La guerra in Iran sta portando effetti che superano di gran lunga i confini del Paese. Quando gli Stati Uniti hanno deciso di attaccare Teheran, non si pensava che i Pasdaran potessero bloccare lo Stretto di Hormuz. Non perché si tratti di una novità assoluta, è dal 1979 che le Guardie della rivoluzione islamica lo minacciano, ma perché, appunto, fino al 28 febbraio si è trattato solo di una minaccia mai veramente implementata.
Hormuz
Ormai è chiaro: lo Stretto di Hormuz è un simbolo tanto geopolitico quanto commerciale e la sua chiusura ha bloccato una delle principali vie per l’approvvigionamento energetico. Il prezzo dell’energia è volato del 60% e gli effetti iniziano a vedersi in tutto il mondo. Se in Italia la scure si vedrà sulle bollette del 2026, con un rischio di rincari fino a 350 euro, in Asia sono molte le aree che si sono spente.
Il Bangladesh
Un esempio su tutti è quello del Bangladesh, dove il buio non è arrivato solo in alcune fabbriche di tessitura, dove l’orario lavorativo è stato ridotto, ma anche nella culla della società di domani: le università. Il governo del Bangladesh ha infatti ordinato a tutte le università del Paese di anticipare le vacanze per l’Eid al-Fitr, la festa che segna la fine del Ramadan (quest’anno cade il 19 marzo), per risparmiare carburante ed energia, a fronte del grosso aumento dei prezzi causato dalla guerra in Medio Oriente. Sorte simile anche per le scuole dell’obbligo che, per decisione statale, sono rimaste chiuse per tutto il mese del Ramadan e per le quali non c’è ancora una data certa di riapertura.
L’India
Anche l’India si sta trovando in una situazione simile, ma invece che bloccare scuole e università, per ora ancora aperte, lo stop è arrivato sui matrimoni. A inizio marzo, New Delhi si colora di mille sfumature durante l’Holi, la festività che celebra la primavera, la rinascita e la vittoria del bene sul male e che dà inizio alla stagione dei matrimoni. Eppure quest’anno, dopo i festeggiamenti del 4 marzo, molti matrimoni sono stati posticipati a “data da destinarsi” a causa della scalata dei prezzi dell’energia.
La Festa del fuoco
Tornando allo Stretto di Hormuz, ieri sarebbero dovuti iniziare i festeggiamenti del Chaharshanbe Suri, la tradizionale festa del fuoco che precede il Nowruz, il capodanno persiano. Anche in questo caso, con la scusa degli aumenti dei costi energetici, come se l’aria di guerra non fosse già una giustificazione sufficiente, i Pasdaran hanno deciso di vietare i festeggiamenti. La realtà è che, già negli ultimi anni, questa festa è stata più volte oggetto di restrizioni da parte delle autorità, che ne temono il potenziale aggregativo. Ma i blocchi militari e le minacce dei Pasdaran non sono bastati e, in serata, migliaia di persone sono scese nelle piazze a festeggiare la luce, opponendosi apertamente al regime.
Dovrebbe essere chiaro che anche un conflitto che sembra passare dall’energia e dal petrolio, le conseguenze non si misurano solo in barili o rotte commerciali, ma nella vita quotidiana di milioni di persone.
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