A gennaio il numero di occupati cresce, stando alle ultime rilevazioni Istat, sia tra i dipendenti permanenti, pari a 16 milioni e 455 mila, sia tra quelli a tempo determinato, pari a 2 milioni e 449 mila, sia tra gli autonomi che raggiungono quota 5 milioni e 277 mila. Il numero complessivo è in crescita di 70 mila unità rispetto a gennaio 2025, a conferma di una fase di stabilità del mercato del lavoro.
Su base mensile il tasso di occupazione è in crescita al 62,6% e quello di inattività si attesta al 33,9%. Un dato molto significativo riguarda il tasso di disoccupazione (che è calato al 5,1%, raggiungendo i minimi storici) e quello giovanile, che cala al 18,9% con una contrazione di 1,9 punti. È importante questa distinzione tecnica: mentre l’occupazione (chi lavora) sale al 62,6%, la disoccupazione (chi cerca e non trova) scende appunto al 5,1%.
Rispetto a un anno fa, cala drasticamente il numero delle persone in cerca di lavoro di 384 mila unità. Il dato che però cresce in negativo – nel senso che rappresenta un segnale di allarme nonostante il segno più – è il numero di inattivi tra i 15 e i 64 anni, che segna un +2,6%. Questo aumento indica che una fetta della popolazione ha smesso di cercare attivamente un impiego, spostandosi dal gruppo dei disoccupati a quello di chi è fuori dal mercato del lavoro, spesso per scoraggiamento o motivi personali.
Per completare il quadro, si potrebbe osservare come questa crescita sia trainata principalmente dai contratti permanenti, un segnale di maggiore stabilità, anche se rimane aperto il tema del divario territoriale tra Nord e Sud e della partecipazione femminile, che solitamente mostrano ritmi di crescita diversi rispetto ai dati generali.
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