La nuova fiammata dei prezzi di petrolio e gas in scia alla guerra in Iran che sta coinvolgendo l’intera aerea del Golfo si farà sentire a cascata anche sulle tasche degli italiani, con forti rincari su bollette e carburanti.
Con il conflitto armato che va estendendosi in Medio Oriente, ieri il Qatar ha annunciato lo stop della produzione nell’impianto più grande del mondo per la produzione di gas naturale liquefatto, che si ritiene possa essere un target per i missili iraniani. L’effetto sul mercato è stato dirompente: il prezzo del gas europeo alla Borsa di Amsterdam (in sigla TTF) è arrivato a salire del 50% prima di chiudere a +35% a 44,5 euro/MWh e oggi le prime indicazioni lo hanno visto balzare fino a toccare i 59 euro. Al momento la variazione è di un +31% in area 58 euro.
In forte rialzo anche il petrolio. Ieri il brent ha chiuso a +6,5% ma questa mattina ha aperto ancora in rialzo a 81 dollari al barile con un nuovo aumento del 5%. Qui a pesare sono le interruzioni dello Stretto di Hormuz, con il traffico delle petroliere che è stato bloccato riducendo l’offerta globale.
In arrivo stangata sulle bollette
A causa di questi avvenimenti, si prevedono aumenti di 121 euro per la bolletta del gas e di 45 euro per quella dell’energia elettrica, secondo gli analisti di Facile.it. Il calcolo, effettuato considerando le stime di PUN e PSV per i prossimi 12 mesi, porta quindi il conto complessivo a 2.593 euro nell’anno, pari al 7% in più rispetto ai 2.427 euro previsti per il 2026 prima che scoppiasse il conflitto.
Vista la situazione, continuano gli analisti, ora più che mai è importante verificare quali siano le opzioni presenti sul mercato e, ove necessario, valutare l’ipotesi di proteggersi da ulteriori futuri rincari, scegliendo ad esempio una tariffa a prezzo fisso.
Rincari anche su benzina e diesel: superati già 1,7-1,8 euro
A cascata sono previsti rincari anche sui prezzi dei carburanti. Il rialzo delle quotazioni del petrolio sui mercati finanziari si sta trasferendo immediatamente sui listini alla pompa di benzina e gasolio, che registrano aumenti generalizzati, rileva il Codacons sui dati forniti stamattina dal Mimit. Analizzando i prezzi medi regionali, oggi in Italia in modalità self il gasolio costa in media 1,760 euro al litro, 3,7 centesimi in più rispetto al 27 febbraio, prima dell’attacco all’Iran.
La benzina costa invece 1,698 euro/litro, 2,6 centesimi in più rispetto alla settimana scorsa, ma in ben 9 regioni italiane (Basilicata, Calabria, Liguria, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia, Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige) il prezzo medio della verde al self ha già superato la soglia di 1,7 euro al litro.
A Bolzano il prezzo medio del gasolio, sempre in modalità self service, ha già superato quota 1,8 euro/litro, attestandosi oggi a 1,820 euro, mentre sulla rete autostradale il diesel al self costa 1,845 euro/litro, 1,787 euro la benzina.
Aumenti che, sottolinea il Codacons, si stanno registrando nonostante i carburanti venduti oggi sulla rete siano stati realizzati col petrolio acquistato mesi fa a prezzi decisamente più bassi. Rincari che rischiano di avere pesanti ripercussioni sulle tasche degli italiani, aggravando la spesa per i rifornimenti e portando ad incrementi generalizzati dei listini al dettaglio per tutta la merce che viaggia su gomma.
Occhi puntati sullo stretto di Hormuz
Lo Stretto di Hormuz è l’arteria principale per i flussi globali di petrolio e gas naturale liquefatto. Circa un quinto del petrolio e del gas mondiale transita attraverso questo corridoio. “Se l’interruzione è relativamente breve, la storia suggerisce che i picchi di prezzo causati dalle tensioni geopolitiche possono attenuarsi una volta che l’incertezza inizia a diminuire. – commenta oggi Rick de los Reyes, sector portfolio manager di T. Rowe Price – Ma se la produzione o le esportazioni subissero un’interruzione prolungata, ciò equivarrebbe a un vero e proprio shock dell’offerta”.
A livelli sufficientemente elevati, i prezzi dell’energia iniziano ad agire come una tassa sui consumatori e sulle imprese, inasprendo le condizioni finanziarie e influenzando negativamente la domanda. I mercati del gas sono particolarmente esposti, dati i bilanci globali già tesi e la riduzione delle riserve europee dopo la perdita delle forniture russe.
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