legato all’intelligenza artificiale, che ha stimolato investimenti in data center, infrastrutture energetiche e servizi digitali, con effetti particolarmente evidenti negli Stati Uniti.
Proprio l’economia americana ha mostrato una dinamica vivace, sostenuta dai consumi e dai mercati finanziari. Anche la Cina ha raggiunto l’obiettivo di crescita del 5%, riorientando le proprie esportazioni verso nuovi mercati in risposta ai dazi statunitensi. Il commercio internazionale, lungi dal contrarsi, è aumentato del 4%: più che a una deglobalizzazione si assiste a una riorganizzazione geografica degli scambi. Le importazioni statunitensi dalla Cina sono diminuite sensibilmente, ma sono cresciute quelle da paesi terzi come Messico e Vietnam, segno di una riallocazione delle catene del valore più che di un vero disaccoppiamento.
I dazi hanno comunque avuto costi, in parte trasferiti sui consumatori americani e in parte assorbiti dalle imprese, contribuendo a mantenere l’inflazione statunitense sopra l’obiettivo della Federal Reserve. Nel complesso, la frammentazione commerciale si è accentuata, con la formazione di blocchi geopolitici sempre più definiti. Tuttavia, una rottura netta tra le principali aree economiche appare improbabile e sarebbe estremamente onerosa per tutti, data la profonda interdipendenza delle filiere produttive.
Nell’area dell’euro la crescita resta moderata, intorno all’1,5%, mentre l’inflazione è rientrata sotto controllo, attestandosi all’1,7% e avvicinandosi all’obiettivo del 2% nel medio termine. La Banca centrale europea ha mantenuto invariati i tassi, in un contesto caratterizzato da rischi bilanciati: da un lato possibili pressioni sui prezzi legate all’energia e alle tensioni geopolitiche, dall’altro fattori disinflazionistici come l’apprezzamento dell’euro e il rallentamento della domanda. In questo scenario, la politica monetaria deve restare flessibile e guidata dai dati.
I mercati finanziari hanno vissuto una fase di forte volatilità nella primavera del 2025, innescata dall’annuncio dei dazi americani, con un indebolimento del dollaro e tensioni sui titoli pubblici statunitensi. Successivamente, tuttavia, i corsi azionari hanno recuperato, raggiungendo nuovi massimi, soprattutto nel settore tecnologico. Le valutazioni restano elevate e i premi per il rischio compressi, in un clima di marcata propensione al rischio che convive con un’elevata incertezza globale. Panetta ha richiamato l’attenzione sulle vulnerabilità latenti, in particolare nelle aree meno trasparenti del sistema finanziario, dove eventuali shock potrebbero amplificarsi rapidamente.
Un altro tema centrale è il futuro del sistema monetario internazionale. Il dollaro mantiene una posizione dominante, rappresentando circa il 60 per cento delle riserve ufficiali globali, mentre l’euro costituisce il secondo pilastro. Sebbene si parli di possibile multipolarismo valutario, i cambiamenti nella gerarchia monetaria sono storicamente lenti e dipendono dalla solidità istituzionale e dalla profondità dei mercati finanziari. La crescente digitalizzazione, con la diffusione delle stablecoins, potrebbe rafforzare ulteriormente il ruolo del dollaro, ma solleva interrogativi sulla stabilità finanziaria e sulla sovranità monetaria. In questo contesto si inseriscono i progetti europei di euro digitale e innovazione nei pagamenti.
Per l’Europa, il nodo cruciale è trasformare le proprie risorse – capitale umano, risparmio, mercato interno – in maggiore capacità di azione. Servono progressi concreti nel completamento del mercato unico, nella creazione di un vero mercato dei capitali e nella mobilitazione di risorse comuni, anche attraverso strumenti come un titolo pubblico europeo. Particolare attenzione va riservata all’energia e alla difesa, ambiti in cui la frammentazione nazionale rischia di ridurre efficacia e competitività.
L’Italia, pur in un contesto internazionale complesso, ha registrato nel 2025 una crescita dello 0,7%, sostenuta dalla domanda interna e dagli investimenti. Le imprese appaiono più solide e il sistema bancario rafforzato. Tuttavia, la crescita recente è stata trainata soprattutto dall’occupazione. Con una popolazione in età lavorativa in calo, senza un deciso aumento della produttività lo sviluppo non sarà sostenibile. La sfida è investire in innovazione, competenze e diffusione delle tecnologie digitali.
Il messaggio conclusivo è di realismo e responsabilità: la frammentazione non è inevitabile, ma governare il cambiamento richiede cooperazione, regole condivise e visione di lungo periodo. “Oggi, qui a Venezia, una città che ha fondato la propria grandezza sull’apertura e sugli scambi tra culture e mondi diversi, la storia ci ricorda che l’apertura non è debolezza, ma lungimiranza. Cooperare, rispettare regole comuni, guardare oltre il breve periodo non è un retaggio del passato, ma la condizione per governare il futuro”, ha concluso Panetta.
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