Ricorda ancora il sapore del prosciutto cotto imbustato e dei mini wurstel comprati negli autogrill. Per tutto il viaggio dalla Romania a Bari, nell’afa di agosto, avevano dormito in macchina, una Dacia senz’aria condizionata e senza un sacco di altre cose. Eppure, 36 anni dopo, ripensando a quel viaggio si commuove ancora alle lacrime. Perché in quel 1989 Miruna Gheordunescu aveva sette anni, era con sua madre e suo padre, il regime comunista era appena caduto e lei stava per conoscere l’Italia. Ed è da quel lungo tragitto, poetico e scalcagnato, che tutto ha avuto inizio. Solo qualche mese prima, il 24 dicembre, in Romania, si era dovuta sdraiare sotto l’albero di Natale assieme alla mamma e ai nonni per schivare le pallottole della Rivoluzione mentre suo papà era là fuori, tra quelli che cercavano di rovesciare la dittatura di Nicolae Ceausescu. Il “Genio dei Carpazi” cadde. Miruna concluse il liceo in Romania senza mai dimenticare la promessa fatta a se stessa visitando l’Italia e cioè di renderla la sua nuova patria.
Sui banchi di scuola
Solo che sui banchi di scuola conobbe Andrè, quello che oggi è suo marito nonché il padre di sua figlia Carolina. Partire diventò ancora più doloroso ma lo stesso si iscrisse alla Bocconi al primo corso di Economia legato ad Arte, Moda e Comunicazione. C’erano cento borse di studio per studenti stranieri e lei ne ottenne una.

È iniziata così la sua avventura italiana e da allora tutto ciò che ha fatto, tutto ciò su cui Miruna ha scelto di lavorare è stato un inno al Belpaese. Alla fine del percorso universitario, anni durante i quali ha lavorato come modella per garantirsi un’indipendenza economica, viene assunta da un’agenzia di stampa internazionale (di fatto una società di lobbying con sede a Parigi) come assistente delceo. Ma solo tre anni dopo è nominata direttore Italia e inizia a gestire incontri con esponenti politici, capi di Stato e imprenditori. Miruna promuove vari comparti, tra i quali l’agroalimentare. «Sono stati anni entusiasmanti, ho vissuto di adrenalina pura – ricorda – ma ogni settimana ero su un aereo e ormai riuscivo a vedere i miei genitori e il mio fidanzato di rado e per me non funzionava. Ho cercato di capire come ottimizzare l’esperienza e i contatti che avevo per iniziare un business che mi portasse in Romania pur rimanendo a Milano. E nel 2012, con mio marito ho aperto una società, Horeca, che importa eccellenze italiane di food and beverage nel mio Paese. Oggi, in Romania, è uno dei principali player nella distribuzione».
Pazienza
Ma Miruna vuole lavorare nella moda ed è una che non mette fretta ai sogni. Li sistema nel mirino dei suoi occhi cerulei e poi li attende con pazienza, fino alla piena realizzazione. Perché è rispettosa, tenace, costante. Perché la vita monca di vittorie non fa per lei e quindi ha imparato ad aspettare, «preferisco costruire qualcosa di duraturo che cresce lento piuttosto un’infiammata che si spegne poco dopo». Nel novembre 2021, in piena pandemia, fonda Gensami, un brand di maglieria in fibre nobili made in Italy per bambini, adulti e pet.

«Quando sono rimasta incinta mi sono scoperta ancora più emotiva del solito e mi è venuta voglia di identificarmi con qualcosa che sottolineasse quel momento e le sensazioni che stavo vivendo. Ma non solo io, anche i miei genitori, mio marito… Avevo voglia di un brand che non mi desse solo un prodotto ma qualcosa di emozionale. Ed è così che nasce Gensami». Ed è così che Miruna tira un sottile filo giallo che corre solo sul lato sinistro del corpo (quello del cuore) che è diventato la cifra stilistica delle sue creazioni. Adorna la manica della tutina di un neonato, il polso di un maglione della mamma, il bordo della sciarpa di un nonno, ma anche quello della mantella di un’amica… Gente che si ama e si tiene assieme.
Successo internazionale
Oggi il marchio Gensami è distribuito in 16 Paesi da 60 multi brand lusso, tipo La Tenda di Milano, Gente a Roma, Paola M a Brescia, Mancini a Nizza e Cannes, Trotinette a Monte Carlo, Majestic 38 a Parigi, Ilinka a Bucarest… Vende circa 10 mila capi all’anno e per il 2026 si stima un fatturato di 1 milione di euro, la società ha chiuso tre round di investimenti e ha fatto entrare nel capitale come minoranza un family office tedesco e imprenditori e manager italiani e stranieri. «Siamo felici dei risultati fin qui ma bisogna avere ancora pazienza. Attendere mercati più “educati” e consapevoli. In questi anni è stato tutto un po’ viziato dai grandi gruppi che hanno fagocitato ogni cosa e fatto disamorare il consumatore». Ma lei sa attendere e la sua lunga storia d’amore con l’Italia continua.
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